Chiesa perduta dedicata alla Santa Patrona: la mostra a Palazzo Abatellis a Palermo
L'antica chiesa di Santa Rosalia allo Stazzone
Nell'ambito delle celebrazioni per Festino di Santa Rosalia, la Galleria di Palazzo Abatellis, con la collaborazione del professore Marco Rosario Nobile e il Dipartimento di Storia dell'Architettura dell'Università di Palermo, presenta un approfondimento relativo alla perduta chiesa dedicata alla Santa Patrona.
L'edificio, demolito nel 1925 per il taglio della via Roma, era ubicato nel quartiere dello Stazzone, toponimo dialettale indicante un luogo di lavorazione dell'argilla, nei pressi dell'attuale Via Torino.
Tale iniziativa, si inserisce nell'ambito della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale museale e cittadino, quale significativo contributo utile a preservarne e trasmettere la memoria e la conoscenza.
Chiesa e monastero trassero origine da una delle primissime istituzioni dedicate a Rosalia, nell'ambito della fervente fede che rinnovò la committenza artistica cittadina, ovvero il Conservatorio per refugio delle povere e vergini fondato già nel 1625, anno della proclamazione della nuova Patrona.
Pochi anni dopo esso fu trasformato in monastero sotto la regola benedettina e fu iniziata la costruzione della chiesa, poi del tutto rinnovata nei primi anni del XVIII secolo e riccamente decorata.
È a questa fase che si riferiscono le testimonianze presentate, a partire dal prezioso disegno di Giacomo Amato per la facciata esposto per la prima volta al pubblico, databile al 1705, in cui l'architetto conferma il linguaggio classicista appreso durante la formazione romana; esso, insieme alle chiese di Santa Teresa alle Kalsa e Santa Maria della Pietà concepite circa un quindicennio prima, completa la trilogia di grandi prospetti chiesastici rielaborandone alcune fortunate soluzioni.
In mostra anche un corredo di apparati e immagini d'epoca che consente di ricostruire l'aspetto del monumento perduto.
La mostra, aperta al pubblico dal 31 luglio al 7 settembre, è compresa nel biglietto di ingresso della Galleria.
L'edificio, demolito nel 1925 per il taglio della via Roma, era ubicato nel quartiere dello Stazzone, toponimo dialettale indicante un luogo di lavorazione dell'argilla, nei pressi dell'attuale Via Torino.
Tale iniziativa, si inserisce nell'ambito della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale museale e cittadino, quale significativo contributo utile a preservarne e trasmettere la memoria e la conoscenza.
Chiesa e monastero trassero origine da una delle primissime istituzioni dedicate a Rosalia, nell'ambito della fervente fede che rinnovò la committenza artistica cittadina, ovvero il Conservatorio per refugio delle povere e vergini fondato già nel 1625, anno della proclamazione della nuova Patrona.
Pochi anni dopo esso fu trasformato in monastero sotto la regola benedettina e fu iniziata la costruzione della chiesa, poi del tutto rinnovata nei primi anni del XVIII secolo e riccamente decorata.
È a questa fase che si riferiscono le testimonianze presentate, a partire dal prezioso disegno di Giacomo Amato per la facciata esposto per la prima volta al pubblico, databile al 1705, in cui l'architetto conferma il linguaggio classicista appreso durante la formazione romana; esso, insieme alle chiese di Santa Teresa alle Kalsa e Santa Maria della Pietà concepite circa un quindicennio prima, completa la trilogia di grandi prospetti chiesastici rielaborandone alcune fortunate soluzioni.
In mostra anche un corredo di apparati e immagini d'epoca che consente di ricostruire l'aspetto del monumento perduto.
La mostra, aperta al pubblico dal 31 luglio al 7 settembre, è compresa nel biglietto di ingresso della Galleria.
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