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Adesso tutti vorranno andarci a vivere: in Sicilia c'è un borgo che ha fatto la "rivoluzione"

In una decina di anni, un borgo sugli Iblei con poco meno di 2500 abitanti, grazie alla sua svolta in chiave green, ha scalato le classifiche del vivere sostenibile

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 9 febbraio 2021

Una veduta del borgo di Ferla (Siracusa)

Una rivoluzione sostenibile, fatta di piccole buone pratiche che hanno innescato un processo virtuoso degno di nota. Così Ferla, piccolo comune della parte sud-orientale della Sicilia, a 40 chilometri da Siracusa, ha acceso i riflettori su di sé.

In una decina di anni, il borgo sugli Iblei con poco meno di 2500 abitanti, grazie alla sua svolta in chiave green, ha scalato le classifiche del vivere sostenibile, ricevendo premi e riconoscimenti. E risparmiando anche.

«Quando mi sono insediato, nel 2011, ho trovato un bilancio comunale disastrato - racconta il sindaco, Michelangelo Giansiracusa, allora poco più che trentenne -. Le voci che influivano più negativamente erano rifiuti ed energia, oltre a quella del personale. Ed è proprio su queste che abbiamo concentrato i primi interventi e abbiamo cominciato a operare internalizzando i servizi».

La mensa scolastica, la pulizia e il verde pubblico, la gestione del servizio idrico, la raccolta rifiuti, una volta scaduti i contratti con le ditte esterne, sono tornati nelle mani del Comune.



Quella dei rifiuti è stata una sfida che ha visto in un primo momento una forte resistenza al cambiamento ma che è poi diventata un valore condiviso. Nel 2011 il Comune contava 970 tonnellate di rifiuto indifferenziato, mentre adesso le tonnellate sono scese sotto a 180.

«C’è sicuramente un aspetto etico fondamentale alla base ma anche la spinta economica ha fatto la sua parte per coinvolgere tutti i cittadini. Abbiamo abbassato la TARI e così reso la gestione dei rifiuti molto conveniente». Grazie a una serie di scelte intelligenti, oggi Ferla ha un indice di raccolta differenziata che supera il 75%.

Con due “Case del Compost”, la prima delle quali nel 2015 è stata la prima Casa del Compost del Sud Italia, ha avviato il progetto del compostaggio di comunità, portando il residuo organico in una struttura condivisa per poi utilizzare il compost per fertilizzare il terreno, di proprietà e degli orti didattici.

Oltre a veder nascere associazioni come “RiciCreo Ferla” che dai rifiuti ha anche creato degli abiti. Accanto all’Ecostazione è stata realizzata la Casa dell’Acqua, un impianto di depurazione per la distribuzione di acqua potabile che permette di ridurre l’uso della plastica, oltre di risparmiare sul costo dell’acqua.

E poi si è lavorato all’efficientamento energetico, puntando sulle energie pulite con impianti fotovoltaici e solare termico sui tetti delle scuole e degli altri edifici comunali che hanno permesso di coprire circa il 40% del fabbisogno energetico delle strutture pubbliche, garantendo alle casse comunali un notevole risparmio economico.

Un modello virtuoso che fa bene all’ambiente e che ha fatto sì che Ferla ricevesse la menzione speciale di Legambiente per le sue buone pratiche in campo di ecosostenibilità, fosse nominato sempre da Legambiente come "Comune riciclone" e “Comune rinnovabile”, oltre a risultare tra i primi posti nella classifica dei comuni italiani più virtuosi.

Un laboratorio di economia circolare che sta funzionando e che vede ogni cittadino protagonista del benessere della propria città e del pianeta.

«È un processo tuttora in atto e io sono fiducioso - continua il sindaco. - Certo nelle grandi città il livello di complessità è maggiore ma quello che abbiamo fatto a Ferla è assolutamente replicabile nei quartieri prima più piccoli e poi in quelli più popolosi, è assolutamente scalabile».
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