Alla scoperta della Chiesa di Sant'Orsola dei Negri, dove Serpotta si sbizzarrì ispirandosi al tema della morte
Un particolare della Chiesa di Sant'Orsola dei Negri a Palermo
Terrazze, campanili, chiese sconosciute, palazzi privati, giardini, ex fabbriche, manifatture artigiane: sono 130 quest’anno i luoghi che il Festival "Le Vie dei Tesori" apre nei cinque weekend compresi tra il 5 ottobre e il 4 novembre a Palermo, la città Capitale della Cultura 2018 dove la manifestazione è nata nel 2006 e dove è giunta alla sua dodicesima edizione.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
È un gioiello che trabocca di stucchi di Giacomo Serpotta. Solo che qui, nella chiesa di Sant’Orsola dei Negri (dal nero della veste dei confrati), il “maestro del bianco” non scolpì putti gioiosi, ma si espresse magnificamente in un repertorio legato alla morte. La pietosa sepoltura dei defunti del quartiere e l’ufficio delle messe in suffragio erano, infatti, le occupazioni della compagnia di Sant’Orsola che edificò la chiesa nel 1662.
Proprio la questua per fare celebrare le messe scatenò una lunga diatriba con i “Miseremini” di San Matteo, conclusasi con la sentenza che ne concesse a entrambi la facoltà, ma in tempi diversi. All’interno,si possono ammirare preziose opere di Pietro Novelli, di Gaspare Serenario e dello Zoppo di Gangi.
La visita ha una durata di 20 minuti e non accessibile ai disabili.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
È un gioiello che trabocca di stucchi di Giacomo Serpotta. Solo che qui, nella chiesa di Sant’Orsola dei Negri (dal nero della veste dei confrati), il “maestro del bianco” non scolpì putti gioiosi, ma si espresse magnificamente in un repertorio legato alla morte. La pietosa sepoltura dei defunti del quartiere e l’ufficio delle messe in suffragio erano, infatti, le occupazioni della compagnia di Sant’Orsola che edificò la chiesa nel 1662.
Proprio la questua per fare celebrare le messe scatenò una lunga diatriba con i “Miseremini” di San Matteo, conclusasi con la sentenza che ne concesse a entrambi la facoltà, ma in tempi diversi. All’interno,si possono ammirare preziose opere di Pietro Novelli, di Gaspare Serenario e dello Zoppo di Gangi.
La visita ha una durata di 20 minuti e non accessibile ai disabili.
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