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"Karsa" un film sul giardino segreto della Sicilia: l'Isola che resiste, via dagli stereotipi

Una Sicilia fatta di cultura, di tradizioni, di gesti quotidiani che resistono al tempo. E che oggi prova, con ostinazione, ad andare controcorrente. Le interviste

Federica Dolce
Avvocato e scrittrice
  • 5 aprile 2026

San Mauro Castelverde

Vivere in Sicilia non significa soltanto denunciarne le contraddizioni. Significa, soprattutto, scegliere di raccontarla per ciò che è anche - e forse prima di tutto: una terra operosa, stratificata, viva. Una terra che conserva memoria e la trasforma in identità, che ha un volto preciso, umano, riconoscibile.

Una Sicilia fatta di cultura, di tradizioni, di gesti quotidiani che resistono al tempo. E che oggi prova, con ostinazione, ad andare controcorrente. A riscattarsi da narrazioni consumate. A mostrare, senza filtri, il bello che esiste e che è molto più di quanto si sia disposti ad ammettere. È dentro questo sguardo che si inserisce Karsa, il docufilm diretto da Vladimir Di Prima e disponibile su RaiPlay, girato a San Mauro Castelverde.

Un’opera che non rincorre la Sicilia che ci si aspetta, ma sceglie di restituire quella che esiste davvero, nei suoi silenzi, nelle sue presenze, nella sua verità più discreta. Nato all’interno di un progetto del PNRR dedicato ai borghi, Karsa avrebbe dovuto essere un cortometraggio. Ma durante il processo qualcosa si espande: il racconto chiede spazio, tempo, respiro. E diventa altro.

Un docufilm che si muove tra realtà e percezione, con un’eco che rimanda anche alla dimensione letteraria legata allo scrittore Mauro Turisi Grifeo, frequentatore di questi luoghi. Alla base, un’immagine semplice e potentissima: quella del “giardino”. È questo il significato del titolo, di origine araba, che vuol significare giardino inteso come terreno coltivato, spazio fertile e delimitato.

Ma il giardino di Karsa non è un luogo ordinato. È un microcosmo in cui le storie si intrecciano, si sfiorano, si osservano senza mai spiegarsi del tutto. Nel ripercorrere il senso profondo del titolo e la struttura narrativa dell’opera, il regista Vladimir Di Prima restituisce proprio questa idea di spazio vivo e stratificato: «Karsa è un nome di origine araba che vuol dire giardino e corrisponde a una località intorno a San Mauro Castelverde, dove lo scrittore Mauro Turisi Grifeo andava spesso a villeggiare.

Questa parola ci è sembrata opportuna per descrivere al meglio il nostro documentario. Karsa è il luogo dove succedono tante cose, dove c’è un micromondo, in cui vediamo questi personaggi dipanarsi nelle loro vicende e nelle loro storie».

Dietro la costruzione di questo microcosmo, però, non c’è solo una visione poetica. Alla domanda su quale stato d’animo abbia guidato la lavorazione, emerge una verità molto concreta, quasi brutale, che contrasta con la delicatezza delle immagini: «Più che altro è stata l’urgenza di dover finire le riprese nei giorni previsti, perché il budget era ridottissimo. Non potevamo sforare e abbiamo lavorato anche 19-20 ore al giorno.

Tutte le esigenze estetiche e artistiche - precisa il regista - si sono dovute adattare ai tempi strettissimi. Però, con grande rigore, siamo riusciti a mantenere la nostra linea di pulizia visiva e a realizzare un ottimo prodotto».

L’incontro con San Mauro Castelverde nasce quasi per caso, ma si trasforma rapidamente in una scelta consapevole, quasi necessaria: «San Mauro Castelverde era vincitore di un PNRR che prevedeva una piccola somma per un cortometraggio. Abbiamo partecipato, siamo stati scelti e da lì è nato l’amore per questo piccolo paese madonita. Doveva essere un cortometraggio, ma ci è sembrato limitante. Abbiamo deciso di fare un docufilm, - chiarisce Di Prima - anche contro le esigenze di produzione, con un budget davvero ristretto».

E quando lo sguardo si allarga, il discorso non resta confinato al singolo film, ma diventa una dichiarazione d’intenti sulla Sicilia stessa: «La Sicilia è tutta cinematografica, non c’è un solo posto che si discosti dal concetto di cinema, sia per i paesaggi che per l’aspetto antropologico. Vorrei raccontarla tutta. Nel 2016 realizzai una serie web, Gli anni brevi, in cui raccontavo la zona etnea attraverso lo sguardo di 16 donne. Ebbe un successo clamoroso, con oltre 320.000 visualizzazioni, e mi scrivevano da tutto il mondo».

Dal punto di vista registico, la scelta è radicale nella sua semplicità: non intervenire, non forzare, non costruire artifici: «Sono un maniaco della perfezione fotografica. Il mio obiettivo era restituire un’immagine del posto quanto più pulita e aderente possibile. Ho sfruttato soprattutto la luce naturale, - svela il regista - perché intervenire artificialmente avrebbe rischiato di sporcare gli ambienti.

Anche nelle riprese notturne ho mantenuto la luce del luogo, senza fari esterni.» Se Karsa racconta un territorio, è anche il territorio a riconoscersi e a ridefinirsi attraverso il cinema. Il sindaco Peppino Minutilla lega il valore del progetto a una visione più ampia, culturale e politica nel senso più alto del termine: «Crediamo molto nella cultura.

Non può esserci cambiamento sociale ed economico senza un cambiamento culturale. I film servono a dare un’immagine diversa di San Mauro rispetto agli stereotipi del passato.» Nel cuore delle aree interne, la cultura diventa anche strumento concreto per contrastare lo spopolamento: «Abbiamo partecipato al bando “Borghi” del Ministero della Cultura con 13 azioni, materiali e immateriali. L’obiettivo era una rigenerazione urbana con il coinvolgimento della comunità.

Siamo riusciti a frenare lo spopolamento.» La strategia guarda lontano, oltre il singolo progetto, verso una rete territoriale più ampia: «Siamo inseriti nell’Unione dei Comuni delle Madonie, nel Parco delle Madonie, nel consorzio turistico Cefalù Madonie e nel GAL Gruppo azione locale Madonie. Abbiamo realizzato infrastrutture e attrattive uniche in Sicilia. L’anno scorso sono arrivate 20.000 persone. L’obiettivo è trattenerne almeno una parte per una notte».

E infine, una sintesi che suona come un manifesto: «Lo slogan che abbiamo coniato è “dal mandamento al cambiamento”. Vogliamo dare un’immagine autentica di un popolo che non vuole farsi complice del passato, ma guarda al futuro con grande forza».

Karsa non cerca di dimostrare nulla. Non denuncia, non spiega, non semplifica. Semplicemente e potentemente resta. E nel restare, compie qualcosa di raro: sposta lo sguardo. Perché la Sicilia, quando smette di essere raccontata per quello che ci si aspetta, diventa finalmente ciò che è sempre stata: un luogo che non ha bisogno di essere reinventato, ma solo riconosciuto.
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