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Difendeva il porticciolo di Ognina dai corsari: è tra le più antiche torrette costiere del siracusano

Costruita presumibilmente nel XV secolo, la Torre di Ognina è l'unica del siracusano realizzata nel primo Quattrocento sulle indicazioni del programma di re Martino, insieme a quella di Capo Passero

Simona Russo
Giornalista
  • 23 aprile 2021

La Torre di Ognina

Nel sud-est siciliano si trova un piccolo angolo dal fascino suggestivo che è la località di Ognina, con il suo romantico porticciolo.

Ci troviamo a circa 15 chilometri a sud di Siracusa, questa località costiera è caratterizzata dalla bellezza del colore del mare, dalla trasparenza dei fondali marini, dalla profumata macchia mediterranea e dall’interesse paesaggistico e archeologico della sua costa.

Il nome sembrerebbe derivare dal greco “oγкoσ” che significa proprio "angolo", in considerazione della particolare conformazione del sito che determina con il porto – canale un angolo ottimale per ripararvi le imbarcazioni.

L'area di Ognina è particolarmente interessante dal punto di vista archeologico per testimonianze che vanno dall'età preistorica a quella tardo antica. La zona ha subìto nel tempo molti rivolgimenti, variando più volte la morfologia costiera, subcostiera e dei fondali, cambiando quindi il modus vivendi delle popolazioni che vi si sono succedute.



Lo studio paleomorfologico della linea costiera di Ognina, ha portato alla luce notevoli tracce, spesso molto evidenti, di intervento antropico, volto allo sfruttamento del terreno e all’utilizzo di questo a fini pratici.

La Torre di Ognina (comunemente detta "torretta") è una delle testimonianze storiche più antiche di questa parte di litorale. Costruita presumibilmente nel XV secolo, sopra un promontorio naturale prospiciente il mare, è l'unica torre del siracusano realizzata nel primo Quattrocento, sulle indicazioni del programma di re Martino, insieme a quella di Capo Passero.

Il progetto nasce dalla necessità di proteggere il porticciolo di Ognina e la vicina tonnara, luogo di traffico marittimo, da possibili minacce e di costituire un punto di collegamento visivo con la torre di Stampace ed il castello di Cassibile.

Questa torretta, grazie alla sua posizione che consente un'ampia osservazione su tre lati di un paesaggio suggestivo, è citata e descritta in molti libri storici come "torre di guardia" priva di artiglieria. Molto piccola e di forma cilindrica, rastremata verso la sommità (alta e stretta), la torre è costruita in muratura di pietrame del luogo, legata con malta di calce.

L'accesso alla parte superiore, che è il piano di osservazione della torre, è possibile grazie ad una scala anch'essa realizzata in pietra. Nel 1584 viene descritta dal Camillani come "una torre piccolissima, antica et meza rovinata là dove si tiene la guardia; et è molto necessaria ingrandirla, secondo che si dimostra nel disegno, sendo molto importante per la sicurtà del rifugio quivi poco avanti, qual si domanda Porto di Ognina, sicchè il promontorio viene a pigliar nome da questo ridotto".

Nel 1705 è ancora in funzione e il Formanti così la descrive: "A sinistra del porticciolo, si trova una torre di guardia che quando si avvicinano i corsari, dà l’allarme suonando la buccina al fine di radunare i contadini per la difesa delle imbarcazioni che stazionano nel canale".

Su di essa, infatti, stazionava un custode-vedetta con il compito di avvistare i corsari e dare l'allarme suonando la buccina (conchiglia tortile chiamata in dialetto "brogna"), al fine di avvertire e radunare i contadini delle campagne circostanti per la difesa delle imbarcazioni ormeggiate nel piccolo porto-canale.

Un fatto curioso, riportato dallo storico Capodieci, avvenne il 21 luglio 1787 quando sotto la torre approdò una nave di corsari assieme ad una barca predata con 15 turchi a bordo; tra la gente del luogo si diffuse il panico che temeva le incursioni dei due vascelli. In realtà i corsari si erano momentaneamente accostati perché il mare era grosso e alla fine ripresero il loro viaggio in direzione di Malta con il prezioso carico.

Già nel 1805 la Torre di Ognina non venne più annoverata nell'elenco delle torri del regno per le sue condizioni di totale degrado. Nel 2001, invece, è stata oggetto di lavori di restauro.

Per contestualizzare la presenza delle torri costiere in Sicilia, bisogna considerare che nella prima metà del '300, in un momento di estrema debolezza dei nuovi regnanti aragonesi, i maggiori feudatari siciliani avviarono un imponente opera di edificazione di strutture fortificate all’interno dei territori in cui, di fatto, esercitavano pieni poteri.

Le torri costiere garantivano la difesa dei possedimenti litoranei dagli attacchi (angioini prima e arabi poi), provenienti dal mare. Prima iniziativa regia fu quella avviata nel 1405 da re Martino il Giovane che, anche in un’ottica di riaffermazione del potere sovrano, ordinò di restaurare le torri esistenti e di costruirne di nuove.

È solo nel '500, con gli imperatori Carlo V e Filippo II, con l’intensificarsi delle “incursioni barbaresche”, che si assiste però ad un progetto organico di difesa costiera affidata alle torri. La scelta del sito dipendeva dalla possibilità di dominare un ampio spazio di mare e permettere le segnalazioni con dei fuochi fra i vari fortilizi e fra questi e le città. I torrioni erano generalmente a pianta quadrangolare, di due piani comunicanti.

Nel piano terra vi erano le cisterne e il deposito e nel primo piano l'alloggio delle vedette, l'accesso avveniva tramite una scala fissa o mobile, ques'ultima poteva essere ritirata in caso di pericolo.

Attualmente le torri esistenti in Sicilia sono 218.
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