ITINERARI

HomeMagazineTerritorio

In Sicilia è unica nel suo genere: la camera sotterranea (a cielo aperto) di Palermo

Si trova a villa Savagnone ed è conosciuta come "camera dello scirocco di Fondo Micciulla": si tratta probabilmente dell'unica camera di questo tipo a cielo aperto

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 17 gennaio 2019

La camera dello scirocco di fondo Micciulla

La camera dello scirocco di villa Savagnone, in contrada Altarello a Palermo, è conosciuta come "camera dello scirocco di Fondo Micciulla". Si tratta probabilmente dell'unica camera di questa tipologia che si presenta a cielo aperto.

La sua storia è avvincente. Nel XV secolo i proprietari dell'epoca concessero il terreno, per estrarne la calcarenite, al mercante genovese Gerardo Battaglia.

Mentre si scavava, una parte della volta franò, rivelando una grotta naturale e un qanat degli inizi del nono secolo, le cui acque provenivano dalla vicina sorgente dell’Uscibene.

Ma gli scavi si interruppero e la grotta fu abbandonata. O forse adoperata per attingere l’acqua per l'irrigazione dei campi ed il rifornimento delle ville dei vari proprietari succedutisi nel tempo.

Fra queste ricordiamo la cinquecentesca residenza di don Sigismondo Rustici, oggi in rovina. I proprietari a seguire, ossia i gesuiti nel 1549 e la congregazione del Sant’Uffizio (1600/1698) lasciarono la cava abbandonata.

Successivamente, nel 1715, la proprietà passò ai baroni Micciulla che vi edificarono una villa. La quale nel 1894 fu poi venduta all’asta ai Savagnone, insieme al terreno che accoglie la camera dello scirocco. Nel contempo i Savagnone divennero anche usufruttuari delle acque della sorgente del Gabriele.

Si deve ad essi la trasformazione della cavità ipogea in camera dello scirocco, seguendo la moda dell'epoca.

A partire dagli anni Venti del 1900 e per oltre quaranta anni, non si hanno notizie nè di proprietari, nè del fondo. In seguito, negli anni Sessanta, appartenne al boss mafioso Filippo Piraino.

Nel 1980 con una disposizione di confisca da parte del giudice Giovanni Falcone, il bene risulta essere una delle prime proprietà strappate alla mafia.

Dal 1999 è affidata all’AGESCI Zona Cona d'oro (Base scout Volpe Astuta), che ne ha operosamente attivato il recupero e si occupa della manutenzione. Infatti, l'abbandono aveva trasformato la camera dello scirocco in una discarica a cielo aperto colma di rifiuti.

Grazie a questi generosi sforzi, adesso possiamo ammirarla in tutto il suo fascino (nel 2018 il sito viene aperto anche per "Le vie dei tesori"). Per accedervi si transita da un agrumeto e poi si scende, attraverso due pilastri, una scala in pietra di billiemi, arrivando su una piattaforma.

Qui si può ammirare la grotta, con il perimetro arcuato delimitato da sedili ricavati dalla roccia. Sulle pareti della camera si notato due aperture indicanti il passaggio del qanat che in passato attraversava una parte del suolo della camera, formando un canale che rinfrescava l'ambiente e che oggi è coperto.

Proprio di fronte la scala di accesso, nella parte bassa della parete rocciosa, esiste una piccola vasca che raccoglie le acque di un cunicolo di presa che scorre in profondità e che poi raggiunge la sorgente dell’Uscibene. Il piccolo bacino raccoglie pure le acque di una cascatella che scaturisce dalle sorgenti del Gabriele.

Una volta queste acque erano convogliate in catusi (ancora distinguibili) incassati nella roccia e scendevano dall’alto con giochi d'acqua che dovevano essere un vero spettacolo, insieme al refrigerio offerto ed all'occasione di bagnarsi direttamente in acqua.

articoli recenti