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Ci sono delle città nascoste tutte da scoprire: viaggio nella Catania sotterranea (e segreta)

Dopo la terribile eruzione vulcanica del 1669 , vi fu una ricostruzione sopra la città già esistente, con conseguente sovrapposizione dei vari livelli dei periodi storici

  • 13 ottobre 2021

La Catania sotterranea (foto di Jack)

Al di sotto delle vie centrali di Catania, esiste una città antica e nascosta che non tutti conoscono. Esistono più di dieci siti visitabili della Catania sotterranea, ma parleremo di quelli attualmente aperti al pubblico. Si tratta di percorsi sotterranei, tra la luce fioca e la penombra, tra resti antichi, pietre che parlano ancora e acqua che scorre lentamente.

Intorno, il silenzio, che ricorda il viaggio nell’oltre tomba dantesco e, in realtà, molti di questi luoghi venivano utilizzati per la sepoltura. Le origini di Catania risalgono al 729 a.C, periodo in cui fu fondata dai Greci. Durante la sua storia, la città fu distrutta più volte, sia a causa di guerre per i cambi dei governi delle varie dominazioni, sia a causa dei terremoti ed eruzioni vulcaniche.

L’ultima grande distruzione della città risale al 1693, ed è legata ad un evento sismico di elevata intensità (11° grado della scala Mercalli) che colpì più zone della Sicilia Orientale, provocando circa 60.000 vittime. In seguito, la città fu ricostruita in stile barocco, oggi patrimonio UNESCO. Visitando la città, ci si rende conto che la maggior parte degli edifici del centro storico risalgono quasi tutti al periodo tardo settecentesco.



Nelle parti sotterranee della città, invece, si trovano i resti più antichi, perché dopo la distruzione, vi fu una ricostruzione sopra la città già esistente, con conseguente sovrapposizione dei vari livelli dei periodi storici. Il Castello Ursino, in piazza Federico di Svevia, è una costruzione medioevale esemplificativa di un evento che ha condizionato la storia della città. Si tratta dell’eruzione vulcanica del 1669, quando la lava fuoriuscì dalla zona di Nicolosi e arrivò fino al centro della città, superando le mura e fermandosi dinnanzi il grande edificio del monastero dei Benedettini.

I Catanesi costruirono delle trincee per far defluire la lava, che si appoggiò letteralmente alle mura della città circondandole, ma che tuttavia riuscì ad penetrare in più punti e a ricoprire così il fossato del castello, le sue mura, la spiaggia e il mare, sul quale la fortezza medioevale si affacciava. Una parte del castello, ancora oggi si trova al di sotto della superficie attuale e non è visibile.

I siti di cui parleremo sono legati a questo evento e si trovano all’interno di “camere d’aria” o grotte create della lava. Uno dei siti più antichi è il Pozzo di Gammazita, che è collocato ad un livello di sostrato molto profondo, a quota meno quindici. Questo sito si trova nella vicinanze del Castello Ursino e, seppur nascosto agli occhi dei passanti, è spesso visitabile tramite escursioni organizzate da associazioni culturali della città.

Si tratta di una fonte medioevale, risalente al XII secolo, che crea un connubio tra l’acqua, il mito e la storia della città. Infatti, è stato scenario di una leggenda che si tramanda da generazione in generazione e che racconta del coraggio e della determinazione della bella popolana Gammazita, pronta a morire gettandosi in fondo al pozzo piuttosto che cedere alle violenze di un soldato angioino.

La popolazione stanca dei soprusi, reagì all’egemonia degli angioini ed ebbero così origine i Vespri Siciliani. Il pozzo si trova nascosto in un cortile, sovrastato e adombrato da case che vi sono state costruite al di sopra dall’800 in poi. All’interno del pozzo è ancora visibile dell’acqua di sorgente che sgorga, ma è anche interessante notare, scendendo nelle profondità, parti delle mura antiche della città e le pareti di lava dell’eruzione del 1669. Per riportarlo alla luce, i catanesi nel ‘700 scavarono con mezzi di fortuna e lo dotarono di una pittoresca scalinata ancora oggi esistente.

Proseguendo verso la zona della pescheria, in piazza Currò, si giunge all’Ostello Agorà, nelle cui cantine è ancora possibile ammirare un corso d’acqua che scorre all’interno dei tanti canali in cui era imbrigliato l’Amenano, prima dell’eruzione del 1669. Entrando nell’ostello e percorrendo delle scale, è possibile scendere fino ad una decina di metri al di sotto della colata e visitare l’interno del canale, immerso in una suggestiva grotta lavica.

Nella zona del mercato cittadino, chiamato dai cittadini “fera ‘o luni”, si può visitare la chiesa di san Gaetano “alle grotte”, in Piazza Carlo Alberto. La chiesa sorge sulle rovine di un edificio religioso risalente al 216 d.C. e fu più volte distrutta. L’ultima ricostruzione risale al 1800 per volere della confraternita di San Gaetano. La particolarità della chiesa è rappresentata dalla presenza di una grotta sotterranea e di cunicoli, che si pensa siano stati un tempo utilizzati come catacombe.

La leggenda narra che proprio lì fu sepolto anche il corpo di Sant’Agata, la patrona della città. Si tratta di una chiesa molto caratteristica, nelle cui pareti sono ancora visibili degli affreschi, seppur sbiaditi dalle infiltrazioni di acqua piovana. Nella cripta, vi è anche una suggestiva fonte battesimale, scavata nella roccia, dove è ancora presente l’acqua che proviene dal sottosuolo.

Altra tappa importante per conoscere la Catania sotterranea è la cripta di sant’Euplio, nell’omonima via. Qui si rivive la storia della Catania paleocristiana al tempo del martire Euplio, compatrono della città, e si narra che il santo fu ucciso proprio in quel luogo mentre era intento alla preghiera. Percorrendo le scale che conducono ai locali sottostanti di epoca romana, si giunge ad una grotta, dove resta visibile un altare e un pilastro in stile corinzio che pare reggesse un vangelo in pietra. Questa cripta è quanto rimane dell’antica chiesa annessa, distrutta dai bombardamenti bellici del 1943.
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