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In via Papireto c'è un edificio imponente: da più di un secolo è la culla dell'arte a Palermo

Per la sua struttura passa la storia della comunità artistica palermitana. Costruito intorno al 1880, oggi l'edificio è sede della Accademia delle Belle Arti della città

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 21 settembre 2022

Palazzo Fernandez a Palermo

Sorge nel vecchio quartiere del cosiddetto "Seralcadio" all’interno del Mandamento Monte di Pietà la prestigiosa sede dell’Accademia di Belle Arti di Palermo ospitata nell’ottocentesco Palazzo Fernandez.

Costruito intorno al 1880 per divenire costola della vicina Infermeria del Ritiro delle figlie della Carità, una volta acquisito dal comune di Palermo venne destinato ad incrementare gli spazi "accademici" della dirimpettaia sede settecentesca di Palazzo LJiermo Monicelli dei principi di Santa Rosalia e fu completato nell’attuale configurazione monocroma già nel 1886 da Giuseppe Damiani Almeyda.

È la via Papireto a dividere formalmente i due edifici che svolgono con sinergia le attività di didattica e formazione, oggi come ieri in piena continuità con la storia dell’istituzione stessa che può vantare una sequenza di docenti che va da Salvatore Valenti a Ernesto Basile, da Luigi Di Giovanni a Ettore De Maria Bergler.
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E ancora da Pippo Rizzo a Gino Morici, da Esustachio Catalano ad Archimede Campini, da Mario Rutelli a Vittorio Ugo, da Valerio Villareale a Onofrio Tomaselli, da Salvatore Gregorietti a Giovanni Rosone, da Aldo e Mario Pecoraino a Totò Bonanno, Filippo Sgarlata, Raffaello Piraino, Sandro Scalia, Alessandro Bazan e Fulvio Di Piazza.

L’edificio progettato da Damiani Almeyda in piena temperie storicista, nel risentire del clima culturale e del dibattito architettonico ancora distantissimo dalle future contaminazioni floreali, si impone sul paesaggio della stretta via che conduce al tribunale, per la grande mole dei tre piani di cui si compone e per il tono ocra tipico delle masse litiche di biocalcarenite delle cave del palermitano, con cui l’architetto plasma un organismo dalla grande monumentalità affidando alla simmetria e ai rapporti dimensionali tra le singole parti e il tutto, il compito di elevare l’edificio a vero e proprio fulcro urbano.

Una teoria di paraste corre per l’intero sviluppo dei singoli piani a incorniciare ogni singola finestra per i piani primo e secondo mentre al piano terra impera l’ordito di bugne impostate sul solito zoccolo di attacco a terra.

Sembra a tratti apparire l’eco dei palazzi fiorentini rinascimentali come il Rucellai di Leon Battista Alberti, mentre sono gli interni a stupire per la qualità e quantità delle opere d’arte a supporto delle generazioni di giovani studenti che vi si avvicendano da oltre un secolo.

L’edificio contiene infatti la suggestiva Gipsoteca, gli uffici della direzione e l’Aula Magna ai piani superiori, aule per i corsi e al piano terra si divide tra la grande Biblioteca-emeroteca e la sala soppalcata del Gabinetto di disegni, stampe e matrici.

Prezioso tassello formativo all’interno della storia della comunità artistica palermitana e non solo, unitamente alla sede distaccata ai Cantieri Ducrot, il combinato disposto delle attività e della presenza scenica dei due edifici di via Papireto rappresentano al tempo stesso un importante polo culturale di rilevanza artistica e l’icona di un fare proiettato nel futuro ma saldamente ancorato ad un passato glorioso.
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