La regina maledetta di Rossini seduce Palermo: "Semiramide" al Teatro Massimo
"Semiramide" al Teatro Massimo
Dopo un’assenza lunga un secolo e mezzo, mercoledì 11 marzo alle ore 20.00, il sipario del Teatro Massimo si alza su "Semiramide", di Gioachino Rossini, melodramma tragico in due atti, su libretto di Gaetano Rossi tratto dalla "Sémiramis" di Voltaire.
L'opera, scritta nel 1823 per La Fenice di Venezia e mai eseguita prima d’ora sul palco del Teatro Massimo, torna a Palermo dopo l'ultima rappresentazione avvenuta al Politeama Garibaldi nel 1878.
Un capolavoro nato in un momento di grazia privata e professionale del compositore che la portò a compimento poco prima del suo definitivo trasferimento a Parigi e subito dopo il matrimonio con la sua musa, la primadonna Isabella Colbran.
L’allestimento, proveniente dall’Opéra de Rouen-Normandie, porta la firma del regista francese Pierre-Emmanuel Rousseau (regia, scene e costumi) che traspone la vicenda della regina assiro-babilonese in una New York contemporanea, cupa e decadente.
Ispirandosi alla visione biblica di Babilonia come metropoli del vizio e dell'immoralità, Rousseau trasforma la corte antica in un’arena di potere oppressiva, dove tra pareti di marmo nero e luci al neon si consumano rituali di violenza sanguinaria.
Collaborano alla messinscena il light designer Gilles Gentner che scolpisce lo spazio con un chiaroscuro drammatico, Achille Jourdain (assistente alla regia) e Carlo D’Abramo (azioni mimiche).
Alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Massimo (preparato dal Maestro Salvatore Punturo) è il direttore d’orchestra americano Christopher Franklin, profondo conoscitore del repertorio rossiniano, direttore principale dell'Opera di Minneapolis.
Il cast conta su grandi interpreti, a partire da Vasilisa Berzhanskaya nel ruolo del titolo (in alternanza con Maria Grazia Schiavo), che affronta la parte scritta da Rossini per l’amata Isabella Colbran. Accanto a lei, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù veste i panni di Arsace, uno dei più importanti ruoli rossiniani en travesti, figura amletica e pura che si muove in un mondo dominato dalla corruzione (in alternanza con Ginger Costa-Jackson).
Completano il cast Mirco Palazzi e Nahuel Di Pierro nei panni dello spietato e ambizioso principe Assur, amante di Semiramide, mentre Maxim Mironov e Antonino Siragusa si alternano nelle repliche per il ruolo di Idreno, insieme a Francesca Cucuzza (Azema), Adriano Gramigni (Oroe / L’ombra di Nino) e Samuele Di Leo (Mitrane).
La vicenda, dalle forti assonanze shakespeariane è ambientata nei meandri di una Babilonia/New York decadente e corrotta e ruota attorno alla figura della regina Semiramide, che quindici anni prima, con l’aiuto dell’amante Assur, ha avvelenato il marito, il Re Nino.
Mentre l’ombra del sovrano ucciso reclama vendetta e il trono attende un erede, la regina s’innamora del giovane e valoroso guerriero Arsace, ignorando che dietro la sua identità si celi in realtà il figlio Ninia, creduto morto, legittimo successore al trono.
Semiramide, regina e madre, si scopre carnefice e vittima allo stesso tempo: donna ferita in bilico tra il trono e l’abisso, prigioniera del desiderio sensuale e del potere che la porta prima a uccidere il marito e legarsi ad Assur, poi a cercare di sedurre inconsapevolmente il figlio perduto.
La catarsi finale si compie nell'oscurità del mausoleo di Nino: in un tragico errore indotto dal destino, Arsace trafigge a morte la madre credendo di colpire il rivale Assur. Con la morte della regina sale al trono un erede che è al contempo il giustiziere di sua madre.
L'opera, scritta nel 1823 per La Fenice di Venezia e mai eseguita prima d’ora sul palco del Teatro Massimo, torna a Palermo dopo l'ultima rappresentazione avvenuta al Politeama Garibaldi nel 1878.
Un capolavoro nato in un momento di grazia privata e professionale del compositore che la portò a compimento poco prima del suo definitivo trasferimento a Parigi e subito dopo il matrimonio con la sua musa, la primadonna Isabella Colbran.
L’allestimento, proveniente dall’Opéra de Rouen-Normandie, porta la firma del regista francese Pierre-Emmanuel Rousseau (regia, scene e costumi) che traspone la vicenda della regina assiro-babilonese in una New York contemporanea, cupa e decadente.
Ispirandosi alla visione biblica di Babilonia come metropoli del vizio e dell'immoralità, Rousseau trasforma la corte antica in un’arena di potere oppressiva, dove tra pareti di marmo nero e luci al neon si consumano rituali di violenza sanguinaria.
Collaborano alla messinscena il light designer Gilles Gentner che scolpisce lo spazio con un chiaroscuro drammatico, Achille Jourdain (assistente alla regia) e Carlo D’Abramo (azioni mimiche).
Alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Massimo (preparato dal Maestro Salvatore Punturo) è il direttore d’orchestra americano Christopher Franklin, profondo conoscitore del repertorio rossiniano, direttore principale dell'Opera di Minneapolis.
Il cast conta su grandi interpreti, a partire da Vasilisa Berzhanskaya nel ruolo del titolo (in alternanza con Maria Grazia Schiavo), che affronta la parte scritta da Rossini per l’amata Isabella Colbran. Accanto a lei, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù veste i panni di Arsace, uno dei più importanti ruoli rossiniani en travesti, figura amletica e pura che si muove in un mondo dominato dalla corruzione (in alternanza con Ginger Costa-Jackson).
Completano il cast Mirco Palazzi e Nahuel Di Pierro nei panni dello spietato e ambizioso principe Assur, amante di Semiramide, mentre Maxim Mironov e Antonino Siragusa si alternano nelle repliche per il ruolo di Idreno, insieme a Francesca Cucuzza (Azema), Adriano Gramigni (Oroe / L’ombra di Nino) e Samuele Di Leo (Mitrane).
La vicenda, dalle forti assonanze shakespeariane è ambientata nei meandri di una Babilonia/New York decadente e corrotta e ruota attorno alla figura della regina Semiramide, che quindici anni prima, con l’aiuto dell’amante Assur, ha avvelenato il marito, il Re Nino.
Mentre l’ombra del sovrano ucciso reclama vendetta e il trono attende un erede, la regina s’innamora del giovane e valoroso guerriero Arsace, ignorando che dietro la sua identità si celi in realtà il figlio Ninia, creduto morto, legittimo successore al trono.
Semiramide, regina e madre, si scopre carnefice e vittima allo stesso tempo: donna ferita in bilico tra il trono e l’abisso, prigioniera del desiderio sensuale e del potere che la porta prima a uccidere il marito e legarsi ad Assur, poi a cercare di sedurre inconsapevolmente il figlio perduto.
La catarsi finale si compie nell'oscurità del mausoleo di Nino: in un tragico errore indotto dal destino, Arsace trafigge a morte la madre credendo di colpire il rivale Assur. Con la morte della regina sale al trono un erede che è al contempo il giustiziere di sua madre.
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