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Con l'arte (e l'architettura) si mangia: le cose che però si dovrebbero fare a Palermo

La nuova Pretura, il parco del Foro Italico, l'arco della Cala, il porticciolo di Sant’Erasmo, sono tutti progetti accettati dalla critica e pienamente fruiti da residenti e turisti

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 13 gennaio 2020

Il lungomare del Foro Italico a Palermo

«La qualità urbana è data da fattori integrati che riguardano l’abitare, le infrastrutture, la salute, l'ambiente, lo sviluppo, economico, l’accrescimento culturale. Il governo ideale della città dovrebbe soppesare la diversificata progettualità dell'arte… la qualità urbana si definisce anche attraverso la forma dello spazio e del visibile». Lo scrive Alessandra Pioselli ed io lo sottoscrivo comprese le virgole.

Dico cose note e risapute, ma in termini di spirito di comunità, non riusciremo ad uscire dalla brutta piega economica, estetica e sociale che la città ha imboccato da tempo senza l'architettura contemporanea di qualità.

Eppure se il passato, anche recente, qualcosa ci ha insegnato è proprio che laddove si è dato spazio alla creatività dei progettisti, quella scommessa legata intimamente alla fiducia tra città e progettisti, è stata vinta.

La nuova Pretura, il parco del Foro Italico, l'arco della Cala, il porticciolo di Sant’Erasmo, sono tutti progetti accettati dalla critica e pienamente fruiti da residenti e turisti, ormai luoghi inscindibili dall'uso e dalla fruizione pubblica.
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Sono gocce nel mare dell'oblio in cui l'architettura contemporanea è stata relegata e non solo dal centro storico e da una politica a tutti i livelli inadeguata alla visione necessaria di sviluppo sostenibile di una capitale culturale mediterranea.

Senza l'impegno di Achille Bonito Oliva, oggi Napoli non avrebbe le sue stazioni metropolitane diventate un vero e proprio topos urbano, senza Ludovico Corrao oggi la Sicilia non avrebbe la più importante opera di Land Art nel Cretto giebellinese di Burri, senza Antonio Presti e la sua ostinata visionarietà positivista non avremmo già storicizzate presso la Fiumara d'arte di Tusa le opere di Pietro Consagra, Mauro Staccioli, Italo Lanfredini, Tano Festa, Paolo Schiavocampo.

Allora i modelli virtuosi esistono? Esistono e sono soglia del patrimonio materiale/immateriale del meridione? Si, esistono. Allora è ancora possibile e non è illusione pensare, che le visioni creative possano trovare casa in luoghi marginalizzati da generazioni di classi politiche autoreferenziali e prive di slancio?

Certo che è possibile e certo che tale condizione di sviluppo in accordo con la storia delle stratificazioni urbane e sociali può e deve tornare al centro dell'agenda politica indipendentemente dai colori dei singoli partiti.

Non esiste arte e non esisterà architettura di qualità e integrazione tra arte e architettura e dunque evoluzione, senza una rinnovata coscienza politica a cui ogni cittadino è chiamato a rappresentare indispensabile azione di pungolo.

Dico cose note, lo so, ma senza una coscienza diffusa e corale pienamente partecipe del bisogno di evolversi nella giusta strada, che ponga come paletti indispensabili all’azione politica, i concetti di qualità architettonica e merito attraverso il moltiplicarsi di concorsi di progettazione, continueremo a perdere battaglie su battaglie e infine la guerra contro chi pensa dall'alto della sua barchetta e condizione sociale ereditata, che con la cultura non si mangia.

Siamo ancora in tempo però, per invertire un destino di degrado in speranza per le giovani generazioni che viaggiando, scovano la bellezza dell'architettura contemporanea in giro per il mondo ma non a casa e si domandano il motivo.

Lasciando per un attimo la necessaria attività di recupero e restauro del patrimonio monumentale diffuso, cosa aspettano Comune e Regione a bandire concorsi per la Rambla in via Amari, per il parco diffuso lungo i km di ex linea ferrata oggi interrata, per le nuove scuole a Partanna e Mondello, per una biblioteca a Borgonuovo e allo Sperone, per nuove e indispensabili strutture museali, per la rifunzionalizzazione dell'ex Cotonificio Siciliano e della Fiera del Mediterraneo e cosa o chi si aspetta per ridare dignità, sulla scorta della stessa operazione effettuata per lo stesso committente e cioè RFI a Napoli, anche alle nostre di fermate metropolitane?

Forse Palermo non merita quanto Napoli, oppure è un'intera classe politica palermitana e siciliana a non essere all'altezza dell’impegno e della determinazione dei politici campani?

Il linguaggio contemporaneo di qualità è un nostro diritto! La bellezza è un nostro diritto! Prima lo capiremo noi cittadini e insieme, prima dovranno accettarlo ominicchi e… politici.
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