"Il sacro degli altri": foto di Attilio Russo e Giuseppe Muccio sui rituali dei migranti in Sicilia
In foto un'indigena durante una pratica rituale
La mostra fotografica "Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia" di Attilio Russo e Giuseppe Muccio apre la tredicesima edizione del "Sole Luna Doc Film Festival", promosso dall’associazione Sole Luna-Un ponte tra le culture, in programma a Palermo fino all'8 luglio.
Nella cornice della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, la mostra - curata da Monica Modica - espone una serie di immagini che documentano la variegata fenomenologia dei culti delle comunità di migranti che, per varie ragioni e in tempi diversi, si sono stanziate in Sicilia arricchendone il panorama demografico e culturale.
Autori delle immagini sono il messinese Attilio Russo e il siracusano Giuseppe Muccio, da decenni impegnati nella documentazione delle feste religiose e delle pratiche cultuali siciliane. Attraverso questo originale portfolio offrono una dimostrazione tangibile di come il territorio sia divenuto spazio di pratiche sacrali e di atti di interlocuzione con la divinità assai distanti.
Lo fanno con uno sguardo antropologico cui sono sottese un’umana partecipazione, una lucida comprensione delle culture tutte, la cui mirabile varietà non viene mai avvertita come un problema quanto piuttosto come un arricchimento.
Nella cornice della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, la mostra - curata da Monica Modica - espone una serie di immagini che documentano la variegata fenomenologia dei culti delle comunità di migranti che, per varie ragioni e in tempi diversi, si sono stanziate in Sicilia arricchendone il panorama demografico e culturale.
Autori delle immagini sono il messinese Attilio Russo e il siracusano Giuseppe Muccio, da decenni impegnati nella documentazione delle feste religiose e delle pratiche cultuali siciliane. Attraverso questo originale portfolio offrono una dimostrazione tangibile di come il territorio sia divenuto spazio di pratiche sacrali e di atti di interlocuzione con la divinità assai distanti.
Lo fanno con uno sguardo antropologico cui sono sottese un’umana partecipazione, una lucida comprensione delle culture tutte, la cui mirabile varietà non viene mai avvertita come un problema quanto piuttosto come un arricchimento.
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