Opera
Per le Orestiadi va in scena uno spettacolo di Opera, gruppo di ricerca artistica di Terni nato da un progetto di Vincenzo Schino.
Come fantasmi, appaiono personaggi recuperati dalla tradizione e dal luogo comune del teatro e dell’arte, figure universali e inequivocabili. Uno per tutti, il clown. Il clown, come arlecchino, fa da traghettatore in luoghi dichiaratamente artificiali: la pista del circo, il boccascena di un teatro, il diaframma di uno sguardo.
Attraverso queste porte, toglie gradualmente i punti d’appoggio della logica. Il clown contiene nella sua forma le anime di tutti coloro che non possono fare a meno di esporsi, al ridicolo. Il buffone, il saltimbanco, il fool, in una parola: l’artista.
Perché lo fanno? Cosa li costringe? Questa domanda, a cui non c’ è risposta, ha fatto da perno. La struttura drammaturgica del lavoro si nutre del concetto del “numero”, della performance che non racconta mai nulla, ma è fine a se stessa. Inizia e finisce. Poi l’applauso e la paga. Si è cercato di sfruttare proprio il mancato funzionamento dei numeri, abbandonandosi alla violenza dello sguardo. Un macello in un circo e viceversa.














