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L'ascesa dei francescani e l'ira di Federico II: ordinò di distruggere la Basilica di Palermo

Con la ricorrenza del 4 ottobre si ricorda la forte influenza dell'ordine nell'Isola e lo scontro con lo Stupor Mundi, che si tradusse anche in arresti e torture

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 4 ottobre 2022

La basilica di San Francesco d'Assisi a Palermo

C’è solo un’immagine di San Francesco in vita, di un pittore anonimo, è quella di Subiaco. Il Poverello di Assisi è ritratto come un uomo piccolo di statura, con profondi occhi neri, magro, con una barbetta e la tonsura nascosta dal cappuccio.

I grandi studiosi del Medio Evo, Cardini e Barbero, raccontano di un ragazzo che non era nobile, ma intratteneva piacevolmente i signorotti di Assisi, che a 14 anni aveva già incominciato a lavorare con il padre, ricco mercante. Il suo nome di battesimo era Giovanni, ma fu cambiato quando il padre tornò, dopo la sua nascita, dalla Francia.

Sapeva ballare, cantare in francese, gesticolava e accompagnava ogni suo discorso con il corpo, aveva un grande carisma. Difficile capire una personalità così particolare inserita in un periodo storico, dove sicuramente la sua regola, rispose ai fermenti mistico-religiosi del periodo, ma che fu anche vista con sospetto e preoccupazione da parte di una Chiesa che deteneva potere temporale e spirituale e si vestiva tanto di sacralità quanto di ricchezza: la povertà assoluta e una vita modellata dalle parole del Vangelo, rappresentarono un autentico problema.
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Il Santo decise, quindi, di trovare un accordo con il Papa, raggiungendo Roma a piedi accompagnato da alcuni fratelli. Quell’incontro, fu un accordo politico, che pose sotto il controllo della Chiesa di Roma il Movimento. I Minori assicurarono obbedienza e fedeltà, ricevendo in cambio riconoscimento e protezione.

Sappiamo che alla morte del Santo Assisano vi erano in Sicilia una decina di conventi, che la tradizione vuole fondati da S. Antonio da Padova che naufragato sull’isola nel 1221, era poi tornato qualche anno dopo. Intorno alla metà del XIII secolo i conventi erano già 23.

I Francescani che ebbero un grosso seguito in Sicilia, misurandosi con la competizione degli altri ordini a iniziare dai Domenicani che faticosamente avevano trovato, sull’Isola, un difficile equilibrio tra popolo e potenti. Oltre a questi problemi, i Minori si trovarono a fronteggiare un personaggio potente e nemico del Papa: Federico II di Svevia. Il Vicario di Cristo, forte dell’obbedienza dei francescani, cercò di utilizzare il consenso che avevano in Sicilia per creare un fronte avverso all’Imperatore.

A loro consegnò la bolla della scomunica papale, da recapitare all’Imperatore, che chiaramente non gradì missiva e latori. Così come s’infuriò quando il Papa fece precedere il suo esercito da un gruppo di Minori, che prontamente furono arrestati. Il Papa cercò di utilizzare i Francescani che forti della scomunica papale, si dedicarono in prediche e sermoni contro chi all’epoca era considerato "l’Anticristo".

Non è un caso che uno dei più aspri cronisti dello Stupor Mundi, fu proprio un francescano, Salimbene de Adam che non risparmiò all'Imperatore, critiche illazioni e maldicenze.

In questo clima avverso, Federico II, incominciò a temere i Francescani; preoccupato per il crescente consenso nel suo regno ed in particolar modo in Sicilia, e temendo un indebolimento del suo potere, inflisse ai Minori arresti, torture e flagellazioni.

Si racconta che li fece trascinare per la strada esponendoli al pubblico ludibrio, non esitando a mandarne alcuni al rogo e ad esiliarne altri. Stabilì la chiusura di alcuni conventi e ordinò di distruggere quello di Palermo. Le persecuzioni non cessarono dopo la morte di Federico.

Manfredi ereditò da suo padre lo stesso odio e continuò la politica avversa. Ma Federico non fu l’unico problema dei I frati, già subito dopo la morte del Santo si trovarono a fronteggiare una diaspora interna rappresentata da due "partiti": da una parte i Conventuali, che dopo raffinate dispute teologiche guidate dal Papa accettarono di rivedere il discorso sulla povertà, consentendo il possesso di beni condivisi.

Dall’altra parte gli Spirituali che invece conservarono una posizione radicale sulla povertà. In questa disputa finirono per parteggiare anche nobili e regnanti che secondo la posizione politica assunta, sostenevano gli uni o gli altri.

Situazione che vide coinvolto Federico III che ospitò in Sicilia degli Spirituali scappati dalla Toscana, rifugiati presso la sua corte. Questa notizia storica ci dice come fosse mutata la posizione dei Sovrani Angioini-Aragonesi in Sicilia. La stessa Regina Eleonora è ricordata come la "Regina Francescana".

Rimasta vedova, dopo la morte di Federico III, rinunciò ad ogni forma di lusso e ricchezza, scegliendo la condizione di “Clarissa”. I Francescani in Sicilia assunsero nel tempo ruoli importanti, furono consiglieri ambasciatori, confessori, si schierarono nelle controversie politiche, come Fra Roberto che a Palermo fu arrestato nel 1327 dall’Arcivescovo con l’accusa di eresia, per aver predicato contro le disposizioni Papali rispetto la povertà.

L’ampio consenso che il frate aveva in città, porterà l’Arcivescovo, a rivedere le sue posizioni. In un Convegno di qualche anno fa su “Francescani e politica”, si ha modo di leggere, quanto in Sicilia la loro missione fu importante, specie riguardo al problema con gli "infedeli".

A questo proposito, Arnaldo de Villanova, in Sicilia, scriverà regole moralizzatrici contro abitudini che provenivano dal mondo mussulmano, come giocare a dadi, praticare la divinazione, o possedere degli schiavi.

Forti di 8 secoli di storia, i francescani conserveranno un ruolo forte e di prestigio in Sicilia, riuscendo a superare persino le leggi sulla soppressione degli ordini religiosi con la confisca dei beni nel 1800.

Nella storia siciliana ebbero un ruolo importante, furono quei personaggi ritenuti a pieno titolo "protagonisti della lunga durata”, un dato che ci piace ricordare oggi che festeggiamo il loro fondatore “Patrono d’Italia”.
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