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Era una chiesa ma oggi lì c'è una piazzetta: a Palermo la ricordano delle preziose reliquie

La congregazione di mastri "stazzonari" custodiva la reliquia di una delle spine della corona di Gesù, giunta in città nel 1219 tramite Sant'Angelo Carmelitano

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 30 luglio 2020

Un'immagine storica della chiesa di Santa Spina a Palermo

Sapete chi erano i "mastri stazzunara"? Come sappiamo, con il termine "mastru", in dialetto palermitano si intende un maestro artigiano e gli "stazzunara" erano maestri nella realizzazione di vasellame e stoviglie di terracotta.

Diverse loro fabbriche esistevano in quella che attualmente si chiama via Stazzone, tra via Oreto e via Guadagna. Anche i mastri stazzunara, come tante altre tipologie di artigiani qui a Palermo, avevano una propria Confraternita, sorta nel 1700 come Compagnia degli Artisti e Mastri Stazzonari, sotto il titolo della Santa Spina, in un oratorio del convento della Chiesa del Carmine maggiore a Ballarò, all'epoca in uso della Congregazione del Venerdì.

Il titolo della Compagnia era dovuto al fatto che essi custodivano la reliquia di una delle spine della corona di Gesù, giunta in città nel 1219 tramite S. Angelo Carmelitano, tornato da uno dei suoi viaggi. Grazie ai fondi raccolti con una pubblica colletta, nel 1706 costruirono una propria chiesa e l'anno dopo, il 4 gennaio 1707, la aprirono al culto. La chiesetta fu edificata nelle vicinanze, nella zona dell'odierna via Torino, e naturalmente le fu dato il nome di "Santa Spina".



Era un edificio sacro semplice e spoglio di ricchezze artistiche, nato con il solo fine dell'adorazione della sacra reliquia. Tempo dopo la Confraternita si estinse e la chiesa fu abbandonata per poi essere riaperta al culto, dopo il 1860, dalla Confraternita di Maria Santissima dei Sette Dolori (o dell'Addolorata).

Ma, con il taglio di via Roma del 1922, la chiesa fu demolita e la Confraternita dell'Addolorata si trasferì prima in un magazzino nei pressi dell'Oratorio delle Dame al Giardinello e poi nella chiesa di Maria SS. dell'Annunziata al Giglio - che si trova, in stato di abbandono, nel vicolo del Giglio. Alla fine, anche la Confraternita dell'Addolorata si estinse.

Vi chiederete quale fu invece la sorte della Santa Spina. Ebbene, la sacra reliquia venne portata di nuovo nella chiesa del Carmine Maggiore, in cui si trova a tutt'oggi ed in suo onore vengono celebrate delle funzioni, in concomitanza con la festa del 5 maggio di uno fra i primi Santi della famiglia carmelitana, S. Angelo di Gerusalemme sacerdote e martire, al quale si deve l'arrivo della sacra reliquia a Palermo.

Della demolita chiesa della Santa Spina rimane invece il nome nei luoghi in cui essa si trovava: una piazzetta che si estende in via Torino ed una via che qui si diparte per arrivare al vicolo S. Rosalia, quest'ultimo a ricordo dell'omonima chiesa, anch'essa abbattuta per il taglio di via Roma. In via Santa Spina tuttavia esiste un'edicola votiva del 3 di luglio del 1927, rinnovata di recente e dedicata al Volto Santo di Gesù incoronato di spine, la cui lapide recita che "Il Cardinale Lualdi concede 200 giorni di indulgenza a chi recita un Pater innanzi a quest'immagine".

Una storia di attività artigianali, di confraternite e di chiese scomparse che comunque hanno voluto lasciare le loro palpabili tracce nella memoria storica della nostra città.

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