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Fiabesca Erice: un itinerario per scoprirla tra curiosi vicoli, viste mozzafiato e food

Il modo più semplice, veloce e spettacolare per raggiungere la cima del monte è la funivia: impossibile andare a Erice e non perdersi tra i dolci, il castello e i vicoli

  • 17 ottobre 2019

Vista sul castello di Erice

Dal figlio di Afrodite e dell’argonauta Bute, nasce Erice. Si proprio così. Il Comune di Erice, in provincia di Trapani, secondo la mitologia greca, deve il suo nome ad Eryx, un tempo re dell’odierna città, il quale forte e sicuro della sua forza da pugile fu brutalmente ucciso da Eracle.

Erice sorge sulla cima del Monte San Giuliano, a 751 m sul livello del mare ed è per questo che dal monte è possibile scorgere uno dei promontori più belli della Sicilia. Al tempo stesso non pensate di essere nell’afosa Sicilia, perché lo sbalzo termico è davvero notevole in qualsiasi periodo dell’anno.

Il modo più semplice, veloce e spettacolare per raggiungere la cima del monte, è sicuramente la funivia. Percorre il tragitto in dodici minuti circa assicurandovi una vista mozzafiato su Trapani e le Isole Eolie. I più avventurosi possono anche decidere di affrontare il monte a piedi, scalando ripide salite, ma il paesaggio li ripagherà sicuramente.



Non a caso, Gabriele D’Annunzio, nella poesia “La notte di Caprera” scrisse “E l'altro monte, e l'altro monte ei vede, l'Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo, divinamente apparito, la vetta, annunziatrice della Sicilia bella!”

Caratteristica principale di Erice è il suo borgo in perfetto stile medievale, tanto che potrebbe apparire una location perfetta per una puntata del Trono di Spade!

Provare per credere. Non a caso simbolo di Erice è sicuramente il Castello di Venere insieme alle sue torri del Balio, entrambi costruiti dai normanni come fortezza. Il castello venne edificato sulle rovine di un santuario preesistente (a voler seguire la mitologia, proprio quello in cui fu sepolto Eryx). La storia di questo castello è lunga e tortuosa, ma la si può scoprire attraverso la sua visita – è aperto ogni giorno dalle 10 alle 19 – permettendovi altresì di godere di un panorama mozzafiato dal quale è possibile scorgere il porto di Trapani, le isole Egadi e Marsala, con le Isole dello Stagnone (nebbia permettendo).

Ai piedi del castello risiede uno splendido giardino che circonda l’intero edificio, al quale sicuramente non resisterete alla tentazione di scattare qualche fotografia.

Dallo stesso Castello di Venere, è possibile vedere, la Torretta Pepoli costruita nel 1870 dal Conte Agostino Pepoli, ideatore dello stesso progetto, che la fece diventare il suo angolo di studio. È un luogo mistico e fiabesco allo stesso tempo, in virtù della sua collocazione. È infatti sita su una piattaforma rocciosa al di sotto della quale si trova una pineta, luogo prescelto dal conte per le sue lunghe passeggiate immerse nel verde.

Impossibile andare ad Erice e non perdersi tra le piccole strade ed i suoi vicoli, da Porta Trapani, passando da Piazza Matrice per poi imbattersi tra le tipiche botteghe, archi medievali (che spesso permettono il passaggio di un solo uomo) e stradine piene di ciottoli.

Prima di perdervi tra queste stradine, soffermatevi al Duomo con il suo alto campanile, costruito nel 1334 da Federico d’Aragona con uno stile gotico dedicato alla Vergine dell’Assunta.

La comunità è talmente piccola e raccolta che potrebbe capitarvi di trovare porte aperte e giardini nascosti, apparentemente di dominio pubblico ed invero di proprietà privata, quindi prima di farvi ingresso chiedete sempre “è permesso?”

Mostrate soprattutto attenzione ai “Balatari”, grandi mensole di pietra esposte al di fuori dei negozi di piccoli artigiani ove espongono la loro merce.

A tal proposito, tappa obbligata di natura culinaria è l’acquisto e l’assaggio dei dolci tipici di Erice: le genovesi. Le più famose sono naturalmente quelle di Maria Grammatico, la cui storia è davvero curiosa. Dopo esser rimasta vedova, negli anni Cinquanta la madre di Maria, in dolce attesa del sesto figlio, decise di mandare la figliola ad imparare, in un convento di monache, l’arte della pasticceria.

Dopo anni di duro lavoro ha lasciato il convento, portando con sé però l’antica tradizione tramandata dalle monache delle genovesi. Ne esistono davvero di tanti tipi: con crema di mandorle, con ricotta o con crema di latte.

Uscendo dalle mura della città, nei pressi delle chiese di Sant’Orsola e Sant’Antonio, su di una piattaforma rocciosa è possibile inoltre giungere e visitare il quartiere spagnolo. È una solida, robusta ed incompiuta, costruzione realizzata per ospitare i soldati spagnoli che necessitavano di cure, durante il secolo XVIII.

Erice è davvero un concentrato di storia, cultura, tradizione e bellezza, apprezzabile in qualsiasi periodo dell’anno, poiché anche il freddo e la nebbia, contribuiscono a rendere il borgo denso di fascino e mistero, tipico dei paesaggi medievali.

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