"Pane amaro": la ricerca sulla coltivazione del frumento di Salvatore Nicosia
Pane da toccare, pane da odorare, pane da mangiare, pane da cercare lungo la scia della storia. Come un totem, come la pietra filosofale, come un punto sacro in cui si origina la civiltà, la memoria.
Una ricerca materiale, tecnica, linguistica, antropologica: la prima per ampiezza e completezza sulla coltivazione tradizionale del frumento, prima cioè, dell’impiego delle macchine, nel particolare contesto dei latifondi siciliani dell’Alta Valle del Platani, accompagnata dalla più compiuta e rara documentazione fotografica che sia possibile oggi reperire.
È questo l’affascinante e amaro scenario che emerge dalla ricerca condotta da Salvatore Nicosia, professore emerito nell’Università di Palermo, dove ha insegnato per quarant’anni Lingua e letteratura greca, che con questa indagine sulla coltivazione del frumento nei latifondi della Sicilia interna ha voluto sciogliere un debito nei confronti di luoghi, uomini, animali, piante, atti, parole, gesti che hanno riempito la sua infanzia e accompagnato la sua intera vita.
A dare un’idea della tenacia di queste forme del lavoro, e a sancirne l’immutata presenza nell’intera area mediterranea, basta la documentazione emergente dalle pitture egiziane del III-II millennio avanti Cristo, qui utilizzate per la prima volta e riprodotte a riscontro.
Quella che il libro "Pane amaro" (edito da Navarra editore) indaga non è che la fase terminale di una lunghissima storia che attraversa i millenni e segna l’attività, la fatica, la subordinazione e la dannazione di innumerevoli esseri umani. Interverranno all’incontro, insieme con l’autore, l’antropologo Ignazio Buttitta jr, l’agronomo Giuseppe Barbera, il direttore del Museo Salinas Francesca Spatafora, l’antropologo Marino Niola.
"Le vie dei tesori" propone ai cittadini un’alleanza nel segno della cultura, della conoscenza, della riappropriazione degli spazi. E di contro, offre ai visitatori esterni un sistema-Palermo ricco di itinerari, di nuove prospettive, di nuovi spunti di dialogo, di nuove forme di accoglienza.
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