TEATRO E CABARET
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Il polverone

  • Teatro Bellini - Palermo
  • - Palermo
  • Dal 22 al 23 maggio 2013 (evento concluso)
  • 17:00
  • 12 euro (intero), 10 euro (ridotto)
  • Informazioni allo 091.7434341

Incastonando tra loro tre testi tratti dagli Atti del bradipo di Michele Perriera (Dove hai lasciato la sua barca?, Il polverone, Ti ricordi?), e utilizzando come collegamento tra gli stessi brani tratti da Romanzo d’amore e Con quelle idee da canguro, Gianfranco Perriera racconta, con questo spettacolo, la tenera, inconsolabile resistenza d’amore che la coscienza oppone alla fosca nebulosa in cui pare stingersi la nostra epoca. Labili figure nel cuore della notte. Vagano incerte tra le macerie. 

Attendono ancora qualcuno. Attendono ancora qualcosa che impedisca la dissipazione. Che conservi la memoria di un tempo che fu più umano. O che, almeno, voleva esserlo. Un vento gelido, intanto, s’infiltra tra le mura diroccate dei palazzi. Scompigliando gli ultimi fantasmi. Soffia in una città sventrata. Metafora di un’epoca che si sente sperduta e trafelata. Un poeta cieco ed un angelo scalcagnato si muovono tra i ruderi. In cerca di qualche ultima traccia. In cerca di qualche racconto. Sono loro a condurre il nostro sguardo, prima che la nebbia inghiotta ogni cosa, a concentrarsi su qualche apparizione. 

Ed ecco materializzarsi tre donne: piccole, impacciatissime custodi del ricordo. Sono loro, queste tre donne, che cercano di tessere ancora una trama sensata del nostro essere al mondo. Una trama da affidare al futuro. Qualsiasi cosa esso sia. Del resto, come ricordava Winnicott, non sono forse le madri a guidare i figli verso un’individuazione che non si consideri molesta e si voglia invece responsabile? Solo che queste donne, queste “madri dell’umano pensare e dell’umano sentire”, parlano ad un tempo che pare consegnarsi alla deriva. Ad un tempo fattosi quasi sordo e smemorato. Dove le stesse parole rischiano di essere voci nel deserto. E dove ogni prendersi cura ha l’aspetto di un’azione incongrua e sbalestrata. Ma ai fantasmi, forse, che abitano i ruderi è concesso di non perdersi d’animo.

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