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Frasi da Orwell e una pistola al muro: cosa sono quegli "strani" cartelloni a Palermo

"L'ignoranza è forza", "La guerra è pace" e "La libertà è schiavitù" sono tre slogan apparsi sugli spazi pubblicitari di note vie della città. Vi sveliamo cosa c'è dietro

Balarm
La redazione
  • 4 febbraio 2026

"L'ignoranza è forza", "La guerra è pace", "La libertà è schiavitù". Sono le frasi apparse in questi giorni sui cartelloni pubblicitari di diverse vie e quartieri di Palermo. All'apparenza sembra una provocazione, e in un certo senso lo è, ma c'è un mondo dietro. Ve lo sveliamo facendo un passo indietro. Sono spuntate in vie molto note e trafficate della città, come via Principe di Villafranca e viale Strasburgo o quartieri come Borgo Vecchio. In realtà sono delle frasi tratte dai tre slogan fondamentali del Partito del romanzo distopico "1984" di George Orwell.

Nel libro rappresenta la strategia del Socing per detenere il potere: mantenere la popolazione ignorante, acritica e manipolabile impedisce rivolte e garantisce stabilità. Sono frasi accompagnate da alcune immagini che richiamano "Comedian" la controversa opera di Cattelan con la banana appesa al muro con il nastro adesivo. Ma al posto del frutto qui c'è una pistola accanto alle parole "L'ignoranza è forza". Al fianco della scritta "La guerra è pace" invece c'è l'immagine di Napoleone Bonaparte ma sotto una veste nuova, fusa con quella di Buddha.

In realtà infatti si tratta di un intervento urbano che porta nei luoghi pubblici di Palermo le celebri frasi tratte da 1984 di George Orwell, trasformandole in slogan mimetizzati nel linguaggio del presente. Un’azione che rafforza il senso complessivo di "Extinction", in corso a Palermo, inteso non come evento improvviso ma come processo lento di erosione culturale e critica. Il progetto nasce da un'ipotesi provocatoria: in un futuro prossimo, la specie umana si è ormai estinta e una civiltà extraterrestre tenta di ricostruirne la storia attraverso frammenti digitali distorti. "Extinction" di Max Papeschi, è curato da Stefania Morici e Antonio Calbi e prodotto da Arteventi.

Non sono molti, in verità molto pochi, quelli che hanno subito colto il rimando al libro e commentano secondo la prima impressione. E sono sicuramente di più, dato che è molto famosa, a riconoscere nella pistola appesa al muro la famosa (e controversa) banana di Cattelan. Iconica la frase a corredo di un post su Instagram: «Appeso a quel cartellone lì, non c’è la famosa banana di Cattelan. Ma a Palermo, le banane fanno lo stesso male, come ci insegna Johnny Stecchino».

Una provocazione, si diceva, che ha fatto scalpore e punta forse a stupire e far riflettere. Intanto ha fatto il giro dei social, con le foto pubblicate anche su 90100Lab, dividendo già le opinioni degli utenti. Alcuni ignari del vero significato dei cartelloni si indignano, vedendoci dietro un'azione di cattivo gusto. Altri invece apprezzano l'iniziativa e invitano tutti a leggere (o rileggere) l'opera di Orwell.
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