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È stato scenario d'amore nella belle époque a Palermo: ora un caveau ne svela i segreti

Il Giardino Inglese di Palermo è stato uno dei simboli di inizio Novecento: un archivio privato ha riportato alla luce una incredibile collezione fotografica dell'epoca

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 19 giugno 2020

Il Giardino Inglese di Palermo in una foto storica

Prendo spunto oggi dal recentissimo libro a cura di Carmelo Bajamonte e Maria Antonietta Spadaro “L’utopia del Giappone in Occidente” per porre la giusta attenzione rispetto al Concorso indetto dal Fai per i luoghi del cuore, che vede concorrere con buone possibilità di crescita il nostro splendido Giardino Inglese.

Esistono luoghi, che per la natura positiva della propria essenza estetica, per la percezione sensoriale estesa ad una molteplicità di sensi, per la configurazione sapientemente immaginata e realizzata per accogliere e coinvolgere la totalità dei fruitori grandi e piccoli, riescono nella duplice impresa di sedimentare ricordi personali e al contempo ricordi collettivi divenendo icona senza tempo.

Di questi luoghi urbani, il giardino romantico “all'inglese” progettato dall'architetto del Teatro Massimo di Palermo, è sicuramente il più condiviso nei ricordi proprio grazie ai suoi lunghi centosettanta anni di storia che non smettono di regalare nuovi spunti e scoperte singolari, uscite quasi come da quella classica bottiglia arenata sulla battigia e giunta dal mare.



L'occasione è l’ottimo contributo all'interno del già citato libro, del direttore del Museo d'Arte Orientale-Collezione Mazzocchi di Coccaglio Paolo Linetti, il quale nel ricordare la vitalità dei rapporti tra la cantante lirica Eva Dea moglie del dot. Cesare Mazzocchi, e la pittrice nipponica O’Tama Kiyohara moglie dello Scultore Vincenzo Ragusa, ci regala l'immagine di due delle quaranta fotografie inedite custodite oggi al museo bresciano dei coniugi lombardi in visita a Palermo nel marzo 1919 proprio all'interno del rigoglioso e ancora privo di asfalto Giardino Inglese.

Immagini intense in b/n in cui i soggetti riconoscibili e stagliati in primo piano sembrano guardarci dal volgere di quegli anni felici in cui tappa obbligata per qualunque visitatore era proprio il giardino di Basile.

I due artisti, una delle storie d'amore più suggestive della belle époque, in questo ponte ideale tra Palermo e Tokyo, seppero essere in quel tempo dominato dai Florio, artisti ricercati e apprezzati oltre la misura locale coltivando rapporti costruiti e risalenti al periodo del soggiorno creativo di Ragusa in Giappone, in cui i due si innamorarono fino alla fine del tempo. Le immagini permettono inoltre di localizzare il punto esatto all'interno del parco, in prossimità pare del laghetto adiacente il padiglione neo-moresco.

Quanto sarebbe incisivo e interessante poter immaginare, rispetto alla molteplicità di artisti e intellettuali qui in visita e fotografati, una serie di pannelli fotografici a grandezza naturale su superfici di policarbonato trasparente, posizionate proprio nei punti di scatto delle stesse per ricordare a noi cittadini e ai turisti in visita oggi proprio come un secolo fa, chi siamo e da dove veniamo e quale luogo esemplare sia e resti malgrado decenni di degrado questo nostro luogo del cuore?

Questa occasione potrà essere lo spunto per aiutare le associazioni promotrici il giardino inglese al Concorso del Fai, per ripartire insieme verso quella valorizzazione dell'intero parco capace di salvare insieme alla realtà materiale pesantemente alterata, la nostra memoria immateriale collettiva, presente nei caveau di archivi privati e pubblici non ancora conosciuti di chissà quali e quante altre realtà culturali sparse per il globo.

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