CINEMA E TV

HomeCulturaCinema e Tv

A casa di Livia, eterna fidanzata di Montalbano: così Camilleri scelse Boccadasse

Un filo che unisce Sicilia e Liguria, una linea blu come il mare, dello stesso colore e paesaggi simili che vedono entrambi. Il vero legame del maestro con questo luogo

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 6 gennaio 2026

Una scena da "Il commissario Montalbano"

Boccadasse è un quartiere di Genova, una volta antico borgo marinaro fondato probabilmente da pescatori spagnoli, scampati ad una tempesta. Il suo nome deriva dal dialetto ligure e indica la forma della sua piccola baia a bocca d’asino "bocca d’aze". Un pugno di casette color pastello con una piccola spiaggia di ciottoli e le famose "Creuze" stradine strette che scendono al mare.

Da una di queste finestre nacque l’amore tra Camilleri e questo luogo meta degli album nunziali dei genovesi e di tante passeggiate romantiche. Qui vive Livia, l’eterna fidanzata di Montalbano. Il Borgo fa parte di Genova, altro luogo profondamente amato dallo scrittore, è nel VII Municipio Medio Levante. Un luogo delizioso anche d’inverno quando i turisti sono viaggiatori, e i ristoranti e gelaterie sono per la maggior parte chiusi, quando soffia la tramontana che porta cristalli di sale e spruzzi d’acqua facendo brillare i luoghi. Così l’ho vista questo Natale, chiedendomi perché Camilleri avesse scelto questo posto per farla diventare la residenza fittizia di Livia.

Siamo nel 1950, Camilleri partecipò con una sua poesia alle Olimpiadi Culturali della Gioventù che si tennero a Genova dal 10 al 17 di Dicembre. Niente a che fare con le attività sportive, fu una grande manifestazione, nel contesto del dopo guerra Italiano. Lo scrittore aveva 25 anni e partecipò alla selezione con una poesia “In morte di Garcia Lorca”.

In questi luoghi visse una settimana incantata, una foto lo ritrae mentre discute “sui problemi della Nuova Poesia”, al tavolo della giuria presieduta da grandi esponenti della cultura Italiana tra cui Sibilla Aleramo, Flora Volpini, Galvano della Volpe, Alfredo Poggi, Giacomo De Benedetti. Nella foto è quasi irriconoscibile, alto, magro con un pastrano. La poesia si qualificò prima, ex equo insieme ad altre. È un Camilleri che ancora non sa quale sarà il suo destino. Zena, Genova, come viene chiamata la città e i suoi dintorni lo colpiscono, lì ritrova atmosfere simili alla sua Isola, e Boccadasse, più di tutti, diventa un luogo del cuore un’oasi di bellezza e pace che gli procura emozioni. Accompagnato da una ragazza, che lo ospiterà a Boccadasse, Camilleri, non sa che quei ricordi, corroborati dalla presenza a Genova, dove tornerà anche alcuni anni dopo per registrare uno sceneggiato radiofonico, entreranno e faranno parte della sua creazione narrativa.

Nascoste a lungo nell’archivio dei ricordi, usciranno prepotentemente a grande distanza di tempo, quasi come se fosse necessario metabolizzare quelle sensazioni per farle diventare ispirazione. Ma non sarà solo Boccadasse, la sua affinità con questi luoghi, lo porterà a scrivere un racconto “la Mossa del Cavallo” metà in siciliano e metà in ligure.

Lo stesso Camilleri non trovò spiegazioni a questo innamoramento: “Difficile spiegare perché t’innamori di una persona, figurarsi di una città”. Che la distanza fisica sia funzionale al rapporto tra Livia e Salvo, è chiaro, il Commissario ha bisogno di muoversi in piena autonomia, come del resto fa Livia che continua a condurre la sua vita lavorativa ed i suoi rapporti sociali, nel posto più lontano, rispetto all’ immaginaria Vigata. Stabilendo così un alto indice di libertà e indipendenza per entrambi. Eppure non sono così lontani, entrambi vedono e vivono luoghi simili, il colore del mare, il cielo blu e quella luce così forte che accomuna Sicilia e Liguria. Camilleri racconta che amava girare per i Caruggi, gli stretti vicoli della città vecchia, dove tra fondachi e abitazioni anche d’epoca, ritrovava i visi dei pescatori arsi dal sole e salsedine, persino il dialetto lo trovò assolutamente particolare, indolente e cantinelante.

I Carrugi non sono più quelli che raccontò Camilleri, piuttosto quelli cantati da Fabrizio De André, con “Puttane” agli angoli delle strade, odori pungenti, una popolazione di immigrati spesso litigiosa ed alticcia con poca attenzione per queste stradine, per lo più sporche; persino i negozi sono cambiati, diventando bazar di paccottiglia cinese, o indiana, con ristoranti dove l’odore di cipolla, curcuma e cumino prevalgono su quello della famosa Focaccia genovese.

Eppure i palazzi settecenteschi sono sempre là con la loro bellezza immutata con fregi e statue, è cambiata l’atmosfera. Quello che è rimasto e che Camilleri ricordava è la iniziale rudezza dei genovesi, pronti però a sciogliersi in un sorriso, magari in un “belin” detto sottovoce, come mi è capitato di sentire. Livia è solare come il luogo dove abita, è una “Domina “, che sceglie l’indipendenza, rimanendo però ben ferma e presente nella vita del Commissario, anche a distanza, influenzandone seppur silenziosamente scelte e carattere. Tra liguri e siciliani, vi sono rapporti dettati da sempre dal mare, la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo, sorta dopo la distruzione di una Cappella da sempre luogo di culto e seppellimento a Palermo nel 1576, testimonia questo legame.

Una chiesa importante che fa da ingresso ed uscita dalla città, trovandosi al Molo. Legami che stranamente continuano, sarà un caso ma nella trasposizione televisiva di Petra, l’Ispettore Paola Cortellesi da Genova, sceglierà di trasferirsi a Palermo. Camilleri scrisse: “Passai alcune ore alla finestra dalla quale si vedeva la discesa che portava alla spiaggetta. Sentii quel paesaggio mio come se mi fossi portato dietro la Sicilia. Mi è rimasto così dentro così a lungo che quando ho cominciato a scrivere di Livia, mi è parso naturale farla vivere a Boccadasse”.

Strani percorsi decisi dal destino, che ha tempi diversi rispetto a quelli vissuti, e che influenza in maniera nascosta ma profonda la vita di ognuno di noi, concetto chiarissimo per Camilleri, che così conclude il ricordo di Genova e soprattutto Boccadasse: “Se non ci fossi andato avrei fatto uno sgarbo a Livia”.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI