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Dove si va per "vedere" Manifesta a Palermo: le sedi e gli orari per visitarle

In molti si domandano "dove devo andare per vedere Manifesta?" ma Manifesta non è un luogo bensì una manifestazione: ecco i luoghi in cui si può andare con gli orari

Balarm
La redazione
  • 28 giugno 2018

Una delle stanze di palazzo Butera decorato con la carta-installazione del collettivo Fallen Fruit

Manifesta, la biennale d'arte che si sposta di città in città per tutta l'Europa è quest'anno a Palermo fino al 4 novembre: ma dove? Sono tanti i luoghi in cui vedere installazioni, proiezoni, mostre, incontri e interventi urbani ma ecco un breve vademecum per andare a visitare gli spazi della città che la biennale usa ufficialmente come sede.

Ognuno di questi posti è aperto ogni giorno tranne il lunedi e tutti dalle 10 alle 20, fa eccezione lo Spasimo, aperto dalle 9.30 alle 18, fa eccezione il Giardino dei Giusti, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18; e Volpe Astuta, aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle 18.

Al loro interno si possono ammirare appunto alcuni dei progetti artistici di Manifesta12 (consulta il caledario eventi per scoprirli tutti).

Partiamo proprio da Volpe Astuta (via Micciulla, 1 ad Altarello di Baida): un fondo agricolo di circa 2,5 ettari appartenente alla famiglia mafiosa degli Inzerillo, venne sequestrato nel 1980 e successivamente confiscato nel 1983 da Giovanni Falcone.

Oltre all’agrumeto storico, all’interno della base sono presenti dei monumenti di grande rilievo come la "camera dello scirocco" (la cui origine risale al XV secolo e che dal XVIII secolo venne utilizzata come struttura architettonica di raffrescamento passivo) e il qanat medievale Xibene, un canale di approvvigionamento idrico, parte della complessa rete idrica ipogea che trasportava le acque delle sorgenti pedemontane verso la città.

Lo Spasimo (piazza Carlo Maria Ventimiglia): la chiesa di Santa Maria dello Spasimo è una delle più suggestive di tutta la Sicilia e la contraddistingue un particolare davvero singolare: non ha il tetto. Fu costruita nel 1509 e nel 1537 il pericolo di una possibile invasione turca mise in allarme Palermo che corse subito ai ripari rinforzando le fortificazioni e le vie di difesa compreso lo Spasimo che subì delle modifiche.

La chiesa oramai sconsacrata venne utilizzata in vari modi: dal 1582 come teatro per spettacoli, dal 1624, a causa dell’epidemia di peste che colpì Palermo, come lazzaretto, dal 1825 come ospizio, dal 1855 come ospedale e dopo la seconda guerra mondiale come deposito di opere d’arte. La chiesa è rimasta in stato di abbandono fino al 1988, e dopo un lungo lavoro di restauro, nel 1995 è stata restituita al pubblico. Oggi l’intero complesso è sede del Brass, scuola Jazz di Palermo.

L'Oratorio della Madonna Rifugio dei Peccatori Pentiti (via Maqueda): era sede della congregazione della Madonna Rifugio dei Peccatori Pentiti, ma nel XX secolo in seguito allo scioglimento della congregazione, si succedettero diverse confraternite come quella dei Chierici dei Santi Pietro e Paolo e Maria SS. della Mercede, che diedero all’edificio l’attuale conformazione di chiesa e che mantennero il richiamo alla Vergine titolare, attraverso i temi delle pitture sulla volta e sulla controfacciata.

L’unica opera conservata dell’Oratorio è una grande tela che raffigura la Madonna Rifugio dei Peccatori Pentiti, che era destinata alla nicchia della facciata presbiteriale sopra l’altare e venne dipinta da Giacinto Calandrucci, pittore palermitano già autore dei dipinti della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini. Dal 2013 l’Oratorio ospita lo spazio espositivo della Fondazione d’arte contemporanea G.O.C.A., che ne ha seguito anche il recupero.

