Avvistato al largo della Sicilia, è un alieno a pinne gialle: che si sa del "pesce chirurgo"
Per molti mesi questo avvistamento è stato considerato dubbio dagli esperti, ma un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica BioInvasions Records ha confermato
Il pesce chirurgo "pinna gialla"
Durante gli ultimi anni, sempre più specie aliene sono state segnalate al largo delle coste siciliane. Fra queste c’è il misterioso pesce chirurgo pinna gialla, noto anche con il suo nome latino Acanthurus xanthopterus, avvistato al largo delle coste del ragusano nel corso del 2024. Per molti mesi questo avvistamento è stato considerato dubbio dagli esperti, ma un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica BioInvasions Records ha confermato il dato, chiarendo che anche questa specie ha cominciato a diffondersi nel Mediterraneo centrale.
Entrato probabilmente all’interno del bacino tramite il Canale di Suez (non è d’altronde l’unico pesce ad aver seguito questa strada), questo pesce chirurgo è originario dell’Oceano Indiano ed è adattato ai mari tropicali. A differenza di altre specie, come il temuto pesce scorpione Pterois miles, di cui abbiamo parlato in altri articoli mesi fa, l’Acanthurus xanthopterus non è pericoloso per l’uomo, ma la sua presenza nelle acque limitrofe alla Sicilia conferma la tropicalizzazione di un bacino che nei prossimi anni diverrà ancora più caldo – con preoccupanti conseguenze a livello climatico.
Questa specie appartiene alla famiglia degli Acanturidi, che comprende oltre 80 pesci tropicali dai colori vivaci. Si nutre di detriti, alghe e piccoli resti di animali marini, e vive soprattutto su fondali rocciosi anche a profondità elevate. Il suo corpo ha forma ovale e possiede una zona gialla evidente intorno agli occhi e lungo il bordo della pinna dorsale.
Il resto del corpo invece ha un colore scuro, sebbene le tonalità cambino con l’età. Il suo nome deriva da piccole spine affilate presenti vicino alla coda, simili a bisturi, che usa per procurarsi il cibo. Le popolazioni di questa specie si possono trovare a profondità comprese tra 5 e 90 m, sebbene gli adulti raramente si possano trovare sopra i 20 metri.
In varie regioni dell’Oceano Indiano, questa specie viene anche pescata dagli abitanti locali, risultando tra le specie più apprezzate in assoluto. Le popolazioni oggi presenti nel Mediterraneo non giustificherebbero ovviamente la pesca, ma la bontà della sua carne potrebbe risultare importante in futuro, per eventuali progetti di eradicazione. La pesca di questa specie avviene comunque principalmente con la fiocina e la lenza. La prima segnalazione della specie nel Mediterraneo è avvenuta il 31 ottobre 2024, quando un pescatore subacqueo ha consegnato l’esemplare al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, che negli ultimi anni sta diventando un importante centro di studi sulla biodiversità siciliana.
Qui gli esperti hanno effettuato misurazioni e analisi genetiche del DNA, confermando l’identificazione della specie. Gli esemplari più longevi di questa specie possono vivere fino a 34 anni d’età e raggiungere dimensioni considerevoli di oltre 70 cm di lunghezza. In media, però, la lunghezza di questa specie è di 50 cm.
Entrato probabilmente all’interno del bacino tramite il Canale di Suez (non è d’altronde l’unico pesce ad aver seguito questa strada), questo pesce chirurgo è originario dell’Oceano Indiano ed è adattato ai mari tropicali. A differenza di altre specie, come il temuto pesce scorpione Pterois miles, di cui abbiamo parlato in altri articoli mesi fa, l’Acanthurus xanthopterus non è pericoloso per l’uomo, ma la sua presenza nelle acque limitrofe alla Sicilia conferma la tropicalizzazione di un bacino che nei prossimi anni diverrà ancora più caldo – con preoccupanti conseguenze a livello climatico.
Questa specie appartiene alla famiglia degli Acanturidi, che comprende oltre 80 pesci tropicali dai colori vivaci. Si nutre di detriti, alghe e piccoli resti di animali marini, e vive soprattutto su fondali rocciosi anche a profondità elevate. Il suo corpo ha forma ovale e possiede una zona gialla evidente intorno agli occhi e lungo il bordo della pinna dorsale.
Il resto del corpo invece ha un colore scuro, sebbene le tonalità cambino con l’età. Il suo nome deriva da piccole spine affilate presenti vicino alla coda, simili a bisturi, che usa per procurarsi il cibo. Le popolazioni di questa specie si possono trovare a profondità comprese tra 5 e 90 m, sebbene gli adulti raramente si possano trovare sopra i 20 metri.
In varie regioni dell’Oceano Indiano, questa specie viene anche pescata dagli abitanti locali, risultando tra le specie più apprezzate in assoluto. Le popolazioni oggi presenti nel Mediterraneo non giustificherebbero ovviamente la pesca, ma la bontà della sua carne potrebbe risultare importante in futuro, per eventuali progetti di eradicazione. La pesca di questa specie avviene comunque principalmente con la fiocina e la lenza. La prima segnalazione della specie nel Mediterraneo è avvenuta il 31 ottobre 2024, quando un pescatore subacqueo ha consegnato l’esemplare al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, che negli ultimi anni sta diventando un importante centro di studi sulla biodiversità siciliana.
Qui gli esperti hanno effettuato misurazioni e analisi genetiche del DNA, confermando l’identificazione della specie. Gli esemplari più longevi di questa specie possono vivere fino a 34 anni d’età e raggiungere dimensioni considerevoli di oltre 70 cm di lunghezza. In media, però, la lunghezza di questa specie è di 50 cm.
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