"Me and" e "FeboeGea"
La prima nazionale dello spettacolo “Febo e Gea”, la nuova creazione della ballerina e coreografa palermitana Giovanna Velardi, conclude – venerdì 17 e sabato 18 maggio al Teatro Nuovo Montevergini di Palermo - la quarta edizione di “Una danza in Sicilia” progetto di rete per la danza e i nuovi linguaggi, promossa dai Teatri di Pietra, Palermo Teatro Festival, Scenario Pubblico di Catania con l’apporto di CapuAntica Festival, Danza Lazio ed Estreusa Arte.
Lo spettacolo di Giovanna Velardi, che si avvale della musica dal vivo del violoncellista Giovanni Ricciardi (che in scena suona uno strumento donatogli da Michael Flaksman), è un omaggio all’incontro tra musica e danza, trasfigurazione dell’incontro tra sole e terra di Febo e Gea. Un progetto nato casualmente dall’incontro con il violoncellista Giovanni Ricciardi. «Ascoltando la musica di Giovanni Ricciardi ho sentito un fortissimo trasporto – ha detto Giovanna Velardi - è stato come se le note mi entrassero dentro. Avevamo il desiderio di mettere in scena questa “relazione” e il mito ci ha offerto l’occasione giusta. Sarà l’incontro di due mondi: musica e danza come sole e terra. Nella danza contemporanea il rapporto con la terra è importantissimo, perché si basa sugli appoggi, sul peso, sul rapporto equilibrio-disequilibrio».
In scena il racconto del loro farsi e relazionarsi: Gea , dea primordiale e potenza divina della terra, e Febo, dio di tutte le arti il cui simbolo è il sole, danzano insieme. Gea abbracciata da Febo danza su un' orbita intorno a sé, invasa da un desiderio spirituale di purezza, simbolo della vita. Lo spettacolo di Giovanna Velardi sarà preceduto dalla pièce “Me and” di Giuseppe Muscarello. Partendo da una ricerca sul movimento il coreografo palermitano ha affrontato in chiave ironica un tema profondamente serio: la sessualità da una parte, la spinta pulsante verso una meta artistica dall'altra. Ecco dunque un uomo, un intellettuale velleitario alla ricerca della sublimazione, meccanismo che sposta la pulsione sessuale verso ambiti non sessuali, una donna (la danzatrice Federica Marullo), proiezione del rimorso culturale dell'uomo e della sua "desublimazione", il sesso dell'uomo, che contrasta la razionalità dell'intellettuale imponendo il proprio istinto. Una pièce tragicomica non lontana dall'assurdo. Può un desiderio incontrollato condizionare o addirittura governare le nostre azioni?
Può un organo genitale, con i suoi impulsi, sopraffare la volontà della mente? Seguendo logiche e percorsi diversi, per l'uomo e per la donna, la risposta finale è indubbiamente affermativa, come Moravia ha già suggerito con "Io e lui". Materialità, superficialità, sconfitta dell'amore come valore: specchio di una società il cui potere è spesso delegato alla stupidità umana. Punto focale dell'opera è dunque il corpo che, affidando la narrazione al movimento, si fa specchio dei propri umori.