Palazzo Costantino (Cantone nord-orientale dei Quattro Canti): fu costruito da Giuseppe Merendino a metà del XVIII secolo, su precedente struttura seicentesca. Fu oggetto di un’importante intervento di ristrutturazione progettato dall’architetto Venanzio Marvuglia.

I saloni principali vennero decorati con stucchi, affreschi di Gioacchino Martorana, preziosi arredi stile Luigi XV e Luigi XVI in legno intagliato e dorato e pavimenti maiolicati settecenteschi come quello rappresentante La nascita di Venere di manifattura napoletana “Barberio”. Gli affreschi presenti nelle altre sale sono invece di Giuseppe Velasco, Elia Interguglielmi e Gaspare Fumagalli. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo fu confiscato sia dalle truppe tedesche che da quelle alleate, rimanendo danneggiato nelle decorazioni e negli arredi. Negli anni Sessanta parte del palazzo fu affittato alla società La Rinascente che aveva in locazione il limitrofo Palazzo Napoli. Nel palazzo furono ricavati uffici e magazzini e molti vani sono stati modificati. Ad oggi, la proprietà del palazzo è di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

Palazzo Ajutamicristo (via Garibaldi): prende il suo nome da Guglielmo Ajutamicristo, barone di Misilmeri e di Calatafimi, che ne commissionò la costruzione nel XV con lo scopo di assicurarsi il controllo del commercio cerealicolo.

Nel 1490 il Barone chiamò a eseguire i lavori Matteo Carnilivari, già progettista di Palazzo Abatellis e della Chiesa di Santa Maria della Catena. Tuttavia, la costruzione del palazzo venne interrotta già nel 1495 per ragioni economiche. Dopo i rimaneggiamenti seicenteschi dovuti ai successivi proprietari, i Moncada principi di Paternò, il palazzo si mostra oggi come un’architettura in stile gotico-catalano con balconi e portale barocchi, e un loggiato a doppio ordine interno con un vasto giardino dove era ospitata la statua del Cavallo Marino, oggi risistemato a piazza S. Spirito.

Nell’Ottocento i Moncada vendono il Palazzo alle famiglie Calefati di Canalotti e Tasca d’Almerita e a tutt’oggi la famiglia Calefati detiene la sua parte di proprietà, mentre l’altra metà è stata acquistata dalla Regione Siciliana. Nel portale ad arco policentrico dell’ingresso originario è possibile ancora ammirare lo stemma della famiglia degli Ajutamicristo.

Lo ZEN (Zona Espansione Nord): è un quartiere di edilizia popolare situato nella VII circoscrizione di Palermo, dagli anni Novanta denominato San Filippo Neri, ed è suddiviso in due aree definite, ZEN 1 e ZEN 2. L’intero complesso dello ZEN nasce in seguito a un concorso di progettazione bandito dallo IACP palermitano per le aree d’espansione ed è vinto nel 1969 dall’architetto Vittorio Gregotti.

Le dinamiche politico-amministrative intercorse tra gli anni Settanta e Ottanta hanno distorto la morfologia complessiva del quartiere e lo ZEN 2 è rimasto privo di servizi e di opere di infrastrutturazione primaria e secondaria, inoltre si è susseguito un fenomeno di occupazione non legittima degli alloggi in presenza di una forza emergenza abitativa, tutti fenomeni che hanno generato una pesante situazione sociale e di degrado del quartiere. L’ulteriore mancanza di collegamenti e la segregazione dovuta ad un anello di circonvallazione veloce realizzato in occasione dei Mondiali Novanta e delle Universiadi, ha chiuso l’insula come un baglio-fortezza.

Lo ZEN 2 continua ad essere al centro del dibattito politico e sotto intensa stigmatizzazione mediatica. Oggi il quartiere conta sempre più associazioni sul campo e rappresentative degli abitanti, come ZENInsieme, Handala, Associazione Lievito e Bayty Baytik.

