È nato da una scoperta miracolosa: il gioiello barocco (dimenticato) di Monreale
La chiesa della Madonna dell’Orto racconta quattro secoli di fede e arte straordinaria. Un tesoro che torna alla luce grazie a chi ha scelto di farla rinascere
A Monreale, lontano dai percorsi più battuti dal turismo di massa, si trova una chiesa che racconta una storia fatta di devozione popolare, arte barocca e vita quotidiana: la chiesa della Madonna dell’Orto. «Si tratta di un vero e proprio gioiello, arricchito da stucchi appartenenti alla scuola di Giacomo Serpotta e tele di Pietro Novelli, ma che oggi porta su di sé i segni dell’incuria e della trascuratezza» racconta Padre Andrea Palmeri, parroco della chiesa.
La storia dell’edificio inizia nel 1604, quando un’icona raffigurante Maria che allatta Gesù, viene ritrovata incastonata in una roccia situata al centro di un giardino ricco di fontane. Da qui il nome "Madonna dell’Orto". Il luogo, all’epoca esterno alle mura cittadine e considerato pericoloso, attirava numerosi fedeli desiderosi di proteggere l’icona. Per incanalare questa crescente devozione, il canonico Pietro Castagna fece edificare una piccola cappella attorno all’immagine sacra. Bisogna, però, attendere oltre il 1628 affinché, grazie al canonico Francesco Fusca, la cappella venne trasformata in una vera e propria chiesa barocca.
Nel 1680 la guida spirituale passa al sacerdote Giuseppe Lombardo, figura centrale nella storia dell’edificio. Durante il suo rettorato nasce anche l’Istituto Locale delle Vergini Donne: «una comunità femminile di ispirazione francescana, posta sotto la protezione di San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, le cui icone sono ancora oggi visibili all’interno della chiesa» racconta Padre Andrea.
Le suore, che nel 1700 prenderanno possesso della chiesa diventata convento dell’Ordine delle Clarisse, utilizzavano il giardino come chiostro e offrivano sostegno morale ed economico alle giovani madri in difficoltà. La chiesa diventa così un centro vitale del quartiere, anche grazie al contributo delle congregazioni artigiane: cestai, fornai, barbieri, calzolai e vaccari finanziano lavori e decorazioni, ottenendo ciascuno un proprio altare.
Ogni altare era impreziosito da tele di Pietro Novelli, oggi sono conservate tra la chiesa di San Vito e Palazzo Abatellis, e da paliotti ricamati in filo d’argento, attualmente al Museo Diocesano di Monreale. Ma nonostante la ricchezza storico-artistica della chiesa, l’interno porta anche i segni di scelte discutibili: proprio Giuseppe Lombardo fece imbiancare gli affreschi della volta, ritenendo scandalose le figure di angeli nudi, e fece dipingere il soffitto di azzurro, alterando l’armonia cromatica originaria. Ma di quell’apparato pittorico, oggi, resta visibile solo una piccola porzione.
«In anni più recenti si tentò una ristrutturazione, isolandone il soffitto e salvaguardandolo da gravi infiltrazioni, ma i danni sono tanti e trovare fondi adeguati non è semplice» prosegue il parroco della chiesa. Il presbiterio conserva ancora oggi una straordinaria ricchezza decorativa: cantorie in legno dorato da cui le suore assistevano alle funzioni, affreschi dedicati agli arcangeli e alla vita eremitica di Sant’Onofrio, simbolo della vocazione contemplativa del luogo. Non è un caso che la chiesa sorga in posizione elevata: era meta di pellegrinaggi e meditazione, come ricordano anche le conchiglie scolpite negli stucchi.
Cuore pulsante dell’edificio è la cappella della Madonna dell’Orto, con affreschi ricchi di simboli mariani, i volti dei vescovi un tempo custodi di reliquie e scene che celebrano l’umiltà e la verginità di Maria. A colpire i visitatori è anche la presenza della "Dormitio Virginis", una scultura seicentesca che raffigura la Vergine dormiente, realizzata in paglia e cera, e che anticamente veniva portata in processione dalle bambine del paese a conclusione del rito della Prima Comunione. «Il volto, in particolare, è il calco di una giovane realmente esistita, donato dalla madre come ex voto - racconta Padre Andrea Palmeri -. La statura, inoltre, indossa sandali originali del Seicento ed è arricchita da numerosi ex voto cuciti sulla cintura».
Nonostante le perdite subite nel tempo, la chiesa conserva ancora affreschi di grande valore, tra cui l’Adorazione dei Magi, la Fuga in Egitto e l’Assunzione di Maria, e la pavimentazione in ceramica del presbiterio originale del Seicento. Oggi la chiesa della Madonna dell’Orto è tornata a nuova vita grazie al contributo di Padre Andrea che si impegnato, insieme ai ragazzi dell’oratorio, a far riscoprire questo gioiello al popolo monrealese e non solo.
«A partire da quest’anno la chiesa viene utilizzata ogni venerdì per la catechesi dei bambini, così da dare alle persona la possibilità di viverne gli spazi che di recente sono stati ristrutturati grazie ai fondi del Gruppo Azione Locale (GAL)» spiega Padre Andrea- . La chiesa però, rivive soprattutto nel mese di agosto, in occasione del rito della Quindicina, nel corso del quale messe e canti rianimano questo luogo sacro, ogni giorno, dal primo al quindici del mese».
Grazie al lavoro del suo parroco, la chiesa della Madonna dell’Orto di Monreale auspica a diventare un vero e proprio punto di ritrovo per tutti: è così che alcuni degli spazi, un tempo adibiti ad alloggi per le monache che vivevano in clausura, sono stati convertiti in centro di accoglienza turistica gratuito, in cui chiunque può trovare ristoro.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|
LE FOTO PIÚ VISTE
-
ITINERARI E LUOGHI
Dominano l'Isola (maestosi): 13 manieri candidati a "Castello siciliano dell'anno"
di Redazione










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




