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Il genio di Beethoven risuona a Palermo: Umberto Clerici dirige la "Missa Solemnis"

  • Teatro Massimo - Palermo
  • 8 gennaio 2026 (evento concluso)
  • 20.30
  • da 10 a 35 euro
  • Biglietti acquistabili online sul sito del teatro o al botteghino (in piazza Giuseppe Verdi, (aperta tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 15.30 tel. 091 6053580) o chiamando il Call Center al numero 091 8486000 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00, per acquistare anche telefonicamente)
Balarm
La redazione

Il maestro Umberto Clerici (foto di Franco Lannino)

Un nuovo appuntamento sinfonico al Teatro Massimo di Palermo, giovedì 8 gennaio alle 20.30 in Sala Grande, vede l’esecuzione di una delle massime espressioni del genio di Ludwig van Beethoven: la "Missa solemnis" op. 123 per soli, coro e orchestra.

L’imponente partitura è affidata alla bacchetta di Umberto Clerici, direttore di solida fama internazionale e direttore principale della Queensland Symphony Orchestra, alla guida di un cast vocale di rilievo internazionale: il soprano australiano Eleanor Lyons (specialista del repertorio beethoveniano), il mezzosoprano Sofia Koberidze, il tenore Matteo Mezzaro e il basso Luca Tittoto.

Il Coro del Teatro Massimo è guidato dal Maestro Salvatore Punturo.

Composta tra il 1819 e il 1823, la Missa Solemnis è uno dei più grandi capolavori della musica sacra del periodo classico e un grandioso affresco dell'animo umano, in costante tensione tra il dubbio, la fede e la speranza di pace. Fu concepita per l’insediamento dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo a Vescovo di Olmütz.

Tuttavia, la vastità del lavoro portò Beethoven ben oltre l’occasione liturgica, trasformando la composizione in un testamento spirituale universale. In essa il compositore racchiude l’intera storia del genere sacro – dalle suggestioni del gregoriano alla grande polifonia – reinterpretandola con un linguaggio visionario e profondamente umano, tipico della sua ultima stagione creativa.

Una particolarità distintiva di questo capolavoro è la rinuncia a ogni forma di protagonismo solistico: non vi sono arie o duetti isolati, ma gli interventi dei quattro solisti sono costantemente intrecciati in una complessa trama polifonica che si fonde con le parti del coro.

Dalla solennità del Kyrie alla vibrante supplica di pace del finale (Dona nobis pacem), l’opera si configura come un dialogo diretto tra l’uomo e la divinità, suggellato dalla celebre dedica autografa: «Von Herzen möge es wieder zu Herzen gehen!» (Dal cuore possa di nuovo andare al cuore).
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