"Discontinuo", tre stanze accolgono le installazioni site specific di tre artisti nel messinese
Il putto e la pece di Alessio Barchitta
La mostra "Discontinuo", organizzato dal Collettivo Flock e curata da Apparte Home Gallery, presenta le installazioni site specific degli artisti Cecilia Mentasti, Alessio Barchitta e Marta Scanu nei loro atelier dove sono nate come opere aperte, traduzioni di idee sedimentate, sviluppate durante la residenza e sempre in evoluzione.
Due forme fuoriescono dalle pareti - o vi si aggrappano - sospese come due enigmi cui non si può accedere ricorrendo a una visione frontale: sono le opere di Cecilia Mentasti, artista che onora il suo ruolo di voce trasversale alla storia e s’interroga su cosa sia la pittura attraverso una ricerca tecnica ed estetica personalissima che restituisce alla tela. Ribaltando la relazione dell’opera col supporto, l’artista lavora le sue tele in negativo ponendole capovolte su un telaio asimmetrico protese verso la terra.
Nella stanza di Alessio Barchitta il putto e la pece, agglomerata in un fossile, posti su un basamento rettangolare, sono spunti di riflessione che guidano il visitatore nella lettura dell’opera ispirata al dualismo durevolezza e precarietà che si traduce in una tragica visione monumentale. Entrare nella sua stanza può significare: fare un viaggio nel tempo attraverso le sensazioni che si ricorda di aver provato in un luogo di culto che si è materializzato hic et nunc in una forma straniante.
La stanza di Marta Scanu è un luogo, fuori dai connotati reali di tempo e spazio: gocce di budello animale sono appese a una monumentale struttura al centro della stanza che, come un segno grafico, rimanda all’immagine scheletrica di un oggetto familiare. La violenza, come atto praticato quotidianamente e tacitamente sottomesso al primato del benessere, è la questione che viene indagata attraverso questa opera.
Due forme fuoriescono dalle pareti - o vi si aggrappano - sospese come due enigmi cui non si può accedere ricorrendo a una visione frontale: sono le opere di Cecilia Mentasti, artista che onora il suo ruolo di voce trasversale alla storia e s’interroga su cosa sia la pittura attraverso una ricerca tecnica ed estetica personalissima che restituisce alla tela. Ribaltando la relazione dell’opera col supporto, l’artista lavora le sue tele in negativo ponendole capovolte su un telaio asimmetrico protese verso la terra.
Nella stanza di Alessio Barchitta il putto e la pece, agglomerata in un fossile, posti su un basamento rettangolare, sono spunti di riflessione che guidano il visitatore nella lettura dell’opera ispirata al dualismo durevolezza e precarietà che si traduce in una tragica visione monumentale. Entrare nella sua stanza può significare: fare un viaggio nel tempo attraverso le sensazioni che si ricorda di aver provato in un luogo di culto che si è materializzato hic et nunc in una forma straniante.
La stanza di Marta Scanu è un luogo, fuori dai connotati reali di tempo e spazio: gocce di budello animale sono appese a una monumentale struttura al centro della stanza che, come un segno grafico, rimanda all’immagine scheletrica di un oggetto familiare. La violenza, come atto praticato quotidianamente e tacitamente sottomesso al primato del benessere, è la questione che viene indagata attraverso questa opera.
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