Insanamente Riccardo III
Che cosa accade quando il dramma di Shakespeare si unisce al pensiero di Basaglia? Cosa succede quando una regista appassionata incontra uno psichiatra complice? Cosa può nascere quando si mettono insieme ventiquattro attori, alcuni professionisti ("impazienti") e – la maggior parte – pazienti? Questi sono gli incipit che hanno dato avvio, lo scorso marzo, a un laboratorio teatrale ora divenuto spettacolo progettato da Roberta Torre e prodotto da Marcello Alessandra, psichiatra e presidente dell'Associazione Onlus StupendaMente, che ha sostenuto il progetto rivolto a 20 pazienti psichiatrici e finalizzato alla messa in scena del dramma shakespeariano.
Si parte dal Riccardo III, dal confronto con il grande teatro, classico e sacro. Ben presto ci si accorge però che il potenziale emotivo e le grandi risorse umane che si hanno davanti, possono far scaturire energie speciali e imperdibili. È su quello allora che si decide di lavorare. La tragedia funge da pretesto, la figura del terribile monarca diventa paradigma di una mostruosità, non tanto fisica quanto morale, che conduce a una riflessione – sempre attuale – sul concetto di sano e insano, di normale e anormale. Ed è così che "insanamente" diventiamo tutti Riccardo III.
Mettiamo in discussione noi stessi, e uno per uno, nessuno escluso, ci troviamo inevitabilmente dentro un vortice che ci coinvolge – e a tratti travolge – coreografie spasmodiche, nervose, irrefrenabili (curate da Giuseppe Muscarello), costumi e oggetti di scena che scappano, volano, si ammucchiano. Vestiti, pezze, gonne, giacche, indossate e defilate, lanciate e recuperate (costumi di Dora Argento e scenografie di Massimiliano Carollo), musiche improvvisate al violoncello di Enrico Melozzi, nome di punta della musica contemporanea, compositore e musicista collaboratore di Giovanni Sollima. E all'improvviso si corre, si balla, ci si insegue, ci si butta a terra, sfiniti. Si urla e si bisbiglia, si pronunciano parole spezzate, preghiere, invocazioni, frasi deformate, che nonostante la loro forza, arrivano a noi incomprensibili, mettendo a nudo la nostra impotenza. Le ali si spezzano, si abbandona ogni regola, ogni logica, si superano i confini, si abbattono le barriera, non esistono etichette. Pura emozione, energia fisica, attitudine performativa: tutto passa attraverso il movimento, e attraverso quello tutto ci arriva. A scandire gesti e movimenti, azioni ed emozioni, si inseriscono delle particolari figure.
Primo tra tutti il Re, Riccardo III, il "protagonista", un grandioso Emanuele Di Pace, alla sua prima esperienza in teatro, e con una potenza scenica commovente; i suoi monologhi fanno vibrare, in preda alla rabbia morde le parole e le mastica, ma riesce anche a trasmettere calma e saggezza. In realtà la distinzione tra attori "pazienti e impazienti" sta su una linea sottilissima. Grande elogio dunque a tutti gli interpreti in scena, bravissimi ad abbattere le definizioni e a creare una cellula emotiva unica e compatta.
Tra i professionisti, che fanno parte della Compagnia del teatro della Torre ci sono Rocco Castrocielo, Mariagrazia Maltese, Bruno Di Chiara, Luciano Falletta, Alberto Lanzafame. Poi un superbo Antonio "Fester" Nuccio, le ammalianti Ada Nisticò, Giulia Santoro e Giuditta Jesu; e ancora Salouia Hamidi, Luisa Argentieri, Giuseppe Beringieri,Paola Bonanno, Maria Capizzi, Davide Drago, Antonina Fragale, Francesco Lo Grasso, Giovanni Mendola,Annateresa Riggio, Renato Satta, Francesco Scibetta, Alessandro Valdesi e Gerardo Scalici. Tutti dominano la scena, la riempiono, straripando tra le sedute, insidiandosi tra il pubblico. E siamo noi spettatori, a un certo punto, a diventare protagonisti involontari: veniamo toccati, guardati, contati: Uno, due, tre… diciotto, diciannove, venti.. E dopo esser stati visti da vicino, l'affermazione è inconfutabile: "Qui nessuno è normale".














