"Il rispetto di una puttana" in scena allo Spazio Franco dei Cantieri Culturali alla Zisa
In scena allo Spazio Franco dei Cantieri Culturali alla Zisa "Il rispetto di una puttana", la prima produzione del Progetto Amunì che vede impegnata una compagnia multietnica e multiculturale costituitasi per l’occasione e composta da 10 attori professionisti e non con esperienze e provenienze molto diverse che hanno cercato un terreno e un linguaggio comune.
Il testo di Giuseppe Provinzano è liberamente ispirato a "La putain respecteuse" di Jean-Paul Sartre, testo del 1946 che guarda in chiave satirica e grottesca ai gravi problemi razziali all’interno della società occidentale. "Il rispetto di una puttana" parte da molto più lontano con nuovi elementi e nuove prospettive: inserisce un coro e si articola in un percorso di ricerca che è andato oltre la messa in scena diventando un pretesto e un approdo per ragionare sulle vacue distinzioni e discriminazioni tra esseri umani.
I due protagonisti Lisa e Doudou sebbene provenienti da due ambienti differenti si ritrovano loro malgrado vittime della medesima visione che distingue le persone in base al colore della pelle, alla professione e al conseguente giudizio morale. Non uno spettacolo che ragiona sulla migrazione in senso stretto ma una riflessione sui processi di discriminazione sociale nella società contemporanea, una storia in un non-luogo riconducibile a qualsiasi comunità piccola o grande dell’Occidente.
Il testo di Giuseppe Provinzano è liberamente ispirato a "La putain respecteuse" di Jean-Paul Sartre, testo del 1946 che guarda in chiave satirica e grottesca ai gravi problemi razziali all’interno della società occidentale. "Il rispetto di una puttana" parte da molto più lontano con nuovi elementi e nuove prospettive: inserisce un coro e si articola in un percorso di ricerca che è andato oltre la messa in scena diventando un pretesto e un approdo per ragionare sulle vacue distinzioni e discriminazioni tra esseri umani.
I due protagonisti Lisa e Doudou sebbene provenienti da due ambienti differenti si ritrovano loro malgrado vittime della medesima visione che distingue le persone in base al colore della pelle, alla professione e al conseguente giudizio morale. Non uno spettacolo che ragiona sulla migrazione in senso stretto ma una riflessione sui processi di discriminazione sociale nella società contemporanea, una storia in un non-luogo riconducibile a qualsiasi comunità piccola o grande dell’Occidente.














