Ricordando Augusta Schiera Agostino: l'omaggio della scrittrice Sara Favarò
Sara Favarò ricorda Augusta Schiera Agostino alla biblioteca sociale Antonino Agostino e Ida Castelluccio, per un pomeriggio dedicato alla madre del poliziotto ucciso Antonino Agostino.
La scrittrice Favarò incontra per la prima volta Augusta Schiera Agostino nel 1991 e venerdì 8 marzo, in occasione della giornata dedicata alle donne, la ricorda leggendo la storia della sua vita, tratta dal suo libro "Il Coraggio delle Donne 2", con libere testimonianze di chi vorrà intervenire.
«Una donna minuta, silenziosa, - ricorda Sara Favarò - ombra di quell’uomo alto e possente che la cingeva con un braccio poggiato sulla sua spalla, mentre lui parlava del loro figlio Nino e di Ida, rivendicando per loro verità e giustizia. La figura del marito la sovrastava e lei rimaneva immobile, mentre il dolore le trafiggeva il cuore disegnando sul suo volto una smorfia di compunta mestizia. Era questa l’idea che avevo di lei.
La nostra conoscenza divenne presto empatia e da lì il passaggio all’amicizia fu un battito d’ali. Le espressi il mio desiderio di scrivere di lei nel mio libro "Il coraggio delle donne" e lei accettò. Da quel momento i nostri colloqui divennero sempre più frequenti e non si interruppero nemmeno dopo l’uscita del libro. Ad ogni incontro era bello scoprire come il nostro rapporto andava consolidandosi sempre più».
La scrittrice Favarò incontra per la prima volta Augusta Schiera Agostino nel 1991 e venerdì 8 marzo, in occasione della giornata dedicata alle donne, la ricorda leggendo la storia della sua vita, tratta dal suo libro "Il Coraggio delle Donne 2", con libere testimonianze di chi vorrà intervenire.
«Una donna minuta, silenziosa, - ricorda Sara Favarò - ombra di quell’uomo alto e possente che la cingeva con un braccio poggiato sulla sua spalla, mentre lui parlava del loro figlio Nino e di Ida, rivendicando per loro verità e giustizia. La figura del marito la sovrastava e lei rimaneva immobile, mentre il dolore le trafiggeva il cuore disegnando sul suo volto una smorfia di compunta mestizia. Era questa l’idea che avevo di lei.
La nostra conoscenza divenne presto empatia e da lì il passaggio all’amicizia fu un battito d’ali. Le espressi il mio desiderio di scrivere di lei nel mio libro "Il coraggio delle donne" e lei accettò. Da quel momento i nostri colloqui divennero sempre più frequenti e non si interruppero nemmeno dopo l’uscita del libro. Ad ogni incontro era bello scoprire come il nostro rapporto andava consolidandosi sempre più».














