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"Il mio corpo fiorisce da ogni vena": l'alchimia dei corpi nella danza e nella musica al Teatro Mediterraneo Occupato

Un’azione-studio sul corpo, il cui sviluppo ripercorre la forma mandalica, liberamente ispirato al Libro Rosso di Jung, ma anche un viaggio onirico, un cammino interiore alla scoperta del sé più profondo. C’è tutto questo ne “Il mio corpo fiorisce da ogni vena”, spettacolo di danza e musica, diretto, realizzato e interpretato da Mara Rubino e Benedetto Basile, che andrà in scena, come anteprima, sabato 6 aprile alle 21 al Tmo Teatro Mediterraneo Occupato a Palermo. Musiche originali di Benedetto Basile, costumi di Ricchezza Falcone, luci a cura di Claudia Borgia.

Si tratta di un’azione performativa site specific, che indaga il corpo come forma in cui l’Io si manifesta, una forma non scelta consapevolmente, nel quale l’Io stesso si trasforma continuamente. Corpo, attraverso il quale l’io conosce, percepisce, si definisce: uno slancio verso la liberta dell’essere la propria coscienza.

Attraverso l’osservazione di se stessi, si scoprono mondi di opposizioni espresse nel conflitto danzato delle parti del corpo che subisce una disgregazione della forma, che nel processo di trasformazione alchemica, riportata anche da Jung, corrisponde al primo stadio dell’evoluzione, la cosiddetta Nigredo.
Questa crisi, la perdita di ogni riferimento, dà luogo alla morte di tutto ciò che era e il corpo si trasforma, si purifica, attraverso un flusso di visioni e suoni che corrisponde nella visione alchemica alla fase dell’Albedo.

Il corpo si esprime attraverso l’immaginazione attiva nel movimento danzato, un dialogo continuo con la musica che intesse nuovi propositi, suggerisce, come la figura di un mago, strumenti nuovi per indagare e divenire in sé: ”Siamo fatti della stessa materia delle stelle”. Il corpo abitato e manifesto dialoga, quindi, con i luoghi in cui viene accolto, indaga lo spazio, lo attraversa e si fa attraversare, diventa trasparente a sua volta, rivela, nel movimento, la memoria del luogo, si carica di nuove suggestioni, entra in risonanza con le superfici e i suoni che lo abitano.

La motivazione all’agire, la poetica, il racconto, si trasformano, creando una relazione consapevolmente evocativa, che ogni volta condiziona il divenire della partitura, dando origine a nuovi confini, nuove drammaturgie, nuovi flussi emozionali, reinventando l’architettura e la natura: il corpo, quindi, si ricompone, ritorna verso il centro come nella fase della Rubedo. Qui il corpo fiorisce, s’interseca, diviene spazio e suono.

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