"Eterotopie": la migrazione sullo sfondo della Grecia per il Sicilia Queer
Nell'ambito del "Sicilia Queer Filmfest", festival di cinema internazionale e di controcultura (visualizza il programma) è data attenzione anche al tema delle migrazioni.
Si tratta della sezione "Eterotopie" quest’anno dedicata alla Grecia, che prevede in catalogo un contributo d’eccezione del filosofo Georges Didi-Huberman, per la prima volta in traduzione italiana.
Alle 16.00 di giovedì 1 giugno al cinema De Seta verrà proiettato "Fantasmata planiquntai pano apo tin Europi" (Spectres are haunting Europe) di Maria Kourkouta e Niki Giannari (Grecia 2016 / 99' / v.o. sott. it.).
Trama: bloccati da mesi a Idomeni, al confine tra la Grecia e la Macedonia, più di 15.000 rifugiati curdi, siriani, pakistani e afghani decidono di far partire una rivolta, interrompendo il passaggio dei treni che attraversano il campo. Ripresi inizialmente in interminabili file per cibo o medicinali, dopo essere stati ridotti a sagome, a “spettri” che attendono in un limbo fatto di fango e di pioggia, nel lirico epilogo i rifugiati assurgono a individui.
Il testo conclusivo è un’accusa diretta all’Europa istituzionale, ma in prima istanza ai suoi abitanti, colpevoli di aver annientato le proprie ideologie e dimenticato il proprio passato.
Si tratta della sezione "Eterotopie" quest’anno dedicata alla Grecia, che prevede in catalogo un contributo d’eccezione del filosofo Georges Didi-Huberman, per la prima volta in traduzione italiana.
Alle 16.00 di giovedì 1 giugno al cinema De Seta verrà proiettato "Fantasmata planiquntai pano apo tin Europi" (Spectres are haunting Europe) di Maria Kourkouta e Niki Giannari (Grecia 2016 / 99' / v.o. sott. it.).
Trama: bloccati da mesi a Idomeni, al confine tra la Grecia e la Macedonia, più di 15.000 rifugiati curdi, siriani, pakistani e afghani decidono di far partire una rivolta, interrompendo il passaggio dei treni che attraversano il campo. Ripresi inizialmente in interminabili file per cibo o medicinali, dopo essere stati ridotti a sagome, a “spettri” che attendono in un limbo fatto di fango e di pioggia, nel lirico epilogo i rifugiati assurgono a individui.
Il testo conclusivo è un’accusa diretta all’Europa istituzionale, ma in prima istanza ai suoi abitanti, colpevoli di aver annientato le proprie ideologie e dimenticato il proprio passato.














