"Hortus (in) Conclusus": la collettiva per il Museo d’Arte Contemporanea di Alcamo
Pierre Dupont presenta "Hortus (in)conclusus", mostra collettiva ideata per il Museo d’Arte Contemporanea di Alcamo, invitando gli artisti a riflettere attorno all’idea di crescita, considerando ogni lavoro come un microcosmo mutevole.
Il Museo è ospitato all’interno del seicentesco Collegio dei Gesuiti, affascinante architettura non conclusa: il progetto originario prevedeva la costruzione di quattro ali che avrebbero generato al loro interno un hortus conclusus, o giardino cinto. Partendo da questo luogo mai realizzato, ma immaginato, il progetto punta a trasformare il museo stesso in un "giardino", inteso come luogo di cambiamento, di aggregazione e di incroci.
Gli artisti sono: Francesco Cardarelli, Francesca Ferreri, Cristiano Menchini, Anto, Milotta/Zlatolin Donchev, Carmelo Nicotra, Leonardo Petrucci, Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, Nuvola Ravera, Giulio Saverio Rossi, Francesco Simeti, Elisa Strinna.
Riprendendo il concetto di friches - termine con cui Gilles Clement definisce l’incolto che cresce ai margini delle strade - la mostra si estende ad altri luoghi della città di Alcamo. Concepiti come momenti di apertura del museo-giardino verso l’esterno, questi interventi generano ulteriori occasioni di incontro tra ricerca artistica e pubblico.
Il Museo è ospitato all’interno del seicentesco Collegio dei Gesuiti, affascinante architettura non conclusa: il progetto originario prevedeva la costruzione di quattro ali che avrebbero generato al loro interno un hortus conclusus, o giardino cinto. Partendo da questo luogo mai realizzato, ma immaginato, il progetto punta a trasformare il museo stesso in un "giardino", inteso come luogo di cambiamento, di aggregazione e di incroci.
Gli artisti sono: Francesco Cardarelli, Francesca Ferreri, Cristiano Menchini, Anto, Milotta/Zlatolin Donchev, Carmelo Nicotra, Leonardo Petrucci, Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, Nuvola Ravera, Giulio Saverio Rossi, Francesco Simeti, Elisa Strinna.
Riprendendo il concetto di friches - termine con cui Gilles Clement definisce l’incolto che cresce ai margini delle strade - la mostra si estende ad altri luoghi della città di Alcamo. Concepiti come momenti di apertura del museo-giardino verso l’esterno, questi interventi generano ulteriori occasioni di incontro tra ricerca artistica e pubblico.
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