Alfio Antico in "Semu suli, semu tuttu"
Lo spettacolo "Semu suli semu tuttu", che ha riscosso un grande successo a Roma, Palermo e Catania , ripercorre la straordinaria storia umana e artistica di Alfio Antico, attraverso la sua voce e le infinite sfumature sonore e ritmiche dei suoi tamburi. L’esibizione di quest’artista rappresenta un viaggio per il suo pubblico, la cui meta è da ritrovarsi nelle incontaminate valli dell’entroterra siculo: il ritmo delle vibrazioni della pelle del suo Tamburo (grosso tamburo a cornice, costruito dallo stesso Alfio, con la membrana di pelle seccata di un animale - quasi sempre capra o pecora- tesa su telaio circolare di legno) sono un prolungamento di questo paesaggio. Nei silenzi e nelle vibranti sonorità insegue così la propria anima, cercando il volto e gli sguardi degli antichissimi abitatori della sua terra. Attraverso il ritmo ed il canto, scolpisce le mille figure del tempo. "Io sono il tamburo" , sussurra in perfetta simbiosi col suo strumento, volendo significare una mistica unità fra la viva pelle della sua mano e quella morta e antica che, fissata ad un setaccio da grano, torna a nuova vita cantandoci storie d’amore e poesia. Antichi miti, vecchie leggende e storie fantastiche prendono forma attraverso questo strumento caratteristico che Alfio Antico riesce a far parlare. L’artista ha oltre settanta tamburi , tutti fabbricati da sé e meravigliosamente intarsiati con immagini di divinità agresti, segni antichi che racchiudono saggezza eterna. Durante il suo "Semu suli semu tuttu" si abbandonano per pochi attimi i rumori caotici che affollano il mondo contemporaneo per ritornare alle sonorità naturali, di cui si può godere solo in poche parti del mondo: il pubblico non può che essere coinvolto da questa atmosfera arcaica e allo stesso tempo pastorale














