In Sicilia c'è il mistero dei 7 vicoli (magici): un tour nel quartiere arabo di Zabut
Su questo luogo, come in molti altri, aleggiano leggende e miti. Dalla suddivisione del rione da nord a sud è possibile imbattersi nella "via Fantasma". Vi ci portiamo
Uno scorcio di Sambuca (ricostruito con Ai)
Ogni piccolo passo sussurra un piacere “divertente”. Di quotidianità sbiadite nel tempo e civiltà passate. E nel bel mezzo del cammin di Sambuca, opere e operette lasciano il tempo che trovano. Improvvisamente, senza preavviso, li “stratuzzi diventano nichi e li culura pigghianu pussessu”. Le vie del centro storico - affollate al più non posso - segnano i confini. Delimitano ambienti settecenteschi dagli orizzonti arabi. Il Castello di Al-Zabut ha custodito - nei secoli - primati invidiabili e virtù guerriere.
È tempo - il nostro - di entrare tra i vicoli magici del quartiere arabo. E cosa potrà mai regalarci? Il tanto decantato progresso ha perso i contatti con la realtà. Compiamo il primo passo di tanti, entriamo nei segreti secolari di un ambiente unico e raro. Giovani promesse calciano un pallone, lo fanno con delicatezza. Accettano un compromesso non scritto: sono i dettagli che fanno la differenza. Indicazioni arabe e italiane trovano similitudini comuni (cosa non semplice in quest’epoca).
Nelle singole abitazioni spiccano vivacità e impronte marcate, di colori che riscaldano i nostri cuori. I venti arabi mescolano vicende e gesta con le curiosità siciliane. Vanno di pari passo, si assomigliano. E invece, sono gli arabi ad aver(ci) dominato gelosamente, lasciando particolari e interessi che ancor oggi ripercorriamo. Facciamolo, non tiriamo di certo la gamba indietro.
Nei “sette vicoli arabi” o “setti vaneddi” ogni pezzetto è una curiosità. Pezzetto di? La domanda è lecita, la risposta lo è altrettanto. I curiosi non possono farsi sfuggire quei dettagli prima citati. Aleggiano leggende e miti. Dalla suddivisione del rione da nord a sud è possibile imbattersi nella “Via Fantasma”. Correva l’anno 1882 quando, tra strane apparizioni di spiriti e spettri di guerrieri arabi, i sambucesi vissero periodi "magici". Un clima infernale aprì le porte a storie dal lieto… non sempre fine. Le fonti storiche riportano strani ritrovamenti.
Dopo il terremoto del 1968, durante gli scavi, furono ritrovati resti umani nel sottoabitato di alcune storiche dimore. Dal Vicolo Saraceno (I) l’obiettivo si sposta verso gli altri vicoli. Le emozioni non mancano, colmano “lu scantu” di un possibile incontro “fantasmagorico”. In soccorso - senza preavviso alcuno - fede e spiritualità diventano le vere protagoniste indiscusse della visita. La Chiesa Madre e del Rosario - alleati divini - rappresentano prospetti architettonici invidiabili.
Se la prima fu una ricostruzione sulle preesistenti (Santa Barbara e San Pietro) e ampliata grazie al contributo finanziario di Donna Giulia Baldi Centellis, la seconda trova spazio in un contesto sociale (passato) fatto di miracoli, elemosine e Gesuiti che ne vollero l’edificazione.
La Chiesa Madre è segno di rinascita post-terremoto.Per molti anni è rimasta appesa a un filo, condizione traumatica per molti edifici siciliani. Tre navate divise da colonnati che sorreggono archi a tutto sesto. Di forma a croce romana, esalta il transetto con la navata centrale in una direzione che innalza la cupola di ispirazione rinascimentale. Il campanile - a guglia piramidale - è il chiaro prodotto di un’architettura esemplare dell’epoca per la Sicilia occidentale. La Chiesa del Rosario è forte espressione di ammirazione. Il portale ligneo è finemente scolpito.
Le tre piccole navate hanno altrettanti ingressi di modeste dimensioni. Gesso, tufo e ferro sono gli elementi caratteristici della costruzione. Con la dovuta calma ritorniamo nelle vie principali del borgo agrigentino. Ci lasciamo alle spalle sensazioni più che positive. Gli arabi hanno lasciato tracce del loro passaggio.
E Zabut, come Mazara del Vallo, Palermo e altri comuni siciliani, è testimone di un passato glorioso e fertile di cui siamo, con umiltà, testimoni interessati.
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