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Cosa ci faceva Mata Hari a Palermo? Raccontiamo la femme fatale che incantò il mondo

Si esibiva in danze esotiche, passeggiava nuda nel giardino di casa, ma nessuno sa davvero chi fosse. Mata Hari portò con sé i segreti della sua esistenza

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 1 luglio 2021

Mata Hari

Ci sono storie di personaggi che affascinano per sempre, anche dopo decenni dalla loro scomparsa, e anche dopo secoli e millenni, pensiamo ad esempio ad Alessandro Magno, Cleopatra, Cesare, Sant'Agostino, Dante, e tanti altri. La storia spesso si intreccia con le storie, con i racconti, ed è così che accadde a Mata Hari (in lingua malese ''l'occhio del mattino'').

Mata Hari nacque in Olanda nel 1876, nonostante a volte sostenesse di avere origini orientali. Ebbe una vita avventurosa, tra viaggi, amanti, spettacoli e tante bugie, infine fu accusata di essere una spia al servizio dei tedeschi e venne fucilata in Francia nel 1917, durante la prima guerra mondiale, indossando uno degli abiti migliori e rifiutando la benda sugli occhi, per guardare in faccia la morte.

La vicenda singolare di una donna olandese dalle fattezze non esattamente nordiche, con capelli e occhi scuri, e soprattutto la fucilazione di un personaggio famoso - come se oggi venisse condannata a morte una star del cinema - hanno affascinato il pubblico nel tempo, quasi come se il suo spettacolo di danza indonesiana potesse incantare ancora.



Margaretha Geertruida Zella, questo il suo vero nome, infatti, passò un periodo in Indonesia col marito: circa cinque anni. Tanti eventi accaddero in quel periodo, tra cui il triste evento della morte di un figlio per avvelenamento. Proprio durante quel viaggio si avvicina alle danze indonesiane, ''importandole'' poi nel vecchio continente, dove ammaliava tutti con le sue movenze, che a quanto pare non erano perfette, ma era talmente magnetica che alla gente non importava che fosse una ballerina discutibile.

La danza era accompagnata spesso da un lento svelarsi in cui lasciava cadere i vestiti, affascinando gli spettatori. Nonostante la sua professione ufficiale fosse quella di danzatrice e occasionalmente abbia fatto anche la modella e probabilmente lavoro sessuale, il suo nome è diventato un sinonimo di ''spia''.

Tra le varie città in cui Mata Hari si esibì dopo la permanenza nell'estremo oriente, troviamo anche Palermo, nel 1913. La vicenda è poco chiara e non si sa con esattezza perché Mata Hari passò cinque o più giorni a Palermo, con esibizioni in un teatro di second'ordine, lei che aveva calcato i palchi di locali e teatri famosi come l'Olympia e il Moulin Rouge.

Anche Leonardo Sciascia si interrogò al riguardo, in un capitolo di ''Cronachette'': Sciascia non esclude l'ipotesi che si trovasse in Sicilia come spia. A Palermo a quanto pare si esibì al teatro Trianon, secondo un suo biografo, Sam Waagenaar, grazie all'aiuto di un amico, Ignazio Florio. Sciascia tuttavia obietta sostenendo che i Florio avrebbero potuto farla esibire al Teatro Massimo: «una ribalta modesta come il Trianon fa pensare a un protettore di mezza tacca, uno di quei tanti baroni siciliani che allora sciamavano (e forse ancora sciamano: più o meno falsi, più o meno squattrinati) tra Parigi e Montecarlo [...]», scrive.

La donna, contrariata per l'esibizione in un teatro di basso livello, avrebbe rifiutato di andare in scena, ritardando l’inizio degli spettacoli. Poi però avrebbe rispettato l'impegno assunto, anche per evitare il sequestro del bagaglio. Gli spettacoli furono solo cinque, mentre invece, secondo Waagenaar, sarebbero stati addirittura due al giorno per due settimane. Il biografo di Mata Hari sostiene che non sia una spia, perché spesso dedita ad attività domestiche che la raffigurano come una donna ''innocua''.

Tuttavia Sciascia scrive: «Ma la convinzione che Mata Hari non fosse in grado di sostenere il ruolo di spia (l'agente H 21) a Waagenaar viene forse dall'averne scrutato la vita privata, piuttosto semplice e casalinga (e si vedano le pagine che Savinio le dedica nei Souvenirs), e da una supervalutazione degli ingranaggi spionistici e delle menti che le guidano: mentre io credo si muovano sempre – allora come ora – in un giuoco delle parti, e ogni parte in giuoco doppio, di informazioni false ritenute vere e di informazioni vere ritenute false, e insomma in una specie di atroce nonsense».

Dagli scritti di Alberto Savinio dedicati a Mata Hari, che vengono fuori principalmente dalle confidenze della sua vicina di casa, emerge una figura quasi bucolica, che si dedica all'orticello, molto diversa dalla femme fatale che strega gli uomini sui palchi di mezzo mondo.

Eccetto un particolare bizzarro, che racconta di Mata Hari che vaga in giardino come mamma l'ha fatta: «Come molti suoi connazionali, nutriva per il latte e i suoi sottoprodotti un amore profondo. A fine di soddisfare questo amore in una maniera per così dire diretta, Mata Hari custodiva in questo suo orticello una vaccherella neerlandese, che essa, tutte le mattine, e nuda come Dio l’aveva fatta, scendeva a mungere con le sue stesse mani».

Doveva forse indagare su qualche fatto a Palermo? Perché sia venuta in Sicilia ancora non si sa.

Certo è che Margareta, la femme fatale bucolica che passeggiava nuda nel giardino di casa e che si esibiva in danze esotiche, portò con sé i segreti della sua esistenza, creando una leggenda che ancora oggi affascina il mondo intero e che riguarda, in qualche modo, anche Palermo.
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