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Di tramonti, antiche prigioni e leggende: l'Isola delle Femmine è un posto da vedere

Molte leggende e poche verità, tra cui la bellezza assoluta del tramonto che tinge di rosso il cielo e il mare: l'Isola delle Femmine, vicino Palermo, è un posto da visitare

Balarm
La redazione
  • 14 maggio 2018

L'isola delle Femmine in Sicilia (foto Salvo Ferraro)

È un Comune a sè a un quarto d'ora d'auto da Palermo, deve il nome all'isolotto che galleggia a pochi metri dalla costa e che si può raggiungere a nuoto: e l'isolotto il nome di "Isola delle Femmine" da dove lo prende?

Tra le leggende che si conoscono sull'origine del nome, alcune nascono dalla presenza della torre, ormai totalmente diroccata, che troneggia al centro dell'isola: la torre secondo alcuni sarebbe stata una prigione per sole donne, da qui allora anche l'intero lembo di terra.

L'altra storia è quella delle 13 giovani donne turche abbandonate, per punizione, a bordo di una barca che dopo giorni di deriva le condusse su questa isola microscopica (lo sviluppo costiero è di un chilometro e trenta metri) dove rimasero per sette anni.

C'è poi la leggenda che vuole che il nome nasca dalla volontà di un presunto conte di Capaci (altro Comune vicino): l'uomo era innamorato di una donna che lo rifiutava e che, sempre per punizione, venne condotta sull'isola perché vivesse di stenti e solitudine fino alla fine dei suoi giorni. Da sola e nella disperazione si suicidò.

Una terza leggenda anzi, la testimonianza scritta di Plinio il Giovane in una lettera indirizzata a Traiano, racconta di questa isola come luogo di residenza per delle bellissime giovani che si offrivano in premio al vincitore "della battaglia" (non si sa di quale battaglia).

È che di vero non c'è niente in nessuna di queste storie. La storia incastra il nome addirittuta in epoca antichissima: derivando dal latino "Fimis" o dal termine arabo "fim" che significa "imboccatura" si faceva riferimento allo stretto canale che separa l'isola dalla terra ferma, una imboccatura appunto da prendere per raggiungere Palermo da ovest.

Come recita il sito del Comune di Isola delle Femmine «Dal bollettino ecclesiastico di Monreale datato 1912 si legge che, con l'antico nome di "isola di fimi", risalente al 1176, si intendesse l'isola che sorge all'imboccatura del seno marittimo che si estende verso ovest sino a Punta Raisi, nel territorio di Carini».

Poco male: parliamo dell territorio che è affascinante soprattutto perché ha uno dei tramonti più belli della Sicilia. Il sole cade a strapiombo sul mare esattamente dietro l'isoletta regalando a chi osserva una gamma di rossi e arancioni, di viola e azzurri, che lasciano senza fiato.

Dalla costa si vede quindi l'isolotto che si può, davvero, raggiungere a nuoto: molte le attività per cui siciliani e turisti raggiungono questa striscia di terra, soprattutto in estate. Dal surf agli aperitivi, dalle feste sulle piattaforme alla spiaggia, dal paesino pittoresco ai ristorantini "Isola" è un posto che vale la pena visitare.

C'è un'altra torre sulla terra ferma che è chiamata Torre di "dentro" mentre quella sull'isola è chiamata di "fuori": entrambe facevano parte del sistema di avvistamento delle Torri costiere della Sicilia. La torre sull'isolotto è dello stesso architetto della fontana Pretoria di Palermo, il fiorentino Camillo Camilliani.

Dal 1997 l'isola è una riserva naturale orientata gestita dalla Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu) quindi risulta una proprietà privata sebbene amministrativamente faccia parte del Comune di Isola delle Femmine.

Nel settembre del 2017 la piccola isola è stata messa in vendita da un'agenzia immobiliare per conto degli eredi di Rosolino Pilo, che si dichiarano proprietari dell'isola fin dal 1600, la richiesta è stata di oltre 3 milioni di euro (leggi qui per approfondire, comunque non l'ha comprata nessuno perchè tra l'altro non si può edificare).

Come si arriva: dista 20 chilometri da Palermo ed è collegata sia con l'autostrada A29 (Palermo-Mazara del Vallo) che con la statale lungomare, basta prendere l'autobus numero 628 dallo Stadio Renzo Barbera.

Per l'immagine si ringrazia Salvo Ferraro.

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