Il nobile palazzo trasformato in museo: un luogo da scoprire nel cuore della Sicilia
Simbolo di una triade nobile e valorosa, l’edificio ebbe la struttura di un torrione a difesa delle vecchie mura che circondavano la cittadella di Zabut. Vi ci portiamo
La "scala catalana" di Palazzo Panitteri a Sambuca di Sicilia
E lì, a due passi dall’entrata, splende il ricordo (statua) dedicato a Emmanuele Navarro Miraglia. E allora, nell’incessante armonia e varcate le soglie arabe, il precursore del Verismo e del Pirandellismo è parte integrante dell’ultima tappa. Come possiamo legare archeologia, architettura e letteratura? Una domanda a cui lo spirito d’osservazione, il tatto motivazionale e lo studio attento possono dare una risposta abbastanza credibile.
Simbolo di una triade (le famiglie Truncali-Panitteri-Amodei) nobile e valorosa, l’edificio ebbe la struttura di un torrione a difesa delle vecchie mura che circondavano la cittadella di Zabut. Fino al 1411 fonti e citazioni storiche ammettono, in assenza di ulteriori interventi documentati, la sua presenza per scopi militari. Fino a quando, terminato (eufemismo concesso) il “periodo di leva”, venne rivalutato come abitazione civile. Un cambiamento epocale, figlio di uno stravolgimento nello stile e nell’uso.
Di forma quadrangolare con ampio cortile, da due lati è delimitato da alte mura. Gli altri due sono delimitati dal corpo centrale del Palazzo che si affaccia sulla via Panitteri con uno splendido frontespizio, mentre dall’altro dà sul Largo San Michele. Altri studi citano un eventuale danneggiamento subito che portò, nel tempo, alla demolizione di un’intera area per costruirne una adibita alla servitù. Lo stile tardo rinascimentale siciliano simboleggia lo spessore e la ricerca dei particolari isolani. È cosa dovuta, che calza a pennello con gli interventi successivi che richiamano il barocco monumentale.
Se gli interni presentano una zona soggiorno con ampia cucina, una sala per ricevimenti e un salone, è interessante (merito va all’amministrazione) dare atto della presenza del Museo Archeologico. Di certo, la visita si distribuisce in un contesto antico (periodo indigeno, città greca, ricostruzione punica e assedio romano). Adranon era ubicata al centro della “Selinuntia odos”, ossia la strada che collegava Selinunte con Akragas e rappresentava un importante snodo commerciale.
Le nove sale racchiudono e quantificano le diverse spedizioni archeologiche fatte presso il Monte Adranone. Non distante dal comune agrigentino, raccoglie pezzi di una storia da raccontare. Questo, per i sambucesi è un vanto da non sottovalutare. A partire dal 1967-68, i ricchi rinvenimenti sono tesori da custodire gelosamente.
Difatti, se le prime ali raccontano dei contesti abitativi, culturali e di interesse pubblico, nella sala “Fortificazioni e Acropoli” sono esposti i materiali provenienti dalle spedizioni effettuate lungo il percorso murario. Interessante e ispiratrice di curiosità è la Sala 5. Entra in un complesso dove a prevalere è la fede. A completare le sezioni sono i corredi della necropoli e le suggestioni di ordine etno-antropologico. L’ultimo atto è riservato all’ampio giardino ricco di piante mediterranee. Un tocco saporito che rende “naturale” il nostro passaggio. Le diverse specie arricchiscono lo scenario che si presenta ai nostri occhi.
Una sorpresa "profumata". Gli ultimi istanti li dedichiamo allo scrittore Ravaglia. Nel suo capolavoro “La Nana” ha saputo cogliere le essenze di una società basata su fondamenta ben radicate. Sfumature tratteggiate da spunti riflessivi di un periodo che stava mettendo da parte il sentimento patriottico per raccontare disagi e crudeltà. Uno spaccato siciliano che meriterebbe il “suo” personale spazio. È tempo di andare. In un modo (im)perfetto abbiamo cercato di coniugare diversi argomenti. Perché in fondo, la Sicilia non ci delude e deluderà mai.
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