Alla Mondadori la presentazione del libro "Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi" di Serena Marotta
Si terrà alla libreria Mondadori di via Villareale, 25, a Palermo, alle ore 17, mercoledì 20 marzo, la presentazione del libro “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi” della giornalista palermitana Serena Marotta. Modererà l’incontro il giornalista Piero Cascio. Interverranno insieme all'autrice, gli editori Fabio Gagliano e Liborio Martorana.
Sono passati 25 anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Serena Marotta ha ricostruito la loro storia in un libro inchiesta, edito da Informazione libera, pubblicato il 9 marzo 2018. Era il 20 marzo 1994 quando l’inviata del Tg3 e il suo operatore sono stati uccisi in un agguato a Mogadiscio, in Somalia. Venticinque anni senza conoscere la verità, tra depistaggi, false dichiarazioni, ritrattazioni.
Ci sono stati tre processi e una Commissione parlamentare d’inchiesta per tentare di dare un volto e un nome a chi ha voluto questo duplice omicidio. Due tesi opposte si sono fronteggiate in questi anni: quella della sparatoria conseguente a un maldestro tentativo di rapina, nel quale emerge la figura del capro espiatorio Hashi (il somalo arrestato e poi liberato dopo anni di carcere) contro quella, ben più consistente, di un attentato premeditato per bloccare le inchieste che Ilaria stava conducendo in terra somala su un coacervo di traffici illeciti di armi e rifiuti, scomode anche per l’Italia.
Sono passati 25 anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Serena Marotta ha ricostruito la loro storia in un libro inchiesta, edito da Informazione libera, pubblicato il 9 marzo 2018. Era il 20 marzo 1994 quando l’inviata del Tg3 e il suo operatore sono stati uccisi in un agguato a Mogadiscio, in Somalia. Venticinque anni senza conoscere la verità, tra depistaggi, false dichiarazioni, ritrattazioni.
Ci sono stati tre processi e una Commissione parlamentare d’inchiesta per tentare di dare un volto e un nome a chi ha voluto questo duplice omicidio. Due tesi opposte si sono fronteggiate in questi anni: quella della sparatoria conseguente a un maldestro tentativo di rapina, nel quale emerge la figura del capro espiatorio Hashi (il somalo arrestato e poi liberato dopo anni di carcere) contro quella, ben più consistente, di un attentato premeditato per bloccare le inchieste che Ilaria stava conducendo in terra somala su un coacervo di traffici illeciti di armi e rifiuti, scomode anche per l’Italia.














