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È "tutto de petra forte": l'antro segreto del beato Calogero nella Palermo sotterranea

Il sottosuolo della città è un dedalo di infinti cunicoli utilizzati sin dall'antichità anche come Chiese ipogeiche per il culto dei martiri o di un martire in particolare

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 29 marzo 2021

Foto dal libro "Palermo Sotterranea"

Il sottosuolo di Palermo è un dedalo di infinti cunicoli utilizzati sin dall'antichità come cimiteri per i primi Cristiani o anche come Chiese ipogeiche per il culto dei martiri o di un martire in particolare.

Se ci fate caso, cari lettori, anche nei secoli successivi si utilizzava il sottosuolo per le stesse finalità cultuali o cimiteriali; sino al '700 era permesso costruire loculi sotto le Chiese private (di solito di proprietà di Confraternite, Congregazioni e Compagnie) o le Parrocchie con lo scopo di ospitare le salme dei Confrati aderenti e, nel caso delle Parrocchie o Ordini Ecclesiastici, i prelati, personaggi in vista o chi acquistava materialmente le cappelle laterali per costruirvi le proprie cappelle di famiglia che divenivano monumenti di rappresentanza socio-politica per i possessori.

Infatti, l’utilizzo di questi ipogei, denominate Cripte, non sono altro che una continuazione diretta dei precedenti spazi di inumazione paleocristiane chiamate "catacombe". Ma tralasciando il periodo storico relativamente "moderno" facciamo un balzo nella Palermo arcaica per parlare di alcuni ipogei misteriosi, soffermandoci soprattutto sull'antro di San Calogero in thermis.



Dell'enigmatica grotta ce ne parlano diversi autori del passato e del presente come il diarista Valerio Rosso, Antonino Mongitore, Salvatore Morso, il Di Giovanni, Pietro Todaro e Donatella Gueli; ma in realtà la sua presenza rimane avvolta nel segreto di un antico passato e che coinvolge la presenza di un Beato il quale si rifugiò in questi luoghi.

Un aspetto interessante di questa storia è la figura del Beato Calogero poiché raggruppa in sé diverse notizie interessanti che lo proiettano ad essere assimilato alla figura di San Calogero stesso.

Questa mia ipotesi parte dalla analisi della documentazione storica che attualmente possediamo, ed in particolar modo, come riporta la Dott.ssa Gueli nella sua "Palermo sotterranea", dalle notizie del diarista Valerio Rosso il quale riporta la interessante descrizione della tradizione storica in cui specifica che il Beato Calogero di Palermo si festeggiava il 19 Giugno.

Questa importante informazione ci fa pensare alla presenza di San Calogero a Palermo ed in questo antro, soprattutto ricollegandoci al filone della data dei festeggiamenti che ricade, per quanto riguarda il martirologio romano, per l'appunto il 18 giugno cioè il giorno antecedente al Calogero Palermitano.

Altre affinità del "bellissimo vecchio" (questa è l'etimologia greca del nome Calogero) è la presenza costante, durante il suo eremitaggio dalla Tracia alla Sicilia, di grotte e acque termali, come quando raggiunse Lipari e poi Sciacca; altra ipotesi interessante è quella sviluppata del ricercatore Francesco Terrizzi, il quale sostiene che San Calogero raggiunse dapprima Palermo per poi andare a Sciacca attraversando una serie di Città intermedie e ciò spiegherebbe le varie tradizioni e le diverse grotte "attribuite" al Santo.

E la presenza di terme e grotte non è da sottovalutare, poiché la zona che interessa l'antro di San Calogero e che dà il toponimo in Thermis, come sottolinea la Dott.ssa Gueli, fa riferimento all'esistenza di un bagno della Neapoli ed è citato come "loca balneorum magnae capacitatis" (anche se non si hanno avuto riscontri archeologici in tal senso) e considerando che lì vicino ci sarebbe l'enigmatica e dubbia presenza del mikveh (bagno ebraico) di Palazzo Marchesi l'ipotesi è davvero interessante e suggestiva.

L'unica perplessità sulla presenza di San Calogero a Palermo riguarda solamente le date, poiché la tradizione storica riporta che il Beato di Palermo visse nella gotta nel IV sec., mentre San Calogero, sempre secondo la tradizione, nacque verso il 466 sec. a Calcedonia sul Bosforo: mah, i misteri dei Santi!

Ma torniamo all'antro, che il medico e filosofo corleonese Valerio Rosso nel libro Descrizione di tutti i Luoghi Sacri della felice Città di Palermo, pubblicato nel 1560 così descrisse: «in mezzo della piana di questo tempio (Casa Professa) si retrova come un antro nel quale discendendo ci si retrova gran copia d'acqua.- L'antro di S. Calogero - Quest'antro è sotto la chiesa dei detti Santi Cosma e Damiano, il quale è tutto de petra forte ed artificiosamente cavato. Quest'antro è il tempio del Beato Calogero in cui ci si fa festa il dì 19 giugno. Vi si trova ancora in quest'antro un'immagine della Beata Vergine la quale ha fatto infiniti miracoli, che in detto antro si vedono essere scritti».

L'apogeo, come descritto nella "Palermo sotterranea" si trova a 3 metri di profondità dal piano della Chiesa del Gesù e si sviluppa sotto la sacrestia ed altri locali e per raggiungerlo bisogna aprire una botola che si trova nella zona retrostante l’altare maggiore.

Ora, immaginate di scendere per una scala in pietra utilizzando solamente una torcia, raggiungere il fondo e trovarsi in uno spazio angusto ricavato dalla roccia, successivamente trasformato in Cripta con tanto di colatoi, e che vi accolga una sbiadita immagine di Maria con il bambino ma soprattutto immergetevi per un attimo nell'humus di un luogo dove molti secoli prima un Santo o Beato, per noi semplicemente Calogero, visse per un breve periodo dedicandosi alla preghiera, alla solitudine e alla contemplazione dei propri pensieri.
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