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Da Shakespeare a Vivaldi, a Gratteri torna il "Festival della musica antica": il programma

Balarm
La redazione

Debora Troìa, Paolo Rigano, Silvio Natoli, Cinzia Guarino e Giuseppe Valguarnera protagonisti dello spettacolo "Canto perché l’amor non passa"

Il XIV Festival di Musica di Gratteri, organizzato dall’associazione MusicaMente con il Contributo del Comune di Gratteri, è tra i pochi Festival in Sicilia a confermare l’edizione 2020.

La realizzazione degli spettacoli all’aperto e la scelta di coinvolgere artisti residenti in Sicilia ha agevolato inoltre le misure sanitarie anti-Covid previste dalla normativa sullo spettacolo dal vivo.

La scelta culturale che sta alla base dell'iniziativa diretta da Paolo Rigano è quella di coniugare musica di qualità e promozione del territorio, attraverso un percorso che offre l'opportunità di ascoltare ed apprezzare alcune tra le più belle partitura di musica antica e di conoscere e riscoprire luoghi storici e suggestivi del Parco delle Madonie, dove sorgono importanti e bellissimi esempi di monumenti storici.

Consolidatosi nel corso degli anni, il Festival appartiene ormai al patrimonio culturale della città di Gratteri e della Sicilia: un successo determinato dalla qualità dei concerti, dalla significativa affluenza di pubblico e di allievi dello stage provenienti da tutta Europa.



Si inizia venerdì 21 Agosto alle 21.00 in piazza Monumento con lo spettacolo "Shakespeare in love, Amore e Musica nella Cultura dell’Età Elisabettiana", con i testi di William Shakespeare. 

Sul palco Irene Timpanaro come voce recitante, il soprano Picci Ferrari, Basilio Timpanaro al clavicembalo, propongono un suggestivo percorso in cui passi tratti da alcune delle più note opere drammaturgiche e dai Sonetti di Shakespeare, musiche strumentali e brani vocali di autori a lui contemporanei si alternano, si completano e commentano a vicenda, strettamente integrati quanto a tematica e affetto. 

Un ideale viaggio emotivo all’interno della vicenda e della psicologia amorosa, tematica privilegiata nelle opere del Poeta e, più in generale, nella cultura elisabettiana, di cui la musica costituisce una fondamentale espressione. Musica e amore sono infatti profondamente congiunti nell’universo poetico di Shakespeare.

Oltre ai tanti richiami alla musica e alla sua potenza di suggestione amorosa, innumerevoli sono le canzoni presenti o citate nelle sue opere e cantate dai protagonisti delle stesse; esse esprimono, con capacità di introspezione psicologica e spesso attraverso immagini metaforiche, tutte le diverse emozioni e gli stati d’animo legati alle vicende amorose e alle situazioni drammatiche.

Shakespeare cita spesso anche la musica strumentale e sicuramente anche questa faceva parte dell’azione drammatica.  I due maggiori compositori che qui affiancano il Poeta sono John Dowland e William Byrd, ovvero il più celebre compositore di songs e il più grande compositore per tastiera dell’epoca elisabettiana.

Accanto ai brani di questi due giganti della musica inglese verranno eseguite composizioni vocali di Thomas Morley, Thomas Campian e Robert Johnson, il cui rapporto con Shakespeare non fu soltanto di perfetta contemporaneità (Johnson addirittura fu musicista nella sua compagnia teatrale): numerosi e stretti sono, peraltro, i legami culturali e i riferimenti diretti tra i testi del Poeta e le composizioni di questi musicisti; le stesse canzoni citate nelle opere di Shakespeare, tratte spesso dal repertorio popolare, furono proprio da essi musicate.

Sabato 29 agosto sempre alle 21.00 "Arianna Art Ensemble" presenta il "Tribute to Vivaldi". La serata è interamente dedicata ad una forma particolare del settecento musicale: il concerto per strumento solista e orchestra; in programma concerti solistici del più prolifico compositore del barocco italiano, un repertorio brillante e virtuosistico centrato su diversi solisti, che mette in campo, tra l’altro, la viola d’amore, uno strumento della famiglia dei violini, molto particolare e raramente ascoltato nelle sale da concerto, le cui sei corde sono completate da altre sei corde di risonanza, che vibrano solo per simpatia e sono  disposte su un piano inferiore.

Verranno eseguiti il concerto per flautino (RV 444), viola d’amore (RV 397) e fagotto (RV 498), la sinfonia RV 116 e la Sinfonia RV 725. Sul palco i solisti: Alessandro Nasello, flautino e fagotto, Giorgio Chinnici, viola d’amore, e i violinisti Federico Brigantino, Sara Bagnati, Andrea Lizzarraga, la clavicembalista Cinzia Guarino, il liutista Paolo Rigano, il violoncellista Riccardo Palumbo e il contrabbassista Marco Lo Cicero.

Infine domenica 30 agosto alle 21.00 sempre a Piazza Monumento, il gran finale con lo spettacolo "Canto perché l’amor non passa". Protagonisti Debora Troìa (voce), Paolo Rigano (chitarra barocca), Silvio Natoli (tiorba, colascione) Cinzia Guarino (clavicembalo) e Giuseppe Valguarnera (percussioni).

Lo spettacolo attraverso la musica e la recitazione mira a ricreare l'atmosfera Sei-Settecentesca del sud Italia durante la dominazione spagnola. Lo spettacolo è frutto di una ricerca storica di Paolo Rigano sulle musiche italiane e spagnole del periodo, che vengono eseguite con gli affascinanti strumenti dell'epoca e la corretta tecnica esecutiva.

Il testo recitato è tratto dal racconto "Canto perchè l’amor non passa" di Gianfranco Perriera. Con l’ingresso a Napoli delle truppe di Ferdinando il Cattolico, nel Maggio del 1503, il Regno delle due Sicilie era passato alla corona d’Aragona ed iniziava un’amministrazione spagnola che sarebbe durata duecento anni.

Il consolidarsi della dominazione in molte parti della nostra penisola ed il conseguente stabilirsi di viceré e governatori, di luogotenenti principeschi con tutto il loro seguito importato dal paese natio, generò uno scambio culturale e un flusso di artisti e musica tra l’Italia meridionale e la Spagna; queste due culture non solo erano accomunate dalla matrice cattolica, ma rappresentavano da secoli un baluardo stesso della cristianità; inoltre la dominazione iberica aveva lasciato profondi segni linguistici,culturali e stilistici.

In molti casi, come nel caso del repertorio di danze e musiche popolari si verificò una ardita e affascinante operazione culturale che vide il fondersi degli elementi musicali della tradizione spagnola con suoni e colori delle culture popolari dell’Italia meridionale.

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