A 27 anni realizza il suo sogno di bambino: un siciliano tra i mister più giovani d'Italia
Allenatore della Parmonval, squadra che milita nel Girone A di Eccellenza Sicilia, non ha mai smesso di puntare in alto: la storia di Marco Vittorietti
Marco Vittorietti
Se per i calciatori questa condizione è quasi un’abitudine, per gli allenatori rappresenta un vero e proprio dogma. Un dogma che mister Marco Vittorietti, convinto fin da giovanissimo della sua vocazione per la panchina, ha cercato (e continua a cercare) di scardinare, dimostrando il proprio valore in contesti tutt’altro che semplici.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare ai nostri microfoni mister Marco Vittorietti, attualmente allenatore della Parmonval, squadra che milita nel Girone A di Eccellenza Sicilia. Il suo percorso, come quello di molti appassionati di calcio, inizia proprio sul campo: «Io ho iniziato a giocare a calcio da piccolissimo - racconta a Balarm -. Già a quattro anni avevo il pallone tra i piedi. Ho proseguito negli anni attraversando tutte le tappe del settore giovanile, tra la Panormus e la Tieffe».
Il desiderio di allenare, però, arriva presto: «Confesso che già intorno ai 15 anni avevo in testa l’idea di diventare allenatore. Mentre alcuni miei compagni sognavano di proseguire la carriera da calciatori, il mio desiderio era quello di sedere in panchina. Chiaramente, a quell’età si è troppo giovani per iniziare questo percorso, quindi ho continuato a giocare.
Ho fatto anche due anni in Eccellenza come Under - continua mister Vittorietti -. sfruttando quell’esperienza per vivere lo spogliatoio da calciatore: un passaggio molto formativo che oggi fa parte del mio bagaglio”.
Poi arriva finalmente la prima esperienza da allenatore: «Successivamente ho iniziato ad allenare. Mi occupavo di un gruppo di piccoli e, allo stesso tempo, facevo il collaboratore con i più grandi alla Tieffe. Dopo circa tre anni mi è stata affidata la prima squadra. A 22 anni ho allenato gli Esordienti, poi i Giovanissimi, disputando tre campionati regionali prima del passaggio definitivo alla prima squadra».
A un certo punto, però, nasce l’esigenza di uscire dalla propria zona di comfort: «Mi sono reso conto che quell’ambiente stava diventando troppo "casalingo". Così ho deciso di mettermi alla prova, candidandomi per il corso di match analyst a Coverciano, al quale sono stato ammesso al primo tentativo».
Da lì, una nuova opportunità: «Grazie a quell’esperienza ho avuto la possibilità di andare a Enna come viceallenatore di mister Utro. È stata la mia prima esperienza in prima squadra, in un contesto con grandi ambizioni di vittoria: un passaggio fondamentale per il mio percorso, che mi ha preparato alle successive esperienze alla Supergiovane Castelbuono e alla Parmonval».
Prendendo le redini della Supergiovane Castelbuono nella scorsa stagione, infatti, all’età di 27 anni Marco diventa il più giovane allenatore di Eccellenza in Italia. Un traguardo importante che sa tanto di rivincita per il giovanissimo allenatore palermitano.
Il percorso, però, non è stato privo di ostacoli: «Nel mio cammino ho incontrato anche persone più grandi incapaci di ascoltare, troppo condizionate dal pregiudizio legato all’età. In questi casi non è facile rendersi credibili: bisogna trovare strategie per catturare l’attenzione dell’interlocutore, e non sempre ci si riesce».
Accanto alle difficoltà, anche incontri fondamentali: «Ho avuto però la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me, spronandomi e aiutandomi a crescere. Alla Supergiovane Castelbuono, ad esempio, non posso non citare Ivano Vetere, che ha creduto nelle mie capacità nonostante la mia giovane età».
Proprio con la Supergiovane Castelbuono arriva la prima grande impresa: una salvezza miracolosa in Eccellenza al termine di una stagione estremamente complicata.
Oggi, con la Parmonval, l’obiettivo è chiaro: «A prescindere da come finirà la stagione, molti ci davano per spacciati fino a quattro mesi fa. Voglio sottolineare il lavoro straordinario dei miei ragazzi: a dicembre avevamo chiuso con 12 punti e abbiamo perso sette titolari senza sostituirli, ma non abbiamo mai smesso di lottare».
«Nel girone di ritorno – prosegue – abbiamo conquistato 25 punti, battendo squadre di grande prestigio come Marsala e Kamarat, realtà costruite per obiettivi ben diversi dai nostri. Avere già queste storie da raccontare ha per noi un valore enorme».
Mister Vittorietti conclude poi con parole che raccontano tutta la sua filosofia: «Ormai è diventata una questione di orgoglio personale. Come dico sempre ai ragazzi, noi non abbiamo giocato per salvarci, ma per non tradirci: senza tradire noi stessi e l’amore che abbiamo per questo sport».
Un vero e proprio esempio quello portato avanti da Marco Vittorietti, che può certamente essere stimolo e ispirazione per tutti i giovani aspiranti allenatori siciliani.
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