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Come passare sette meravigliosi giorni in Sicilia: un itinerario firmato "El Paìs"

"Le meraviglie della Sicilia in sette giorni entusiasmanti" è il titolo di un inserto che la testata spagnola El Paìs dedica alla Sicilia, da Palermo a Catania tra divertimento e arte

Balarm
La redazione
  • 12 febbraio 2018

Ortigia, il quartiere antico di Siracusa

Una settimana è sufficiente per visitare i luoghi essenziali dell'isola italiana, come il teatro greco di Taormina, i templi di Agrigento o i favolosi scorci dell'Etna.

El País è un quotidiano spagnolo che vende una media di oltre 457mila copie al giorno e ha dedicato un inserto a una esperienza di viaggio in Sicilia fatto da un suo redattore: un itinerario per centri storici, ristoranti, monumenti e natura.

Parte tutto da Racalmuto, la piccola città che si trova sulla strada che collega Agrigento a Palermo, e scrivono che è "bruttina", ma ci si deve fermare perché Leonardo Sciascia è nato e morto qui.

«Il realismo magico non è solo una questione caraibica - spiegano - in Sicilia la realtà ha anche quella straordinaria, quasi fantastica piega che trasforma l'isola in uno spazio di finzione. Il suo paesaggio urbano è un'infinita scenografia teatrale che a volte - nelle città o nelle città - travolge i suoi eccessi».

Si può arrivare in aereo atterrando negli scali di Palermo e di Catania ma, spiegano, conviene lasciare Palermo per ultima: perché alcuni dei suoi miracoli potrebbero passare in secondo piano se visti a metà o all'inizio del viaggio.

Un viaggio su strade non sempre in buone condizioni, irregolari, aggrovigliate e bizzarre: il traffico nelle città è difficile e i conducenti sono disordinati e anarchici, che attraversano i vicoli guardando nella direzione opposta.

Un viaggio attraverso la Sicilia può durare una vita, ma ci vuole una settimana per conoscere la maggior parte dei luoghi leggendari come Taormina, che sorge su un balcone naturale che si affaccia sul Mar Ionio, e il suo teatro greco, uno dei più famosi al mondo.

Da lì si contemplano insieme il mare blu che si illumina anche in inverno e le cime innevate del vulcano Etna, ancora attivo.

Sulla strada verso sud si arriva a Catania: l'incrocio delle strade Vittorio Emanuele II ed Etnea può essere preso come riferimento della passeggiata in città. Qui si incontrano le principali attrazioni della città e il trambusto dei suoi negozi e ristoranti.

Un'ora di macchina a sud porta a Siracusa, un altro gioiello costiero dell'isola che racchiude il quartiere di Ortigia: una piccola e antica penisola unita alla città moderna attraverso un ponte. Meglio cenare lì, suggeriscono, in uno dei suoi ristoranti che si affacciano sul mare o in uno di quelli che si nascondono nella rete di stradelle.

Tra luoghi monumentali, palazzi storici e chiese c'è anche tanta umanità: ragazzini che girano per pub e anziani che leggono passeggiando. La Sicilia è piena di meraviglie, ma la sua bellezza è dettata dalla decadenza.

In ogni angolo - scrivono - si avverte la presenza del principe Fabrizio, il Gattopardo: i riverberi di un tempo di gloria che è ormai finito anche in quelle città che sono ben conservate, dove si può avvertire la musica della danza che chiude il film Visconti.

Fuori Ortigia, nella città moderna, c'è un sito archeologico che ha due attrazioni principali: un teatro greco che è stato scavato nella roccia e una grotta chiamata l'Orecchio di Dionisio.

Verso ovest si trovano le città barocche, da visitare però di sfuggita: Noto, Modica e Ragusa. Anche vederle da lontano, colorate di oro e ora, è uno spettacolo ammirevole ma camminare per i vicoli è come fare un intenso esercizio fisico per le decine di scale e pendii ripidi.

Anche Agrigento è costruita su un pendio: non hanno cambiato il lastricato delle strade del centro storico e questo dà alle città un tocco di grandezza, anche quando - come nella via Antica - la quasi assenza di marciapiedi rende difficile il cammino.

Ci sono più edifici abbandonati o sporchi, più balconi arrugginiti, c'è insomma più decadimento. Ma è bene arrivare fin lì per via della Valle dei Templi, un imponente sito archeologico dove sono riuniti una dozzina di templi greci, successivamente restaurati dai Romani.

L'itinerario per Palermo è la parte finale del viaggio e fa attraversare l'isola verso nord: una piccola deviazione permetterà al viaggiatore fetish di visitare Corleone, la patria della vera mafia e della finzione mafiosa de "il Padrino".

Ma arrivando a Palermo si conosce una grande città, moderna e piena di vita, che conserva anche i ciottoli di un'altra epoca. "Nelle facciate dei palazzi - commentano i redattori de El Paìs - si continuano a stendere i panni per farli asciugare al vento e al sole: il che ha il sapore dell'indolenza".

Palermo ha dozzine di chiese, musei e strade storiche, ma ci sono alcuni luoghi abbaglianti che nessun viaggiatore può perdere: la Cappella Palatina, le vicine chiese di Martorana e San Cataldo, e l'oratorio di San Lorenzo, San Domenico e Santa Cita.

A Palermo puoi passeggiare a piedi per l'area monumentale, visitare la Chiesa del Gesù, il Mercato di Ballaro, piazza Bellini, piazza Pretoria e la sua fontana circolare piena di statue, la cattedrale, la chiesa di San Giovanni degli Eremiti o il formidabile Teatro Massimo, uno dei migliori in Europa in cui sono state filmate le scene per l'omicidio di Michael Corleone nella terza parte di "Il Padrino".

Al tramonto si cammina per via Alessandro Paternostro, praticamente occupata da giovani che bevono, o via Bara All'Ollivella, piena di ristoranti. Ci si arriva da corso Vittorio Emanuele II e da via Maqueda, le arterie che tracciano la vita palermitana e che si incrociano ai Quattro Canti.

«In questo trambusto non riesco più a trovare Burt Lancaster ma trovo Alain Delon e soprattutto Claudia Cardinale: tutto cambia in modo che tutto rimanga uguale - scrive - gli anni passano e la confusione delle città, secolo dopo secolo, assomiglia sempre a se stessa».

L'ultima visita è alla Villa Romana del Casale, un palazzo antico e sontuoso i cui pavimenti sono rivestiti con mosaici ben conservati. Si trova nel centro dell'isola ed è stato costruito, secondo le stime, alla fine del terzo secolo.

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