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In piedi tra le macerie del ciclone Harry: la Nike di Giardini Naxos è virale sui social

Le statue non fermano le mareggiate. Eppure vederla lì, con le ali ancora spiegate verso lo Ionio, ci suggerisce che si può restare integri anche quando tutto sembra crollare

Salvo Caruso
Content creator
  • 23 gennaio 2026

La Nike di Giardini Naxos dopo la furia del ciclone Harry

C’è un’immagine che negli ultimi giorni è passata sugli schermi di tutti noi e che racconta bene cosa sia rimasto dopo il passaggio del ciclone Harry. Mostra la furia del mare che ha mangiato la terra e la forza del vento che ha cambiato i connotati al lungomare di Giardini Naxos. In mezzo al disastro però una figura è rimasta immobile e fiera. È la Nike, la dea alata della vittoria, che dal 1965 guarda l’orizzonte dal lungomare Schisò.

Mentre la pavimentazione saltava e le onde aggredivano la costa, lei non ha fatto un passo indietro. Non è un miracolo e nemmeno una semplice questione di fortuna. È la storia che resiste. Questa statua, realizzata dallo scultore Carmelo Mendola, non è una classica riproduzione antica ma una scultura moderna e stilizzata che fonde il fascino del mito con la sensibilità del Novecento. Mendola la pensò per celebrare un primato importante perché proprio a Giardini Naxos, nel 734 a.C., i greci fondarono la loro prima colonia in Sicilia.

La Nike non è nata quindi per ricordare una guerra vinta ma per rappresentare la vittoria della memoria sul tempo che passa. Si trova sul lungomare Schisò, proprio dove il mare incontra i resti dell’antica città greca. È un ponte tra quello che eravamo e quello che siamo oggi. L'artista ha scelto materiali resistenti come il bronzo e l'acciaio proprio per sfidare la salsedine e il vento che soffia dall'Etna.

L’ispirazione di Mendola è chiaramente legata alla celebre Nike di Samotracia che oggi si trova al Museo del Louvre di Parigi. Come la sua antenata di marmo anche questa versione siciliana rappresenta la dea della vittoria colta nel momento in cui si posa sulla terra dopo un volo. Ma se l'opera greca è un capolavoro di dettagli classici e pieghe nel marmo la Nike di Giardini Naxos sceglie la strada della modernità. È una figura stilizzata e sottile che sembra fatta di vento. Lo scultore ha voluto togliere il superfluo per lasciare solo l'idea del movimento e della leggerezza.

Oggi quella sagoma è diventata qualcosa di più di un monumento archeologico. È diventata il riflesso di una comunità che si è svegliata con le strade interrotte e le attività distrutte. La foto della Nike ancora in piedi tra le macerie è diventata virale perché in quel momento avevamo tutti bisogno di un segno di speranza.

Le statue non riparano le strade e non fermano le mareggiate. Eppure vederla lì, con le ali ancora spiegate verso lo Ionio, ci suggerisce che si può restare integri anche quando tutto intorno sembra crollare. Forse la vera vittoria della Nike stavolta è stata proprio questa. Ricordarci che abbiamo radici abbastanza profonde per resistere a qualsiasi tempesta e la forza necessaria per ricominciare a guardare il mare con orgoglio.

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