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Altro che "rifiuto speciale": con la cenere dell'Etna si può creare (anche) un souvenir

Il primo grande progetto scientifico arriva dall'università di Catania, finanziato dal ministero dell’Ambiente, e si chiama "Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee"

Balarm
La redazione
  • 30 marzo 2021

L’intelligenza è la capacità di trovarsi di fronte ad una difficoltà, fondamentalmente imprevista, e trasformarla a proprio vantaggio.

Negli ultimi giorni la cronaca dell’intensa attività dell’Etna (il vulcano attivo più alto d’Europa) - oltre alle immagini spettacolari che hanno fatto il giro del mondo - ha portato alla ribalta un problema già presente ma legato, soprattutto, a queste ultime eruzioni.

In ogni angolo della Sicilia, infatti, non solo nei dintorni di Catania, si è depositata una gran quantità di cenere nera che, ancora in questi giorni, continua ad essere presente a distanza di centinaia di chilometri.

Nella piana del Catanese, va da sé, la quantità di questa cenere, residuo dell’attività della natura che poco si cura a volte dei problemi dell’uomo, ha messo in seria difficoltà la vita di tutti i giorni.

Ma solo in un primo momento.

Dall’essere considerata “rifiuto speciale” alla possibilità di destinarla a nuovi impieghi il passo è stato veloce grazie ad una serie di progetti messi in campo da diversi enti.



Il primo grande progetto scientifico arriva da un team di studiosi dell’università di Catania, finanziato dal ministero dell’Ambiente, e si chiama "Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee" (Reucet).

Si tratta di una serie di possibili declinazioni della polvere nera nei settori dell’ingegneria civile e ambientale, dalle malte agli intonaci, giungendo fino ai pannelli isolanti.

Ciò comporterebbe non solo lo smaltimento della cenere ma anche la riduzione del consumo di risorse naturali, oltre alla promozione della così detta “economia circolare”.

Il progetto, che avrebbe potuto essere messo in campo prima, giunge ovviamente in un momento in cui la raccolta di questo materiale è sovrabbondante ma, come si dice in Sicilia, “ogni impedimento è giovamento”.

Sui test già effettuati si sono avuti buoni risultati nella produzione dei prodotti sopra elencati; così come per i prodotti ceramici che presentano caratteristiche fisico-meccaniche in linea con quelle mostrate dai prodotti ceramici convenzionali.

E poiché una soluzione tira l’altra si sta studiando anche il recupero ambientale di aree degradate che consentirebbero di impiegare le migliaia di tonnellate di cenere.

I prodotti che ne deriverebbero, inoltre, potrebbero essere utilizzati anche nelle pavimentazioni stradali della viabilità provinciale, consentendo l’uso di volumi importanti con limitati costi di trasporto.

Considerato che i risultati ottenuti sono promettenti, così come suggerito dai ricercatori, risulta necessario intervenire sulla normativa vigente per valorizzare il recupero delle ceneri vulcaniche etnee, prevedendo risorse economiche specifiche.

Ma anche fra i non scienziati sono venute fuori possibili soluzioni per lo smaltimento.

In particolare la Coldiretti ha sottolineato la possibilità dell’utilizzo, in quantità adeguate, della cenere come fertilizzante dei terreni; possibilità che attirerebbe, a questo punto, anche coltivatori non siciliani con la conseguente possibilità di esportazioni anche fuori dall’Isola.

Non ultima l’idea, sempre della Coldiretti, di ipotizzare un marchio a tutti gli effetti per rendere la sabbia nera un souvenir unico e, siamo sicuri, ben presto ricercato.
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