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Il suo nome fa pensare ai funghi ma è patria del barocco: cosa fare e vedere se vai a Ferla

Tra le vecchie stradine del quartiere medievale si respira un’aria antica e lungo la Via Sacra fanno bella mostra di sè preziose architetture del barocco siciliano

Simona Russo
Giornalista
  • 11 ottobre 2020

Una delle chiese di Ferla (foto Giusy Farina)

All’interno del Val di Noto, sulle rive del fiume Anapo, si trova Ferla che con il suo centro storico ricco di luoghi di culto pieni di storia e grazie alla vicina necropoli rocciosa di Pantalica, dove è possibile avventurarsi alla scoperta della natura e che dal 2005 è Patrimonio Unesco, offre itinerari diversificati.

Addentrandosi nell’entroterra siracusano, si arriva al borgo attraversando l’altopiano dei Monti Iblei, spesso coltivato a grano e caratterizzato dalla presenza della tipica macchia mediterranea incorniciata da muretti a secco.

Ferla fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia ma anche più “green”, i suoi 2500 abitanti hanno scelto infatti lo “slow living” come stile di vita: la raccolta differenziata alle soglie di un invidiabile 75%, un borgo-albergo per l’accoglienza, la cura delle relazioni umane, il rispetto per la natura, eventi legati al benessere fanno di Ferla la località ideale per trascorrere una vacanza all’insegna del vivere naturale e si è ricavato a buon titolo il nome di meta turistica ecosostenibile.



Ferula è il nome latino dato al luogo dagli abitanti di Piazza Armerina che vi emigrarono in età normanna: all'origine c'è forse la presenza di alberelli di ferula communis, un arbusto noto nei Monti Iblei come finocchiaccio. Il piccolo centro appare immerso in una natura rigogliosa e la sua origine affonda radici in epoca molto antica: ha nel sottosuolo e nelle grotte un importante numero di pre-esistenze arcaiche e complessi rupestri che vanno dai greci alle prime comunità cristiane, dai bizantini ai longobardi e ai normanni passando forse per gli arabi.

Da tale aggrovigliato sistema di abitazioni-grotta, vicoli e stradine, è nato il borgo normanno poi distrutto dal sisma di fine ‘600. Oggi, nell’impianto urbanistico a forma di croce della ricostruzione settecentesca, risplendono soprattutto le chiese, una più bella dell’altra, poste su un percorso, la cosiddetta Via Sacra che è un ininterrotto scenario barocco.

La conformazione del territorio ne ha fortemente condizionato lo sviluppo urbanistico sia prima del disastroso terremoto che distrusse completamente l’antico borgo medievale, sia dopo. Gli unici resti del borgo medievale sono quelli che si incontrano nel quartiere delle Carceri Vecchie, dove i vicoli e le strade strette rimandando all’architettura tipica della Sicilia di un tempo.

L’inizio dell’itinerario coincide con il percorso sacro che corrisponde all’attuale Via Vittorio Emanuele, lungo la quale si trovano i cinque principali edifici religiosi. La prima chiesa che s'incontra nella parte meridionale della strada è quella del Carmine dedicata a Santa Maria del Carmelo: la facciata settecentesca, in conci squadrati di pietra da taglio bianca, presenta due diversi ordini architettonici, dorico e ionico.

Proseguendo si arriva alla Chiesa di San Sebastiano, la più grande del paese: eretta da Michelangelo Di Giacomo nel 1741, presenta un impianto a tre navate con otto cappelle; bellissimo è il gruppo scultoreo della facciata raffigurante il Martirio di San Sebastiano, opera dello stesso Di Giacomo ed emblema della statuaria del barocco ibleo (per info e visite contattare Vincenzo Lo Monaco – tel. 366.5381797).

La visita prosegue con la Chiesa Madre dedicata a San Giacomo, anch’essa di epoca post-terremoto, il portale mostra il più antico esemplare di stemma comunale e presenta un prospetto costituito da due ordini architettonici, dorico e ionico; la costruzione della torretta dell’orologio, costruita su un contrafforte, è successiva. Segue la Basilica di Sant'Antonio Abate, questa chiesa è il fulcro del centro storico della cittadina iblea ed è la più bella grazie alla flessuosa facciata barocca costituita da tre corpi concavi, di cui i due laterali sormontati da torri campanarie (quella di sinistra è crollata durante il terremoto del 1908).

