"Italian quakes and other diseases": disastri e paesaggi, la mostra di Olivio Barbieri
Studiare un paesaggio dall’alto vuol dire strapparlo all’unicità dell’uomo, farlo vivere come soggetto autonomo: nell'ambito del festival "Gibellina Photoroad" è in programma la mostra di Olivio Barbieri "Italian quakes and other diseases", visitabile fino a mercoledì 31 agosto.
Staccandosi da terra il paesaggio diventa immagine. È cambiando il punto di osservazione, allontanandosi dal rumore e dalle luci, che si può comprendere meglio il linguaggio delle città.
Sembra che lo scopo dei lavori di Olivio Barbieri sia quello di fare perdere ai disastri la loro umanità e spogliandoli di ogni retorica: edifici imponenti e carcasse di palazzi, chiese crollate e case sventrate diventano tracce chiave del passaggio, naturale e urbano. Così un terremoto o un uragano somigliano al passaggio di una crisi economica, a una guerra, a un abuso edilizio. Perché la storia delle città è fatta di shock, fratture, demolizioni; e soprattutto di ricostruzioni.
"Italian quakes and other diseases" è parte integrante della ricerca site specific_: disastri e catastrofi sono punto di partenza per un’analisi universale sul territorio e sul paesaggio, elementi che stimolano la riflessione sul modo in cui lo spazio urbano viene ripensato, riprogettato, ricostruito e su quali energie si innescano in questo incessante movimento di morte e rinascita.
Non a caso il progetto nasce proprio a Gibellina: in un luogo che è ed è stato laboratorio di sperimentazione urbanistica e sociale; una città che un terremoto e un contraddittorio processo di ricostruzione hanno trasformato nel tempo in un immenso museo di arte "a cielo aperto".
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