La pittorica di Pino Manzella per l'anniversario della morte di Peppino Impastato
Dettaglio di un'opera visibile alla mostra
Ad ispirare il titolo dell’ultima mostra di Pino Manzella è un breve frammento lirico di Peppino Impastato, dall’andamento quasi leopardiano. Una poesia che funge da perfetta introduzione all’omonimo quadro del pittore (Seduto se ne stava e silenzioso… ), all’insegna del gioco di specchi fra l’osservatore e l’osservato, l’io che guarda e l’io che pensa.
Il silenzio è forse il leitmotiv di tutti i dipinti ospitati in mostra: il silenzio della memoria, di una memoria silenziata dal potere, una memoria negata che però riaffiora attraverso i documenti, le carte parlamentari, incastonati – nel perfetto connubio fra testo e immagine – all’interno delle tele dell’artista; oppure il silenzio della meditazione, di un pensiero che specula sul reale per prefigurare un futuro più accettabile del presente.
Non è un caso che in quest’universo così inafferrabile come quello dell’ingiustizia, del potere invisibile e indecifrabile, la cifra stilistica privilegiata da Manzella sia quella del realismo magico e surreale, alla Mirò, o dell’arte concettuale, alla Isgrò, segno di una necessità di testimoniare e svelare, oltre le cancellature della memoria, il vero volto della realtà.
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