L’impianto a croce greca (ogni asse della croce doveva misurare 33 metri, gli anni di Cristo alla morte) è coronato da una cupola ottagonale affrescata con il Trionfo di Sant’Antonio (per info e visite contattare Vincenzo Lo Monaco – tel. 366.5381797).

Prima di proseguire sul percorso sacro, è degna di nota la tappa gastronomica alla vicina Trattoria Quattro Canti, qui i sapori dei monti iblei fanno il loro ingresso: finnocchietto, ricottine e pecorino locali, pomodorini secchi, olive condite e melanzane profumate di spezie. Da provare assolutamente gli spaghetti al limone e pecorino in crema e i tocchetti di salsiccia di maialino di Ferla.

Ultima delle cinque chiese che si trovano lungo la Via Sacra è la Chiesa di Santa Maria: era annessa al convento dei Frati Minori e custodisce nell'abside dell’altare centrale uno dei 33 crocifissi lignei di Frate Umile da Petralia, risalente al 1633. A questo crocifisso è legata una leggenda, infatti si narra che a seconda dell'angolazione dalla quale si ammira la croce, sembra che il volto di Cristo sorrida o pianga.

La Via Sacra è tagliata trasversalmente da Via Umberto, lungo quest’ultima si trovano alcuni interessanti edifici civili in cui lo stile barocco è integrato dal gusto liberty di inizio Novecento, sulla scia dei palazzi palermitani di Ernesto Basile. Alla fine di via Vittorio Emanuele si ha invece un esempio di “nuova frontiera” architettonica nell’edificio che comprende l’ecostazione e la Casa dell’Acqua, sintesi di sostenibilità ambientale e innovazione, allestito con materiali riciclati e resi nuovamente funzionali. Il borgo si propone oggi come fucina del riciclo creativo, grazie all’associazione “Ricicreo Ferla” che ha già compiuto diversi interventi contro lo spreco di risorse.

L'atmosfera più autentica del borgo si respira però nel quartiere delle Carceri Vecchie, che risale al periodo medievale. Qui si intrecciano piccole strade e si affacciano le caratteristiche abitazioni con il cosiddetto uscio bucato (iattaruala) e la finestra sulla porta (giustieddu). Il primo era un'apertura per permettere ai gatti di entrare ed uscire, mentre il secondo è una piccola finestra dalla quale si poteva osservare senza essere visti. Si tratta di dettagli delle abitazioni della Sicilia di un tempo che ancora si possono ammirare.

In via Garibaldi si può notare invece il fastoso balcone barocco di palazzo Mirabella, sede del museo parrocchiale.
Ma Ferla non è solo chiese e palazzi barocchi, è infatti considerata la “porta” di Pantalica. Dal borgo è possibile organizzare un’escursione alla necropoli rocciosa, che dista solo 11 chilometri: è uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, vi si visitano il “palazzo del principe”, o Anaktoron, l’unico edificio megalitico di tipo miceneo, costruito con grossi blocchi di pietra, rimasto in Sicilia; il villaggio bizantino di San Micidario; le necropoli sparse lungo la collina e si può scendere in fondo alla valle dove le fresche acque del torrente Calcinara scorrono incassate tra le alte pareti del canyon. Più vicino a Ferla, a un solo chilometro dall’abitato, su una balza rocciosa è stata rinvenuta la necropoli di San Martino, in quest'area archeologica si possono ammirare una serie di sepolcri ipogei attribuiti all'età cristiana.

Non si può lasciare Ferla se prima non si è compiuta la tappa d’obbligo presso il laboratorio di produzione del maestro pasticcere Franco Manuele che con la sua Nuova Dolceria – Cose buone dal Borgo assicura un viaggio sensoriale tra i sapori e i profumi di questo ricco territorio.

La sua cifra stilistica è caratterizzata dall’uso sapiente ed esclusivo di materie prime locali accuratamente selezionate, la lievitazione naturale ottenuta con lievito madre vivo e il rici-creo applicato in pasticceria, ad esempio attraverso il riciclo delle bucce di frutta e ortaggi che non vengono scartate ma candite ed utilizzate.

Da provare assolutamente la ricandita (ricotta candita al moscato di Sicilia), il gelato mandorlivo, le varie tipologie di panettoni artigianali e le praline di cioccolato aromatizzate con timo e limone o zafferano ibleo (il laboratorio si trova in Via delle Mimose, 34 ed è consigliabile telefonare prima tel. 0931-879681 / 333.68985699).

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