Pizzo Sella (su Monte Gallo, Mondello): un milione circa di metri quadri del promontorio, tra il 1978 e il 1983, viene lottizzato ed edificato attraverso il rilascio di oltre 300 concessioni ad una serie di società locali. Dopo approvazioni affrettate, colate di cemento, vendite, costruzioni abusive e continue cause legali, la collina di Pizzo Sella è diventata simbolo del Sacco di Palermo, fenomeno storico degli anni Cinquanta caratterizzato da un incontrollato boom edilizio che stravolse la fisionomia architettonica della città.

Nel 2013, il collettivo artistico “Fare Ala” ha fondato il progetto di arte urbana “Pizzo Sella Art Village” e il collettivo di architetti di Bruxelles, Rotor sta lavorando nuovi percorsi e alla creazione di un punto di ristoro sostenibile sulla cima di Pizzo Sella, così da poter offrire nuove prospettive sul rapporto tra uomo e paesaggio.

Palazzo Forcella De Seta (piazza Kalsa): rappresenta uno degli esempi più significativi di eclettismo ottocentesco palermitano in architettura. Precedentemente “casina a mare” dei Bonanno principi della Cattolica, incaricati della vigilanza sul bastione Vega delle mura cittadine, il complesso fu riprogettato nella sua interezza in seguito ai danneggiamenti a causa dei moti rivoluzionari del 1820.

Agli inizi del Novecento il palazzo venne acquistato dal marchese Francesco de Seta, prefetto di Palermo, che fece affrescare da Onofrio Tomaselli il “Trionfo della Primavera” nel salone neoclassico. Il palazzo sarebbe diventato uno dei salotti più fastosi della Belle Époque palermitana. Dal 1937 al 1940 il palazzo fu sede della galleria Mediterranea diretta dalla pittrice Lia Pasqualino Noto, per poi essere destinato a sala da gioco e successivamente a sede del Consiglio di giustizia amministrativa. Nel 2003 è divenuto proprietà dell’ANCE Palermo, Associazione nazionale costruttori edili ed affini di Palermo e provincia.

Palazzo Butera (via Butera, 25): è appartenuto alla nobile famiglia dei Branciforte, che nel corso del tempo ricevettero l’investitura di principi di Butera e oggi appartiene a Francesca e Massimo Valsecchi che ne faranno residenza privata e sede della loro collezione d'arte contemporanea.

L’Orto Botanico (via Lincoln): è fonte di ispirazione primaria per il progetto curatoriale di Manifesta12 "Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza". Ospiterà una delle quattro sezioni principali di Manifesta12 (Garden of Flows – che si concentra sulla tossicità, sulla vita delle piante e sulla cultura del giardinaggio in prospettiva globale).

Fu impiantato nel 1789 e inaugurato nel dicembre del 1795. Divenne parte della Regia Università di Palermo all’atto della sua fondazione, nel 1806, coeva con quella della prima cattedra di Botanico. Da allora è cresciuto grazie alla Scuola Botanica palermitana. Il complesso degli edifici storici è composto dal padiglione centrale, il Gymnasium sede della Schola Regia Botanices, dal Calidarium e dal Tepidarium. Il Giardino d’Inverno, la Sala Tineo e gli spazi dell’attuale ingresso ai visitatori risalgono, invece, alla metà del secolo XIX e sono opera di Carlo Giachery.

L’Orto botanico è costituito da Collezioni, ordinate e identificate scientificamente, disposte secondo criteri estetici e paesaggistici. L’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo può essere schematicamente suddiviso in diversi Settori: il Sistema di Linneo, il Sistema di Engler, il Giardino delle Succulente, la Collinetta Mediterranea, il Cycadetum, il Palmetum, i Settori delle Piante Medicinali e Aromatiche, quello Sperimentale, quello Biogeografico e delle Piante Utili. Nel Giardino d’Inverno, la cosidetta Serra Carolina, è possibile ammirare la mimosa sensitiva e la pianta del caffè. Di particolare interesse la grande vasca circolare (Aquarium) costituita da 24 scomparti di diverse profondità e con una superficie di circa 500 metri quadrati.

Oltre a questi luoghi Il Teatro Garibaldi, la vicina chiesa seicentesca di Sant’Euno e Giuliano e la piazza Magione sono parte del programma di Manifesta12 come sedi del quartier generale.

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