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Il futuro "stoppato" di Villa Lanza-Deliella: Palermo non avrà il suo Museo del Liberty

Il dibattito su Villa Deliella prosegue mentre la politica arranca. La Regione Siciliana, infatti, ha bloccato il finanziamento che stanziava tre milioni di euro per il museo

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 8 aprile 2021

In una foto d'epoca piazza Crispi a Palermo e sullo sfondo Villa Deliella

Per prima cosa sfatiamo, speriamo per l'ultima volta, il falso mito che la villa costruita da Ernesto Basile mentre sta progettando il parlamento italiano, sia stata demolita in una sola notte.

Ci volle almeno una settimana per demolire parzialmente l'edificio fino al piano terra cominciando dal volume centrale e poi per mesi, anni, l'abbandono e il degrado divennero i padroni incontrastati dell'area intera.

C’è da ricordare, è indispensabile, che all'atto della demolizione voluta dalla proprietà nobiliare, la villa era in abbandono da tempo, tanto da consentire le scorribande dei ragazzini curiosi attratti dalla bellezza surreale tipica della decadenza urbana.

No, non ci volle una notte, non esistevano ancora i droni con i missili telecomandati, la città restò a guardare mentre gli operai dell'impresa edile Florio disossavano il corpo della Villa Liberty che tanta eleganza in abbinamento con la scultura rutelliana di Crispi, portavano a quel pezzo di città felice.



A cento passi insisteva ancora la Facoltà di Architettura in via Caltanissetta, la via Libertà era trafficata allora come adesso. Nessuno poté non vedere e infatti pochi giorni dopo l'intero comitato redazionale del P.R.G. si dimise per protesta, salvo poi nell'arco di circa un mese, ritornare sui propri passi proseguendo come se il fatto non fosse accaduto.

Bruno Zevi (il più prestigioso storico e critico d’architettura del Novecento) ne scrisse sull'Espresso, Ciancimino ebbe un paio di giorni fastidiosi, la proprietà non ottenne altro che l’infruttuoso congelamento dell'area, la città perse l'innocenza spalancando le porte alla normalizzazione del sacco di Palermo, Villa Lanza-Deliella sparì dai radar, dalle fotografie dei turisti, dalla narrazione coerente e necessaria di storici dell'arte e di architettura.

Per anni rimase il “corpo morto caduto” della Villa, lì, semisepolto a cielo aperto, attorniato da spazzatura, detriti e soprattutto tanta indifferenza. I “demolitori” non fecero in tempo a raggiungere le fondamenta e della villa rimase e rimane ancora oggi l’ipogeo del piano cantinato che ancora oggi né disegna la pianta nascosta.

Poi la colmata in tempi più recenti, per far sorgere il parcheggio/autolavaggio e della traccia del costruito se ne perse per decenni il ricordo.

Credo di non sbagliare affermando che Palermo conservi oggi in luogo di Villa Lanza-Deliella, forse l'unico segmento di archeologia Art Nouveau d'Europa. Stranezza tutta palermitana questa che ci permette di fare un ragionamento importante per qualunque soluzione verrà approntata ai fini della realizzazione del futuro Museo del Liberty.

È inderogabile infatti, per qualunque soluzione esca vincitrice dal futuro concorso, che l'ipogeo della villa scomparsa riemerga e non venga cancellato ma al contrario, faccia parte del progetto museologico e museografico al fine di testimoniare in maniera diretta la storia stessa da poter toccare con mano.

Ogni progetto che contempli lo sradicamento o le eliminazioni dei frammenti ancora esistenti e sopravvissuti a questi sessanta surreali anni di degrado, è da considerarsi prosecuzione della stessa follia iconoclasta.

Vanno salvaguardati ed integrati nel futuro progetto oltre l'ipogeo scavato: il recinto, la casa del custode, il pilone angolare, la porzione di recinzione metallica floreale dall'angolo destro sulla piazza Crispi, il rivestimento in pietra presente su tre dei quattro lati del recinto, il muro basso in mattoni rossi del vecchio fronte principale.

Sono tracce "storiche" e storicizzate e rappresentano inderogabili "condizioni del progetto" e su cui non è possibile trattare, pena l'ennesimo atto di vilipendio all'area e alla città.

Non è questo sicuramente il luogo per scendere nel dettaglio di proposte e desideri progettuali contrapposti ma, il metodo deve partire dall'osservazione diretta del luogo e dal rispetto della storia del luogo.

La bellezza dell'intera aerea ha già subito da tempo il colpo durissimo di incuria e abbandono integrati, il suo futuro è oggi appeso tra una idea rischiosa di progresso radicale che cancelli ogni traccia dell'accaduto e il desiderio condivisibile e necessario di ricostruire una memoria volumetrica cosciente da tramandare alle future generazioni.

Questa non è un'area qualunque. Questo è il luogo di un delitto “culturale” eccellente in cui le tracce “archeologiche” non sono da considerarsi un feticcio ma sostanza preziosa di una narrazione esaustiva e coerente. Persino l'eventuale parziale ricostruzione di parti più o meno vaste o minimali del vecchio edificio, non può derogare a ragionamenti museografici importanti rispetto alla materia del piano interrato.

Insomma per Villa Lanza-Deliella nulla è ancora scritto tranne il fatto che un'attenzione mediatica costante e matura, potrà esser sentinella preziosa contro ogni forma di deriva autoreferenziale.

Su questo museo del Liberty la Sicilia si gioca la credibilità di intere generazioni, il futuro dei flussi turistici, la pace tra tempi divisivi e complicati come questi in cui da poche ore è arrivato il surreale stop da parte dell’ARS.

Il presidente Miccichè ha stralciato alcune norme della Finanziaria, fra cui quella che prevedeva, come vi avevamo raccontato, lo stanziamento di tre milioni per la progettazione del Museo del Liberty che servivano per l'esproprio dell'area, per attivare il concorso di progettazione del museo e per l'espletamento dei lavori della giuria per scegliere il progetto vincitore.

Colpo su colpo, shock dopo shock, il dibattito sulla villa del maestro del Liberty prosegue come sempre, mentre la politica arranca e cresce invece la consapevolezza dei cittadini sul valore dei propri “diritti culturali” purtroppo negati.
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