Proiezione del film "La Tosca"
4 giugno 1800. Il patriota Angelotti evade dal carcere di Castel Sant'Angelo e si rifugia dal compagno Cavaradossi e dalla sua donna, Floria Tosca. I gendarmi papali arrestano tutti e tre. I fatti della popolare vicenda d'amore e di morte ci sono tutti, ma Magni (sceneggiatura, dialoghi, canzoni e coretti) li volta in chiave ironica e in cadenze di opera buffa in romanesco. Non è esattamente una parodia perché "porta in primo piano l'elemento che in Sardou e in Puccini è soltanto uno sfondo, un pretesto scenico: l'oppressione politica della Roma papalina che cerca di estirpare con tutti i mezzi la ‘mala pianta’ del giacobinismo" (E. Comuzio). Gli agganci all'Italia degli anni '70 sono espliciti in una vena gaglioffa che, pur con alti e bassi, sottolinea il significato libertario e attuale della vicenda. Notevole la colonna sonora di Armando Trovajoli in linea con l'atmosfera trasteverina dei dialoghi, contaminata con citazioni allusive "colte" (Beethoven, Paisiello, il "Ça ira", la banda paesana)














