STREET ART

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C'è uno street artist che sta decorando l'est della Sicilia senza chiedere il permesso

Tra le campagne di Catania anche ad Agrigento, Taormina e Caltagirone: in arte si chiama Ligama e ha una teoria sul paesaggio tutta sua

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 21 settembre 2018

L'intervento artistico di Ligama a Favara

Case abbandonate, ruderi, condutture lunghe centinaia di metri diventano spazi di intervento artistico dove Ligama lascia la sua impronta.

Accade a Catania dove, da qualche tempo, la campagna bucolica e rilassante assorbe e contestualizza tratti pop, densi di colore e figure geometriche.

Nel tempo non solo Catania ma anche altre città siciliane come Agrigento, Taormina, Caltagirone e anche la Cultural Farm di Favara, portano il segno dell'artista.

Ligama ha 32 anni ed è di Catania, ha studiato all'accademia e ha trovato un suo personalissimo modo per esprimersi.

Sembrano puzzle di figure geometriche colorate a prima vista, in realtà sono molto di più, sono suoni e immagini destruttuate.

Nelle sue opere crea sempre connessioni: tra il digitale e il reale, tra la land art e la street art, tra il suono e la vista, tra antico e contemporaneo, astrattismo e realismo, un mondo fatto di continue connessioni quello che svela come la società in cui viviamo fatta di link continui.

«Faccio parte della generazione della tecnologia, del digitale, dove l’immagine sviluppata sullo schermo diventa virtuale – spiega il pittore – e quella che vediamo tramite lo schermo del telefonino, ingrandita, si trasforma in pixel».

«Tanti pixel utilizzati dal punto di vista figurativo come per la meccanica quantistica dove una linea era un insieme di punti - continua - L’immagine ingrandita e vista da vicino guardandola da lontano diventa più nitida, non solo».

«Questi non sono dei quadri astratti - aggiunge - ma dei veri e propri suoni, raccogliendo dei dati tramite registrazioni, attraverso lo spettro visivo e algoritmi il suono si trasforma in colore».

Si sviluppa una pittura basata sul suono che ogni luogo emette, l’Etna con i suoi smottamenti ed eruzioni, una stanza, la voce di sua madre.

«Chiaramente ho creato un sistema java che permette di dare ad ogni lunghezza d’onda un valore cromatico dove il ruolo dell’artista si trasforma in traduttore ed esecutore di queste equazioni» conclude.

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